Scampia, teatro di soprusi e illegalità. Una delle più grandi piazze di spaccio, con le sue celebri Vele, simbolo di camorra. Ma non solo. Il quartiere, uno dei più difficili di Napoli, oggi è anche altro. In un ex istituto scolastico per anni usato come deposito di armi nelle mani dei camorristi, è nata la prima biblioteca popolare. La cultura come antidoto alla violenza, un bene confiscato che diviene strumento di riscatto in nome della lotta alle mafie. La biblioteca dell’Officina delle Culture è un progetto promosso da Ciro Corona, presidente di (R)esistenze Anticamorra e ideata da Linda Brunetta, presidente di Anart. Intitolata a Gelsomina Verde, una giovane vittima innocente, torturata e seviziata dal clan Di Lauro, la biblioteca è finanziata dalla Siae e vive grazie al lavoro di 2.500 volontari di Libera. Uno spazio per mamme e bambini, dove operano in sinergia 13 associazioni.

In foto: Ciro Corona, il giornalista Sandro Ruotolo e altri volontari dell’Officina delle Culture di Scampia.
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La cultura porta anche lavoro: qui, infatti, sono impiegati dieci detenuti del carcere di Napoli che, con l’ausilio di artigiani e costruttori, hanno creato le scaffalature dell’edificio. Con l’Officina delle Culture e la neonata biblioteca, Scampia ha finalmente una alternativa concreta al degrado e all’illegalità. “Ci scrivono dal carcere per dirci di tenere i figli con noi. In questo quartiere c’è una piccola rivoluzione culturale in atto, peccato che non se ne parli”, racconta Ciro Corona. 

In foto: la biblioteca dell’Officina delle Culture.
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