Il Decreto Sicurezza è legge. Passa la legge più salviniana grazie alla fiducia al governo con 336 sì e nessun dissidende. Il M5s vota in blocco, apparentemente senza malumori, ma le voci contrarie e i dubbi restano, fuori e dentro il governo. Hanno ascoltato ma senza parlare i 19 deputati della lettera al capogruppo 5S Francesco D’Uva contrari al provvedimento. Tutte le opposizioni parlano intanto di scambio: il decreto Sicurezza leghista in cambio del ddl Antisicurezza che però è ancora da correggere sui punti relativi al peculato che coinvolgono la Lega per lo scandalo dei 49 milioni di euro che deve restituire allo stato italiano.

Le novità contenute nel Decreto Sicurezza e Immigrazione del governo Conte segnano un cambio di passo sulle politiche migratorie. I punti salienti sono la stretta sulla concessione della protezione umanitaria; via la cittadinanza in caso di condanna per terrorismo internazionale; la sospensione della domanda di asilo in caso di pericolosità sociale e condanna in primo grado; la costruzione, il completamento e l’adeguamento di nuovi centri senza previa pubblicazione di un bando di gara.

LA MODIFICA DEL SISTEMA SPRAR

Il decreto modifica il Sistema Sprar, considerato da molti analisti un buon modello per l’integrazione, con punte di eccellenza, che coinvolge direttamente i Comuni. Il sistema Sprar aveva lo scopo di garantire una distribuzione omogenea dei richiedenti asilo sul territorio nazionale, evitando così i grandi centri sovraffollati: il patto fra ANCI e Viminale del 2017, ad esempio, prevedeva la distribuzione di 4 migranti ogni mille abitanti. Se fino a oggi è destinato anche all’accoglienza dei richiedenti asilo, in base alla nuova legge sarà limitato a chi ha già ricevuto la protezione internazionale e ai minori non accompagnati.

L’alternativa al programma Sprar, sono i CAS, le strutture individuate in via straordinaria dalle prefetture, che nella stragrande maggioranza dei casi sono gestite da privati, una scelta che va nella direzione opposta rispetto a quanto scritto nel contratto di Governo coi 5 Stelle, in cui si parla di “superare l’attuale sistema di affidamento a privati dei centri e puntare ad un maggiore coinvolgimento delle istituzioni pubbliche”.

I Centri per i rimpatri, addirittura assegnati con procedura diretta per i lavori di costruzione, rischiano di diventare così degli enormi ghetti, sempre più affollati e sempre più caotici. Si allunga, inoltre, la permanenza nei centri per i rimpatri, nei quali lo straniero candidato all’espulsione potrà essere trattenuto fino a 180 giorni. In mancanza di posto nei centri, è introdotta la possibilità trattenere i migranti in attesa di espulsione in altre strutture per la Pubblica sicurezza e negli hotspot.

IL FLOP DEI RIMPATRI

Il ministro Salvini promette più rimpatri, ma è su questo tema che si consuma il maggiore flop del governo: in questi 5 mesi  sono stati rimpatriati solo poche centinaia a fronte delle migliaia annunciati dal vicepremier. Tra i motivi c’è l’assenza di accordi con alcuni dei governi dei paesi africani, senza i quali non è possibile alcun rimpatrio.

Stando ai dati del Viminale, i migranti irregolari riportati nei paesi di origine nei mesi di giugno, luglio e agosto 2018 sono stati 1296, un numero in calo rispetto ai 1506 dello stesso periodo del 2017. L’ex ministro Minniti sarebbe stato quindi ben più “duro” di Matteo Salvini.
A settembre, ha fatto discutere il caso dell’aereo con 15 tunisini da rimpatriare. Dopo il guasto del velivolo, i migranti sono tornati liberi.

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LA PROTEZIONE UMANITARIA

Nella legge c’è il punto più contestato, quello della stretta sulla protezione internazionale, un diritto garantito dai trattati, che potrebbe subire anche rilievi di incostituzionalità, poiché la difesa dei diritti umani e delle libertà è garantita anche dalla nostra Costituzione. Negli ultimi cinque anni, la percentuale del riconoscimento dello status di rifugiato è stata del 7%, di protezione sussidiaria del 15%, di permessi per motivi umanitari del 25%, una percentuale considerata troppo alta dal ministro degli interni Matteo Salvini.

L’istituto della protezione per motivi umanitari sarà sostituito da sei specifiche fattispecie con cui si otterranno permessi speciali: gravi condizioni di salute, vittime di sfruttamento, di tratta o di violenza domestica, vittime di calamità naturali o “per atti di particolare valore civile”.

Resterebbero così fuori tutti gli altri ad iniziare – come rileva Medici senza Frontiere – da chi necessita di cure mediche in seguito a malattie, torture e violenze subite nei centri di accoglienza libica. Il numero di beneficiari potrebbe così crollare e il rischio è che aumenti notevolmente il numero dei migranti irregolari o clandestini che andranno non solo a pesare sul già debole sistema dei rimpatri, ma potrebbero dar vita a quella bomba sociale, tema tanto cavalcato dalla propaganda quotidiana del ministro Salvini.

Più irregolari significa maggiori aree di degrado nelle nostre città, persone in fuga da controlli e sempre più lontane dalla possibilità di integrarsi e trovare un lavoro (impossibile senza i documenti necessari). La coesione sociale è un elemento necessario per la sicurezza di tutti e il pericolo è che il decreto possa sortire l’effetto opposto rispetto alle finalità per le quali è stato emanato.

Poi ci sono i tagli dei costi destinati all’integrazione, dai cosiddetti 35 euro che Salvini non è riuscito a inserire in questo decreti, al taglio delle attività di integrazione.

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REVOCA DEL DIRITTO D’ASILO

Aumenta la lista dei reati per cui si revoca lo status di rifugiato. Si tratta dei reati di violenza sessuale, lesioni gravi, rapina, violenza a pubblico ufficiale, mutilazioni sessuali, furto aggravato e traffico di droga. Al Senato si era aggiunto il reato di furto in abitazione, anche non aggravato.

La domanda di protezione internazionale per i richiedenti che hanno in corso un procedimento penale per un reato sarà sottoposta ad un esame immediato e in caso di condanna definitiva la protezione sarà negata e il richiedente dovrà lasciare l’Italia.

LA CITTADINANZA ITALIANA

La cittadinanza italiana sarà revocata ai condannati per reati di terrorismo. Per la concessione l’attesa sale da 2 a 4 anni per matrimonio e residenza e verrà data solo se si conosce l’italiano.

GLI ALTRI PUNTI DEL DL

In via sperimentale la pistola a impulsi elettrici sarà data anche ai corpi di polizia municipale di tutti i capoluoghi di provincia.
Agli indiziati di terrorismo si estende il Daspo per le manifestazioni sportive.
Per chi promuove o organizza l’occupazione di immobili sono previste pene più severe, dai 2 ai 4 anni, e sarà esteso anche l’uso delle intercettazioni nelle indagini nei confronti degli occupanti. Saranno dunque introdotte strette sugli sgomberi.
Sono previste anche sanzioni più aspre per i parcheggiatori abusivi e in caso di utilizzo di minori o di recidiva scatta l’arresto e si rischia fino a un anno di carcere.
La legge introduce il reato di ‘esercizio molesto dell’accattonaggio‘ (punibile fino a 6 mesi aumentati a 3 anni nel caso si impieghino minori).
I sindaci potranno decidere sui ‘negozietti etnici’, una norma molto contestata poiché considera la provenienza dei gestori elemento discriminante in ambito commerciale.
Le società sportive dovranno versare più soldi per garantire la sicurezza negli stadi: passa dall’1-3% al 5-10% la percentuale della vendita dei biglietti che dovrà essere destinata a tale scopo.


Di Mauro Orrico
Salentino di origine, romano di adozione, è laureato in Scienze Politiche (La Sapienza) con Master in Tutela Internazionale dei Diritti Umani. Ha lavorato per Rai3 e La7d. Da 12 anni è anche organizzatore di eventi di musica elettronica e cultura indipendente. Nel 2014 ha fondato FACE Magazine.it di cui è direttore editoriale..
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