Chefchaouen è una sorta di isola nel deserto del Marocco, un universo a sé. Fiabesco, azzurrissimo, unico al mondo. Siamo nell’estremo nord del Paese africano, in quel lembo di terra appena 100 km a sud di quelle che gli antichi chiamavano “Colonne d’Ercole“, poste idealmente una sulla Rocca di Gibilterra e l’altro nell’attuale Ceuta. Il viaggio a Chefchaouen è una immersione tra vicoli e viuzze in un’atmosfera che è un mix particolarissimo di arabo, berbero e andaluso.

Circondata dai monti del Rif, la cittadina venne fondata nel 1471 da un discendente del profeta Maometto, sostanzialmente per resistere all’invasione portoghese, affiancato da tribù locali e da esuli andalusi sia musulmani che ebrei. Gli spagnoli occuparono Chefchaouen nel 1920 facendola diventare parte del ‘Marocco spagnolo‘. E la restituirono al Marocco indipendente nel 1956.

Perché è blu? Ci sono almeno un paio di ipotesi legate al colore di Chefchaouen. Il blu è il colore tradizionale degli esuli andalusi che la fondarono a fine del ‘400. Ma il blu è anche il colore del Paradiso e del cielo nella tradizione ebraica: negli anni ’30 infatti si rifugiarono qui gli ebrei in fuga da Hitler. Gli abitanti locali però, a proposito del blu, hanno una teoria differente da quella più comunemente diffusa: certo, il blu è la tinta del Paradiso, ma è anche un ottimo repellente per zanzare e moscerini. La teoria locale però non toglie a Chefchaouen la sua capacità di sedurre ogni visitatore.

Chefchaouen

Chefchaouen rimase sconosciuta e inaccessibile agli stranieri per tantissimo tempo, fino almeno agli anni ’50. Solo recentemente è divenuta una meta turistica di grande popolarità, grazie alle sfumature intense dell’azzurro che colorano ogni cosa, ma anche allo scorrere lento della vita.

Il fascino è innegabile, l’estetica è unica. Come quello della sua medina, la parte vecchia della città, che a Chefchaouen si trova nella zona orientale, quella che si arrampica sul monte. Certamente è molto più piccola della caotica Fez, ma anche questa è un labirinto di viette e viuzze, tutte azzurrissime, con il souq (mercato) e i suoi negozi traboccanti di carabattole, saponi, spezie e colori, ceramiche, artigianato.

(Foto: Unsplash)

Chefchaouen ha varie piazze, ma una in particolare è vivacissima, il cuore della vita sociale. Uta El-Hammam, si chiama così, è dominata dalla Grande Moschea col suo minareto ottagonale e dalla qasba (la fortificazione araba). Uta El-Hammam è gremita di locali e localetti, dove poter fumare il kif, la droga a base di cannabis che qui è tollerata e molto diffusa. In zona ci sono delle vere piantagioni, nonostante sia vietata dalle norme nazionali.

Chefchaouen vive sospesa nel suo blu come un dipinto vivente, tra antico e moderno, tra il mare e il cielo.