Un tentativo di rivolta militare, limitato alla sola città di Valencia in Venezuela, è stato stroncato sul nascere, ieri, dalle forze armate “bolivariane”. Il partito di governo prima ha definito il tentativo un “attacco terroristico”, poi una “situazione irregolare”. In serata è stato eliminato Ramon Rivas, dirigente del partito d’opposizione Avanzada Progresista (AP), ucciso da un colpo d’arma da fuoco sempre a Valencia, in una manifestazione a sostegno dei militari che ieri mattina si sono ribellati al governo. Un altro militare è stato ucciso durante la repressione. Il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro ha detto: “Una settimana fa abbiamo vinto con i voti, oggi è stato necessario vincere il terrorismo con le pallottole”.

La tensione resta intanto altissima a Caracas. La procuratrice generale venezuelana, Luisa Ortega Diaz, considerata una delle principali avversarie del presidente Maduro, ha denunciato venerdì su twitter che la sede della procura generale della capitale era “assediata dai militari”. La Diaz, sabato, è stata rimossa dal suo incarico ma ieri, in un breve intervento, ha confermato di non riconoscere il ‘licenziamento’ fatto dal governo. Il Venezuela, domenica 30 luglio, è stato chiamato al voto per scegliere l’Assemblea Costituente che dovrà riformare la Costituzione. Per il presidente del Consiglio nazionale elettorale (Cne), Tibisay Lucena, ha votato il 41,53% degli aventi diritto, dato smentito dalle opposizioni che parlano di cifre inferiori al 20%. Le elezioni volute dal presidente Maduro si sono chiuse con un bilancio drammatico, tra scontri, arresti e proteste in tutto il paese. Per il leader dell’opposizione Henrique Capriles sono state almeno 15 le vittime delle violenze esplose mentre il procuratore di Stato ha parlato di otto morti confermati. Ma è molto più alto il numero totale: sono 120 le persone uccise nelle proteste contro il governo. Dopo il referendum Maduro ha annunciato nuove misure contro il Parlamento, la Procura, i leader dell’opposizione e i media privati. 

Il Venezuela verso l’isolamento mondiale?
Anche papa Francesco ha condannato il voto, chiedendo lo scioglimento dell’Assemblea Costituente che dovrà riscrivere la Costituzione. Sul piano internazionale la condanna nei confronti di Maduro e delle sue politiche è quasi totale. Gli Stati Uniti hanno promesso “forti e veloci azioni” contro il governo. “Le fasulle elezioni di Maduro sono un altro passo verso la dittatura – ha detto l’ambasciatore americano all’Onu, Nikki Haley – non accetteremo un governo illegale. Il popolo venezuelano e la democrazia prevarranno”. Non riconosceranno i risultati delle elezioni Stati Uniti, Colombia, Panama, Perù, Argentina, Cile, Spagna, Costa Rica, Messico, Unione Europea. La condanna è arrivata anche dall’Alto Rappresentante dell’Unione Europea Federica Mogherini. Tra le nuove sanzioni promesse dagli Usa e l’isolamento mondiale, il Venezuela rischia di diventare una nuova Cuba.

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Gli unici possibili alleati restano Russia e Cina. Putin ha chiesto alla comunità internazionale di comportarsi in modo moderato, condannando le “interferenze esterne”. Caracas potrebbe sperare in un limitato appoggio materiale, forse in una ristrutturazione del suo debito (che ammonta a poco più di mille milioni di dollari). In cambio la Russa potrebbe ottenere un maggiore accesso delle sue imprese nel paese, anche alla luce del negoziato siglato recentemente che prevede un’importante partecipazione russa all’interno della Citgo, la sesta raffineria Usa, filiale della Pdvsa (la compagnia petrolifera statale del Venezuela). La Cina finora non si è espressa, ma le esportazioni di greggio venezuelano sono necessarie perché destinate al pagamento dell’enorme debito che ammonta a 65.000 milioni di dollari. Infine c’è l‘India, dove il Venezuela esporta petrolio, fondamentale per la sua liquidità. Il paese di Maduro è anche diventato un mercato molto importante per le sue aziende farmaceutiche. Finora dal governo indiano non sono arrivate prese di posizione esplicite, una speranza non da poco per il Venezuela di Maduro.