Nessun nuovo caso. Dopo 3 mesi di epidemia, morti e contagi, la Cina sembra aver superato l’emergenza. La provincia di Wuhan però è ancora in quarantena. La paura dei contagi di ritorno ha spinto il governo a confermare le misure di contenimento e a mantenere le frontiere chiuse soprattutto con i Paesi più colpiti come l’Iran. La Cina è stata la prima ad essere colpita e anche la prima a uscirne dopo tre mesi, adottando una strategia che è stata seguita in buona parte anche in Italia. Affermare che il virus in Cina sia stato totalmente debellato è ancora prematuro, ma la vita lentamente ricomincia a scorrere.

L’inizio dell’emergenza

Tutto inizia l’8 dicembre 2019, con la chiusura del mercato del pesce della città di Wuhan ritenuto il focolaio dell’epidemia. Il 23 gennaio l’area metropolitana e lo stato dell’Hubei vengono classificati come zona rossa, e tutta la regione composta da 50 milioni di persone viene isolata (come poi abbiamo fatto in Italia con l’area di Codogno).

Come è stata gestita la crisi

Dal 23 gennaio la Cina ha montato un esperimento di quarantena di proporzioni mai viste. Oltre all’adozione di misure rigidissime, sono stati allestiti 16 ospedali mobili per ospitare una parte dei malati.

La classificazione in gruppi
Malati, familiari e persone che hanno avuto contatti sono state divise in 4 gruppi. Il primo comprendeva soggetti positivi al test, collocati nei nuovi ospedali costruiti appositamente; i più gravi venivano poi trasferiti negli ospedali tradizionali. Nel secondo gruppo sono stati collocati i casi sospetti, con sintomatologia da coronavirus, posti in quarantena negli hotel o in altre strutture appositamente designate. Il terzo comprendeva soggetti con febbre, messi in quarantena negli hotel. Nel quarto gruppo c’erano le persone che hanno avuto contatti con soggetti del primo e del secondo gruppo, anche loro in quarantena in hotel, in studentati o altre strutture dedicate.

Tutti i pazienti risultati positivi al test sono stati trasferiti nei 16 ospedali mobili o in locali simili appositamente allestiti.

Le sale congressi e gli stadi (convertiti in ospedali provvisori) e l’ospedale Wuchang Fangchang, insieme, hanno garantito 20mila posti letto, per ridurre il carico delle terapie intensive dei veri ospedali.

Altri provvedimenti
Misure di contenimento sono state il divieto di circolazione, la distanza sociale e la quarantena domestica. L’arresto del virus è stato reso possibile grazie a norme rigidissime, anche attraverso un controllo delle frequenze di uscita delle persone per fare la spesa. Le autorità hanno organizzato anche la spesa a domicilio.

Gli ospedali sanitari
Tutte le strutture sono state dotate di tute protettive, occhiali medici, cappellini, maschere e due strati di guanti. Tutti i medici e gli infermieri hanno vissuto in hotel o in altre strutture designate per evitare il contagio dei familiari.

I test e le diagnosi
Il governo ha deciso di fare test a tutte le persone venute a contatto con i pazienti malati. La diagnosi precoce previene la progressione della malattia e riduce i casi gravi e il numero di morti.

La fine dell’epidemia?
Tutti i 16 ospedali Fangchang di Wuhan sono stati chiusi il 10 marzo. Nessuno dei 42.000 operatori sanitari esterni che sono andati a Wuhan è stato infettato, stando a quanto dichiarato da fonti governative ed oggi, per la prima volta, non risultano nuovi contagi da Covid19. Oggi la Cina ha molti meno posti letto occupati rispetto a qualche settimana fa e, parallelamente al calo di nuovi casi, sono state adottate nuove terapie antivirali – anche attraverso il plasma dei convalescenti – che ormai superano il numero di nuovi contagi. Per ottenere questo risultato la Cina ha dovuto impegnare risorse enormi e limitare pesantemente la libertà di movimento di milioni di persone. A ciò si aggiunge la censura delle opinioni, il controllo della popolazione e un sistema statale tutt’altro che trasparente. Il risultato ottenuto nel contenimento del coronavirus è però evidente e per questo l’esperienza di Wuhan, sebbene rigida e difficilmente applicabile nelle nostre democrazie, è un modello che viene osservato con attenzione in tutto il mondo, Italia in testa.