20E’ in arrivo finalmente in Senato la proposta di legge sul Biotestamento approvata dalla Camera, 7 mesi fa. Il voto finale in aula è stato fissato per giovedì 14 dicembre. Sono 3005 gli emendamenti presentati. 1527 sono di Alleanza Popolare, il partito di maggioranza guidato da Angelino Alfano, che ha riproposto tutti quelli che aveva depositato in Commissione. La Lega ne ha ripresentatiti 1203, mentre Forza Italia 147. La commissione Bilancio avrebbe già esaminato un primo blocco di emendamenti. Su un centinaio si sarebbe pronunciata con parere contrario perché si tratta di proposte che prevedono oneri non coperti. La stessa Commissione si riconvocherà martedì prossimo alle 10 per proseguirne l’esame e consentire ai parlamentari di occuparsi esclusivamente dei lavori dell’Aula. E giovedì 14, salvo imprevisti o ulteriori rinvii, il voto finale.

Alla legge sul fine vita voteranno a favore il Pd, M5S e le formazioni di sinistra (Mdp, Sinistra Italiana e Possibile che compongono il neonato gruppo di Liberi e Uguali).


Cosa prevede la proposta di legge sul Biotestamento

Il testo introduce le Disposizioni anticipate di trattamento: per depositarle ci si dovrà rivolgere a un notaio o pubblico ufficiale, ma sarà possibile farlo anche davanti a un medico del Servizio sanitario nazionale. Le volontà sono sempre revocabili. Ogni paziente potrà disporre il rifiuto dei trattamenti sanitari. La legge dispone che “nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata”. Il testo garantisce un’appropriata terapia del dolore e l’erogazione delle cure palliative e vieta l’accanimento terapeutico: “il medico deve astenersi da ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure e dal ricorso a trattamenti inutili e sproporzionati”. Inoltre, “il medico non ha obblighi professionali” e quindi può rifiutarsi di staccare la spina. Si tratta in sostanza di una sorta di obiezione di coscienza. Questo è il nodo più discusso del testo, frutto dell’accordo Pd-Ap e sostenuto anche da Udc, Des-Cd, Lega e Forza Italia (con alcuni distinguo). La norma è tuttavia controbilanciata dal comma 9 dell’articolo 1 che recita: “Ogni struttura sanitaria pubblica o privata garantisce con proprie modalità organizzative la piena e corretta attuazione dei princìpi di cui alla presente legge”.  La legge deve essere applicata anche nelle strutture sanitarie private convenzionate, cattoliche e laiche.
La proposta del Movimento 5 Stelle (votata anche dalle formazioni di sinistra) di legalizzare l’eutanasia è stata bocciata da tutti gli altri partiti.

L’appello dei senatori a vita: “Parlamento approvi la legge sul fine vita”

“Mentre il resto del mondo sviluppato dibatte di ulteriori forme di disciplina della materia, il nostro Paese resta orfano di quella che è ormai una soglia minima di regolamentazione sul diritto alle disposizioni anticipate di trattamento“. È l’appello firmato un mese fa dai quattro senatori a vita di nomina Elena Cattaneo, Mario Monti, Renzo Piano e Carlo Rubbia e pubblicato su Repubblica. “Nonostante tutti i sondaggi fatti sul tema dimostrino, da almeno un decennio, il consenso di un’amplissima maggioranza di italiani, 3mila emendamenti e discussioni infinite ostacolano la definitiva approvazione di una legge che non è di destra, di centro o di sinistra”, si legge nella lettera inviata ai colleghi di Palazzo Madama. Secondo Cattaneo, Monti, Piano e Rubbia, la mancanza di una legislazione sul fine vita allontana l’Italia dagli altri Paesi, come testimoniano le leggi in vigore negli Usa e nella maggior parte dei Paesi Ue. “Quella del fine vita è una questione di libertà, di rispetto della volontà, di dignità del vivere e del morire che dev’essere lasciata quanto più possibile alla scelta di ciascuno – continua l’appello – È una legge che, senza distinguo, dà valore alla volontà di ciascuno”.