Si moltiplicano i flash mob di piazza delle «sardine» per contrastare l’avanzata della Lega. Dopo il boom a Bologna e Modena, con oltre 20 mila partecipanti, il movimento spontaneo ideato dai quattro giovani promotori di piazza Maggiore si allarga e “contagia” molte altre città.

La sfida alla Lega e ai sovranisti è stata lanciata da quattro amici ed ex coinquilini. Sono Andrea Garreffa, laureato in Scienze della comunicazione, guida turistica; Mattia Santori, laureato in Economia e Diritto, istruttore di atletica; Roberto Morotti, ingegnere; Giulia Trappoloni, fisioterapista. I giornali e i social network hanno presto iniziato a chiamare i manifestanti col nome che loro stessi si sono scelti, sardine. E’ una protesta pacifica e il nome vuole indicare appunto lo stare stretti come sardine in una scatola. Il simbolo è quello di un pesce silenzioso – brandito ed esposto da molti dei manifestanti – che vuole contrapporsi anche ai toni più accesi e violenti della retorica populista.

Il movimento delle “sardine” a Bologna

In queste ore, il movimento sta “contagiando” molte altre città, anche fuori dai confini emiliani e romagnoli. Questi i prossimi appuntamenti in piazza: giovedì a Sorrento, venerdì a Palermo in piazza Verdi alle 18.30, a Reggio Emilia sabato 23 in piazza Prampolini alle 18.30, a Perugia sabato 23 in piazza della Repubblica alle ore 17.30, a Rimini domenica 24 in Vecchia Pesceria alle 17, a Parma lunedì 25 in piazza Duomo alle 19, a Firenze sabato 30, a Napoli sabato 30 in piazza del Gesù alle 19, a Ferrara sabato 30 novembre in piazza Castello alle 20, a Milano domenica 1 dicembre in piazza Mercanti alle 17, ad Avellino domenica 1 dicembre in piazza Garibaldi alle 18 e Torino in via di definizione.

In rete, il gruppo facebook “Torino si slega” ha superato le 52mila adesioni online e il gruppo Sardine di Roma in poche ore ha raccolto già 92.000 iscritti.

La tensione in casa leghista intanto sale. I sondaggi sono in picchiata e danno in vantaggio il democratico Bonaccini di dieci punti sull’avversaria leghista Lucia Borgonzoni. Matteo Salvini non nasconde il nervosismo e butta nella gogna mediatica l’assessora di Pianoro (Bologna) Silvia Benaglia, “colpevole” di aver partecipato al sit in bolognese. Il leader leghista ha pubblicato un post con il suo volto accanto a una frase decontestualizzata.

Gli haters, come da copione, si sono scatenati: su facebook, le hanno dato della “cozza” e della “puttana” e l’hanno anche minacciata di morte. L’assessora ha deciso di citare in giudizio Matteo Salvini e Lucia Borgonzoni. Sarà seguita dall’avvocata Cathy La Torre di #OdiareTiCosta che ha detto: “Ora basta, si esprimerà un giudice su quei post”. Sarà un ricorso di urgenza ai sensi dell’articolo 700 del codice di procedura civile. In pratica si chiede a un giudice del tribunale di Bologna di pronunciarsi su una particolare tecnica di comunicazione elettorale.

La campagna elettorale permanente di Matteo Salvini pare essere sempre più in salita.

Il manifesto delle sardine:
“Benvenuti in mare aperto”

“Cari populisti, lo avete capito. La festa è finita.
Per troppo tempo avete tirato la corda dei nostri sentimenti. L’avete tesa troppo, e si è spezzata. Per anni avete rovesciato bugie e odio su noi e i nostri concittadini: avete unito verità e menzogne, rappresentando il loro mondo nel modo che più vi faceva comodo. Avete approfittato della nostra buona fede, delle nostre paure e difficoltà per rapire la nostra attenzione. Avete scelto di affogare i vostri contenuti politici sotto un oceano di comunicazione vuota. Di quei contenuti non è rimasto più nulla.

Per troppo tempo vi abbiamo lasciato fare.
Per troppo tempo avete ridicolizzato argomenti serissimi per proteggervi buttando tutto in caciara.
Per troppo tempo avete spinto i vostri più fedeli seguaci a insultare e distruggere la vita delle persone sulla rete.
Per troppo tempo vi abbiamo lasciato campo libero, perché eravamo stupiti, storditi, inorriditi da quanto in basso poteste arrivare.

Adesso ci avete risvegliato. E siete gli unici a dover avere paura. Siamo scesi in una piazza, ci siamo guardati negli occhi, ci siamo contati. E’ stata energia pura. Lo sapete cosa abbiamo capito? Che basta guardarsi attorno per scoprire che siamo tanti, e molto più forti di voi.

Siamo un popolo di persone normali, di tutte le età: amiamo le nostre case e le nostre famiglie, cerchiamo di impegnarci nel nostro lavoro, nel volontariato, nello sport, nel tempo libero. Mettiamo passione nell’aiutare gli altri, quando e come possiamo. Amiamo le cose divertenti, la bellezza, la non violenza (verbale e fisica), la creatività, l’ascolto.

Crediamo ancora nella politica e nei politici con la P maiuscola. In quelli che pur sbagliando ci provano, che pensano al proprio interesse personale solo dopo aver pensato a quello di tutti gli altri. Sono rimasti in pochi, ma ci sono. E torneremo a dargli coraggio, dicendogli grazie.

Non c’è niente da cui ci dovete liberare, siamo noi che dobbiamo liberarci della vostra onnipresenza opprimente, a partire dalla rete. E lo stiamo già facendo. Perché grazie ai nostri padri e nonni avete il diritto di parola, ma non avete il diritto di avere qualcuno che vi stia ad ascoltare.

Siamo già centinaia di migliaia, e siamo pronti a dirvi basta. Lo faremo nelle nostre case, nelle nostre piazze, e sui social network. Condivideremo questo messaggio fino a farvi venire il mal di mare. Perché siamo le persone che si sacrificheranno per convincere i nostri vicini, i parenti, gli amici, i conoscenti che per troppo tempo gli avete mentito. E state certi che li convinceremo.

Vi siete spinti troppo lontani dalle vostre acque torbide e dal vostro porto sicuro. Noi siamo sardine libere, e adesso ci troverete ovunque. Benvenuti in mare aperto.

“E’ chiaro che il pensiero dà fastidio, anche se chi pensa è muto come un pesce. Anzi, è un pesce. E come pesce è difficile da bloccare, perché lo protegge il mare. Com’è profondo il mare”.

Firmato “6000 sardine”