Le piogge intense che stanno colpendo in questi giorni l’Italia e che hanno devastato Livorno hanno ben poco a che fare con il Global Change. Le ondate di caldo e freddo rientrano nel naturale susseguirsi delle stagioni. Ma l’aumento delle temperature dovuto all’effetto serra è in grado di causare terremoti, eruzioni vulcaniche e tsunami? La risposta di studiosi ed esperti è affermativa e preoccupa sempre più. Mentre l’Uragano Irma devasta parte della Florida e lascia al buio l’intera Cuba, ci si interroga su quanto la mano dell’uomo influisca su ciò che accade in natura. Il riscaldamento globale provoca lo spostamento di grandi masse di ghiaccio che trasformate in acqua hanno un impatto potenzialmente devastante sulla crosta terrestre. Il legame con gli eventi geologici non è un evento così inverosimile per molti scienziati.

Il vulcanologo inglese Bill McGuire, docente di geofisica presso l’University College di Londra, spiega chiaramente come il cambiamento climatico possa scatenare gli eventi catastrofici. Nel suo più recente lavoro, “Waking The Giant: How A Changing Climate Triggers Earthquakes, Tsunamis And Volcanoes”, ci riporta alla fine dell’ultima era glaciale, tra 20.000 e 5.000 anni fa, quando la terra subì una profonda trasformazione climatica, con la scomparsa di grandi ghiacciai e l’avvento del clima temperato. La scomparsa di strati di ghiaccio che McGuire descrive come 20 volte più alti della ruota panoramica London Eye, fece sì che la crosta terrestre subisse un contraccolpo. Le prove geologiche testimoniano che si abbatterono violenti tsunami sull’attuale area a nord del Regno Unito. Così, le recenti eruzioni del vulcano Eyjafjallajokull hanno a che fare con il mutato equilibrio dei ghiacci in Islanda. Allo stesso modo si sta assistendo a un aumento significativo di frane nelle aree più montuose come le Alpi, le Montagne Rocciose, il Caucaso, conseguenza delle più intense ondate di calore e della crescente intensità delle piogge.

In foto: l’Uragano Irma sta devastando in queste ore parte della Florida.

McGuire ha negato un nesso tra i cambiamenti climatici e i terremoti italiani degli ultimi anni. “Si tratta di un evento abbastanza normale per la regione”, ha affermato in una dichiarazione rilasciata a Insurance Journal. Ma per McGuire, la più grande minaccia potrebbe venire dalla Groenlandia. Qui “basterebbe un anno difficile, con temperature leggermente superiori alla media, per vedere lo strato di ghiaccio sciogliersi a un ritmo più veloce del solito e la crosta sottostante scivolare e sprigionare la tensione accumulata per centinaia di migliaia di anni, sotto forma di terremoti che, potenzialmente, potrebbero innescare frane sottomarine che potrebbero provocare tsunami in tutto il Nord Atlantico”.

Profughi ambientali. Il clima peggio di guerre e fame
Nel mondo si scappa più per il clima che per guerre e fame. Secondo il rapporto di Greenpeace Germania, ogni anno nel mondo 21,5 milioni di persone devono abbandonare il loro paese a causa di eventi naturali catastrofici o traumatici cambiamenti climatici quali tempeste, alluvioni, siccità. Un numero praticamente doppio rispetto a chi fugge da guerre o violenze. Ma si tratta di numeri che sfuggono alle analisi e alle cronache. Nel 1985 è stato coniato il termine di “rifugiato o profugo ambientale”, un problema rimosso nella coscienza occidentale, come denuncia Greenpeace.

Le posizioni dei vari Stati sul Clima
L’accordo di Parigi sul Clima è stato sottoscritto nel 2015 da 195 paesi. Oggi sono solo 3 gli stati che non ne fanno parte: Siria, Nicaragua e Stati Uniti. Donald Trump ha optato per la svolta americana uscendo dall’accordo tra le critiche di tutti i leader mondiali e i movimenti ambientalisti. L’accordo prevede di tagliare drasticamente il livello delle emissioni inquinanti. “Gli Stati Uniti cominceranno a negoziare un nuovo accordo sul clima” – ha detto Trump a giugno – “vogliamo un accordo che sia giusto. Se ci riusciremo benissimo, altrimenti pazienza”, ha aggiunto. Una posizione che rende in salita la strada sulla tutela dell’ambiente globale.