Dopo il bonus di 600 euro elargito (con grandi ritardi e non ancora a tutti) per i mesi di marzo e aprile, è on line da venerdì 19 giugno la procedura per richiedere quello riferito al mese di maggio. Il nuovo bonus prevede però differenze sostanziali e, per tanti lavoratori autonomi colpiti duramente dalle misure anti Covid, rappresenta purtroppo una vera e propria beffa. Parliamo di quasi 5 milioni di partite Iva e liberi professionisti, molti dei quali senza introiti dallo scorso febbraio. E in tanti continueranno a non incassare per altri mesi, soprattutto chi lavora nei settori più colpiti come la musica, il turismo, l’organizzazione degli eventi e dei congressi.

La norma contestata da associazioni e lavoratori è quella legata al “calo del fatturato”: si potranno avere i 1.000 euro solo in caso di comprovata riduzione di almeno il 33% del reddito relativo al secondo bimestre 2020, rispetto a quello dello stesso periodo dello scorso anno.

Il paradosso che questa norma implica tuttavia è doppio.

Innanzitutto va considerato che un lavoratore autonomo “incassa” il pagamento di un lavoro, spesso diversi mesi dopo averlo effettuato. Pertanto, una partita Iva che ha ricevuto a marzo il pagamento di una fattura relativa ad una prestazione svolta nei mesi precedenti si troverà con un fatturato che non rispecchia la perdita reale dei mesi di marzo e aprile.

E c’è di peggio: i titolari di partiva Iva e gli autonomi che hanno fatturato poco o nulla a marzo e aprile dello scorso anno, non potranno dimostrare di aver subito un calo nello stesso bimestre quest’anno, anche nel caso in cui abbiano registrato ricavi molto bassi o addirittura nulli. E qui sorge il paradosso: riceveranno il bonus i più ricchi, mentre resteranno fuori tutti coloro i quali erano vittime della crisi, già da prima dell’emergenza Covid.

Per rendere più chiaro il paradosso, ecco due esempi concreti:

• Il lavoratore autonomo A che nel bimestre marzo – aprile 2019 ha fatturato solo 100 euro e che nello stesso bimestre 2020 ha fatturato 150 euro (per un lavoro svolto a gennaio ma pagato a marzo) non riceverà il bonus maggio da 1.000 euro (poiché risulta che quest’anno ha incassato di più, pur trattandosi di un guadagno minimo e riferito a un “vecchio” lavoro).

• Il lavoratore autonomo B che nel bimestre marzo – aprile 2019 ha fatturato 15mila euro e che nello stesso bimestre 2020 ha fatturato 9mila euro, invece riceverà il bonus maggio da 1.000 euro, poiché il calo è superiore al 33% (pur trattandosi di un reddito alto, ma comunque inferiore al limite massimo previsto per beneficiare del bonus).

Dopo le proteste delle associazioni dei lavoratori autonomi, la sottosegretaria al lavoro Francesca Puglisi aveva annunciato una correzione della norma, ma così purtroppo non è stato e il governo ha confermato i parametri richiesti. Un’altra doccia fredda per migliaia di lavoratori, l’ennesima in questo disastro post Covid.