Il candidato vaccino anti-Covid sviluppato congiuntamente dalla Pfizer e BioNTech è risultato efficace nel prevenire il 90% delle infezioni durante la fase 3 della sperimentazione, che è ancora in corso. I primi risultati sono stati resi noti dopo l’approvazione da parte del Comitato indipendente che si è riunito ieri. Ora bisognerà attendere l’analisi dei dati sulla sicurezza e l’autorizzazione delle agenzie regolatorie. Il vaccino è frutto del matrimonio fra la Big Pharma americana Pfizer e la biotech tedesca BioNTech, fondata da una coppia di scienziati di origine turca. La previsione è che il via libera alla messa in commercio arrivi, almeno negli Stati Uniti, entro novembre. A stretto giro di posta dovrebbe essere la volta dell’Europa.

Quando sarà distribuito? È la domanda che in questo momento si pongono tutti. Le due società stanno lavorando per aumentare la produzione, con l’ambizioso obiettivo di avere 50 milioni di dosi, sufficienti per 25 milioni di persone entro la fine dell’anno (la somministrazione prevede 2 dosi). Entro la fine del 2021 invece si conta di produrre 1,3 miliardi di dosi.

Il patto con l’Italia. Il governo italiano ha firmato un accordo con i vertici della Pfizer per avviare la vaccinazione anti Covid di 1,7 milioni di italiani tra la seconda metà e la fine di gennaio 2021. Per primi, saranno vaccinati medici e infermieri.

© Pfizer

L’Unione Europea aveva già opzionato 200 milioni di dosi. La distribuzione dovrà avvenire a meno 80 gradi. Albert Bourla, il numero uno di Pfizer, ha dichiarato: “I risultati dimostrano che il nostro vaccino a base di mRna può aiutare a prevenire il Covid-19 nella maggior parte delle persone che lo ricevono. Ciò significa che potenzialmente siamo ad un passo dal fornire alle persone in tutto il mondo una svolta tanto necessaria per contribuire a porre fine a questa pandemia globale”. Sono “notizie incoraggianti” per il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus.

Come funziona BNT162. L’efficacia del vaccino Pfizer è “straordinaria” secondo l’immunologo americano Anthony Fauci. Il metodo usato per questo vaccino (e per quello di Moderna) è l’Rna messaggero. Un piccolo gene sintetico viene iniettato nell’organismo. Una volta penetrato nelle cellule, ordina loro di produrre una proteina della spike (la punta della corona) del coronavirus. La spike funge da antigene, stimola cioè la reazione del sistema immunitario. Vaccini simili sono in teoria semplici e rapidi da produrre, ma la tecnologia è del tutto nuova. Quello per il coronavirus sarebbe il primo vaccino al mondo prodotto in questo modo. I volontari testati sono stati 45mila. A metà è stato iniettato il vaccino, all’altra metà un placebo. Poi è stato calcolato quanti infetti si sono registrati in ciascun gruppo. In tutto, in entrambi i bracci della sperimentazione, i contagiati sono stati 94. Non è noto quanti in ciascun gruppo, ma il rapporto dovrebbe appunto essere di uno a nove. La Food and Drug Administration negli Usa e l’Organizzazione mondiale della sanità si erano dette disposte ad approvare solo vaccini efficaci al 50%.

Gli altri candidati vaccini. Entro il mese, o al massimo a dicembre, sono attesi anche i dati di altri due vaccini: l’AstraZeneca di Oxford – Pomezia e quello della biotech americana Moderna. A dicembre dovrebbe finire la sperimentazione anche Johnson&Johnson. Rispetto alla tabella di marcia, i dati arrivano un po’ in ritardo poiché il calo del coronavirus in estate ha rallentato le infezioni nei volontari.

Usa: Via libera d’urgenza alla cura con anticorpi
La Fda statunitense ha dato il via libera d’urgenza all’uso del trattamento anti-Covid a base di anticorpi della Eli Lilly, per curare infezioni di limitata entità in adulti e bambini. Il trattamento dovrà essere somministrato nelle strutture ospedaliere o in altre strutture sanitarie. Bamlanivimab è un anticorpo monoclonale specificamente diretto contro la proteina spike di SARS-CoV-2, progettato per bloccare l’aggressione e l’ingresso del virus nelle cellule umane. Si tratta del primo trattamento a base di anticorpi monoclonali che riceve l’autorizzazione.