Come ogni anno, nei mesi in cui milioni di italiani compilano la propria dichiarazione dei redditi, si ripropone il tema, annoso, dell’otto per mille. E con lui, i tanti, martellanti spot promozionali della Cei. Si tratta di un ricchissimo salvadanaio che nel 2014 è stato di un miliardo e duecento milioni di euro. Di questi, oltre un miliardo e 50 milioni sono finiti alla chiesa cattolica. Allo Stato e agli altri culti sono rimaste le briciole. E sono stati resi noti dal cardinale Bagnasco, poche settimane fa, i dati relativi al 2015, da cui si evince un leggero aumento dei fondi (16 milioni in più, per un totale di oltre 1 miliardo) e delle firme. Il 39% del contributo andrebbe, secondo quanto affermato al cardinale, ad esigenze di pastorale, 270 milioni a interventi caritativi, 350 al sostentamento del clero.
Ma come funziona davvero? Lo abbiamo analizzato in 5 punti.

1. 8 PER MILLE: LA DISTRIBUZIONE DEL DENARO
Ecco chi sono stati i beneficiari e quanto hanno percepito, in euro, nell’anno 2014 (e 2013).

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2. LE SCELTE ESPRESSE E QUELLE NON DICHIARATE
In sede di dichiarazione dei redditi ogni contribuente può decidere come e a chi devolvere l’8 per mille. Un’imposta obbligatoria che si paga anche se non si dichiara il destinatario.

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3. DIFFERENZA TRA SCELTE E DISTRIBUZIONE DEL DENARO
Come si può notare dai dati presenti nei due paragrafi precedenti le firme espresse (meno della metà del totale) decidono il destino dell’intero fondo. Le scelte non espresse – che rappresentano il 53,9 % del totale – vanno a confluire così nel fondo, poi ripartito sulla base delle percentuali ottenute da ogni culto.
In questo modo, con il solo 37% di contribuenti che hanno optato per la Chiesa Cattolica, questa ottiene l’82% dei fondi. (dati Corte dei Conti 2014).

La Corte dei Conti ha richiamato, invano, lo Stato a rivedere il sistema, adottando ad esempio il “modello spagnolo”. Questo, come succede per il 5 per mille italiano, prevede che allo Stato rimanga la quota di 8 per mille su cui non si è espresso il contribuente. Le casse statali risparmierebbero così oltre 600 milioni di euro l’anno.
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4. LO STATO RINUNCIA ALLA PUBBLICITA’
La denuncia è della Corte dei Conti: “Lo stato mostra disinteresse per la quota di propria competenza, cosa che ha determinato, nel corso del tempo, la drastica riduzione dei contribuenti a suo favore, dando I’impressione che I’istituto sia finalizzato – più che a perseguire lo scopo dichiarato – a fare da apparente contrappeso al sistema di finanziamento diretto delle confessioni”.
Non è un caso, dunque, che tra lo Stato e la chiesa cattolica, solo quest’ultima – e in misura molto minore gli altri culti – pubblicizzi le sue campagne per l’8 per mille, attraverso spot televisivi, radiofonici e cartelloni stradali.
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5. COME VIENE SPESO L’8 PER MILLE
Le cifre e la gestione dei fondi differiscono molto da culto a culto.

La Chiesa Cattolica spende un terzo dei fondi nello stipendio del clero, meno della metà in “culto e pastorale” (costruzione di nuove chiese e ristrutturazione di quelle esistenti, finanziamenti alle diocesi e tutela dei beni ecclesiastici). Solo meno di un quarto dei fondi vanno in opere di carità e non vi è alcun rendiconto circa la spesa pubblicitaria.

Una scelta opposta è stata attuata dai Valdesi che destinano l’80% a interventi caritativi e il 18% a progetti culturali. E nulla, dall’8 per mille, per il mantenimento del clero. E’ da segnalare la crescita, negli ultimi anni, di questo culto, forse dovuta anche alle importanti aperture dei valdesi sui temi etici. La chiesa valdese è l’unico culto, ad esempio, che riconosce e celebra i matrimoni tra le persone dello stesso sesso. Questo ha portato negli ultimi anni non pochi laici, non credenti o cattolici liberali a devolvere il proprio 8 per mille ai Valdesi, indipendentemente dal proprio credo.
Analoga scelta, circa le spese, è stata attuta dagli Avventisi.
Più uniforme è la distribuzione delle voci di spese per Luterani.
Le comunità ebraiche invece spendono il 30% in interventi caritativi, il 60% in progetti culturali, il 7% in pubblicità, solo l’1,47 % in gestione e nulla per il mantenimento del clero.

Quanto allo Stato la legge 222/1985 prevede che i fondi siano destinati a «interventi straordinari per fame nel mondo, calamità naturali, assistenza ai rifugiati, conservazione di beni culturali». Con la legge 147/2013 è stata aggiunta la seguente destinazione: «ristrutturazione, miglioramento, messa in sicurezza, adeguamento antisismico ed efficientamento energetico degli immobili di proprietà pubblica adibiti all’istruzione scolastica».
Il Governo dedica alla gestione dei fondi di pertinenza statale una sezione del suo sito internet che però non è aggiornato.

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LE ALTRE “ENTRATE” PER LA CHIESA
L’8 per mille non è l’unica entrata per le casse della chiesa cattolica, dalle tasche dei contibuenti italiani.
E non possiamo non considerare che nulla vieta allo stato di usare una parte dei suoi introiti derivanti dall’8 per mille, per il restauro di beni immobili di proprietà della Cei, come è già più volte successo in passato.
A queste voci si aggiungono le entrate indirette, attraverso il 5 per mille alle Onlus cattoliche, e soprattutto l’enorme risparmio sull’Imu e le imposte sui beni immobili. Ad oggi, infatti, sono immuni da qualunque tassazione tutti i beni di proprietà della chiesa, anche quelli non dedicati alle attività di culto, ma commerciali. Come ristoranti e alberghi. Solo per questi, per lo Stato si stima una perdita di oltre 600 milioni di euro.
Che ovviamente sono spalmati sui contribuenti.

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L’APPELLO DELL’UAAR E LE PROPOSTE DI LEGGE DI MODIFICA DELL’8 PER MILLE
Anche quest’anno l’UAAR aiuta i contribuenti a effettuare una scelta informata e consapevole per la destinazione dell’8 per mille. È questo lo scopo della campagna Occhiopermille lanciata in questi giorni attraverso tutti canali di comunicazione dell’associazione e in particolare sui social network.  www.occhiopermille.it
“L’Uaar è da anni impegnata per l’abolizione dell’8 per mille o per il passaggio a una tassa che gravi solo sul contribuente che vuole espressamente finanziare la propria religione”, spiega Stefano Incani, neosegretario dell’Uaar.

Alla Camera due proposte di legge propongono di modificare il meccanismo che oggi porta alla Chiesa più del doppio dei soldi che gli italiani gli lasciano in dichiarazione dei redditi. Le proposte sono dei deputati Gianni Melilla, di Sinistra Italiana, e Giuseppe Civati, ex Pd, ora del gruppo Possibile. E il Movimento 5 Stelle più volte ha indicato nei fondi dell’8 per mille, il bacino da cui prendere i fondi per l’edilizia scolastica. Le proposte di legge non sono però mai state calendarizzate e il percorso però resta in salita.

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