Mentre in Europa si assiste ad un lieve ma graduale rallentamento della curva dei contagi, tornano lockdown totali o parziali. Se infatti calano i ricoveri e i nuovi casi nella gran parte dei Paesi europei, frutto delle misure introdotte già nelle scorse settimane, le autorità richiamano comunque alla prudenza e restano in vigore tutte le limitazioni. I dati migliorano in Francia, dove il governo dichiara di aver «ripreso il controllo sull’epidemia» con i contagi sotto i 10 mila nelle ultile 24 ore per la prima volta da oltre un mese. Ma la curva scende anche in Germania, con 10.824 nuovi contagi e 62 morti, in Inghilterra con 21mila nuovi positivi e anche in Spagna con 16.521 nuovi casi nell’ultima giornata. Se l’Austria ha optato per la chiusura totale, primo Paese d’Europa a tornare in completo lockdown, Francia, Spagna e Regno Unito hanno scelto opzioni più morbide.

Austria. Dal 17 novembre al 6 dicembre, Vienna torna in lockdown totale. Gli austriaci sono in regime di coprifuoco h24 e possono uscire di casa solo per gli acquisti essenziali, per andare al lavoro, per ragioni mediche urgenti o per obblighi non rinviabili. Chiusi asili, scuole, negozi e locali.

Germania. Dopo due settimane di lockdown-light, la curva dei contagi comincia a rallentare. Fino alla fine del mese restano chiusi bar, ristoranti, teatri, cinema, sale da concerto, istituzioni culturali e da intrattenimento, centri sportivi e cosmetici. Restano invece aperte le scuole e gli asili, oltre ai negozi, dove vigono regole più severe. In Baviera, dopo alcuni ricorsi, un tribunale amministrativo ha riaperto le palestre. Ciò che preoccupa Berlino non sono i posti letto negli ospedali, ma l’irrisolto problema della mancanza di personale sanitario.

Regno Unito. Fino al 2 dicembre, gli spostamenti sono consentiti solo per motivi di salute, emergenze, per andare al lavoro e per fare la spesa. Le attività ritenute “non essenziali” sono chiuse, mentre resistono scuole e università. Al momento ciò che desta preoccupazione è la carenza di posti letto in terapia intensiva nel nord del Paese.

Spagna. Non c’è un regime di lockdown, ma vige lo stato d’emergenza. Coprifuoco dalle 23 alle 6 ad eccezione delle Isole Canarie. Le misure anti-contagio variano comunque da regione a regione, anche a parità di dati epidemiologici (come in Italia). La Catalogna, ad esempio, ha esteso la chiusura di bar e ristoranti fino al 23 novembre. A Madrid invece ci sono limitazioni agli spostamenti, il coprifuoco e l’obbligo di mascherina ovunque, ma i locali per ora restano aperti.

Grecia. Nella zona rossa, che include anche Atene e Salonicco, coprifuoco notturno e chiusura per un mese di bar, ristoranti, palestre, teatri, cinema. Restano aperti scuole, alberghi, parrucchieri e negozi al dettaglio. Sono consentiti gli spostamenti tra le regioni.

Portogallo. Nella gran parte del Paese è stato reintrodotto un lockdown parziale. La richiesta ai cittadini è di stare a casa e di uscire solo per andare a scuola, al lavoro o andare a fare spese essenziali.

Svezia e Paesi Scandinavi. Fin dall’inizio della pandemia, la Svezia è stato l’unico Paese a non aver mai imposto né lockdown né restrizioni, puntando sulla “responsabilità” dei cittadini. L’esperimento dell’immunità di gregge è fallito e i ricoverati negli ospedali sono aumentati del 60% rispetto alla settimana scorsa. Il governo continua a raccomandare di evitare i posti affollati e gli assembramenti. In Norvegia solo poche centinaia di persone hanno perso la vita, ma Oslo ha comunque chiuso bar, cinema e palestre. In Danimarca, il governo ha deciso di chiudere almeno fino al 3 dicembre scuole, bar, ristoranti e palestre.

Belgio. Il Paese è in questo momento uno dei più colpiti. Amnesty International ha denunciato il governo di aver “abbandonato e lasciato morire migliaia di anziani nelle case di riposo”. Le vittime registrate nelle Rsa durante la pandemia sono state infatti il 61,3% dei morti Covid tra marzo e ottobre. Il Paese ha chiuso le attività “non essenziali” e imposto il coprifuoco alle 22. Obbligo di mascherina in tutti i luoghi fuori casa e al lavoro. Palestre, piscine, bar e ristoranti restano chiusi.

Irlanda. Lockdown e smart working con negozi non essenziali chiusi, scuole e asili aperti.

Polonia. Il Paese ha chiuso i ristoranti e le scuole dalla quarta dell’ottava classe, come già avvenuto per medie e superiori, ed è vietato formare gruppi oltre le cinque persone.

Olanda. Misure più soft: tutti i negozi, tranne i supermercati, devono chiudere entro le 20. Si consiglia alle persone di non uscire e lavorare da casa il più possibile. Bar, ristoranti e caffetterie possono servire solo da asporto.

Repubblica Ceca. Il Paese è in lockdown totale dalla fine dello scorso mese: si può uscire solo per fare la spesa, andare in farmacia o in edicola, fare una passeggiata, incontrando al massimo una persona e mai a meno di 2 metri di distanza. Qualche risultato si sta vedendo, tanto che si è deciso di allentare la stretta sulle scuole.