Durante le interviste “barbariche” e nei suoi romanzi Daria Bignardi racconta la realtà attraverso le singole esperienze e le storie personali. L’introspezione e la ricerca costante di se stessi sono i temi del suo ultimo romanzo “L’acustica perfetta”, edito da Mondadori. Un libro di indagine e allo stesso tempo di formazione, grazie all’evoluzione dei protagonisti, sviluppato sulla vertiginosa spirale della fuga intesa come via per arrivare alla conquista delle proprie consapevolezze. Una fuga da quell’acustica perfetta che, nella coppia, da insieme di note e accordi di una melodia sublime si risolve in un silenzio assordante.

“L’acustica perfetta” è un libro che fa riflettere su un concetto spesso sottovalutato, soprattutto nelle relazioni: conosciamo davvero chi abbiamo vicino? E quanto si può conoscere dell’altro?
Lo chiedi a me? Mmm…non saprei. Posso dirti dei personaggi di Arno e Sara. Nella storia di Arno e Sara è centrale la difficoltà di Arno ad accettare il lato oscuro di Sara. Arno è una persona razionale, equilibrata, ma poco interessata a scavare, ad approfondire. A lui bastava, e piaceva, quel che vedeva. Non era curioso del passato di Sara e tantomeno dei suoi misteri e dolori. Anzi questi dolori che intuiva lo infastidivano. “Io la amo, come si permette di essere infelice” era il suo pensiero, sotto, sotto. Ma a un certo punto questi dolori reclamano di essere conosciuti e lui sarà obbligato a cercare di capire, capire chi aveva accanto. Per ritrovarla, letteralmente, visto che lei scompare improvvisamente.

Nel libro Arno e Sara, dopo anni di matrimonio che sembrano fluire ininterrottamente cominciano a vibrare e a interrogarsi sull’essenza del loro rapporto. Quando una coppia si perde di vista e quando si ritrova?
Nel loro caso succede dopo parecchio tempo. Si erano incontrati ragazzini, ritrovati trentenni..ma quando i figli cominciano a essere indipendenti dalla madre lei si ritrova al punto da cui forse era partita. Loro due hanno cominciato subito a fare errori, a non capirsi davvero. Ma per molto tempo sono riusciti ad amarsi, o a credere di amarsi, lo stesso.

“L’acustica perfetta” in un rapporto di coppia è un traguardo da raggiungere? O uno spartito che non permette stonature?
Anche qui, scusa ma io non ho tesi né cettezze. Sull’amore poi meno che mai! Ma posso parlarti di questa storia. Secondo me, nel loro caso, l’acustica perfetta è un traguardo individuale.

Pensando ai tuoi romanzi, soprattutto ad “Un karma pesante” (Mondadori, 2010) e a “L’acustica perfetta”, torna costante il leitmotiv della ricerca di sé. Partire da se stessi in che misura ci permette di arrivare all’altro?
Credo sia obbligatorio, no? Come si fa ad amare o a costruire qualcosa se non ci si conosce e non si sa cosa si vuole?

Questa esigenza di interrogarsi sulla natura della propria relazione sentimentale denota una nuova maturità delle coppie?
Oddio, cosa ne so? Dici in generale? Quali coppie?

Nel tuo primo libro, “Non vi lascerò orfani” (Mondadori, 2009), affronti il tema del dolore nella perdita di un genitore. Tra le pagine di ricordi e “ritorni”, colpisce questa riflessione: “perdere un genitore a quarant’anni fa più male che a venti. A venti è uno strazio, ma sei in corsa e corri. A quaranta è un dolore che non passa più”. Esiste “un’acustica perfetta” anche nel rapporto tra genitori e figli?
Mmm…bella domanda.Mi fai pensare che tra genitori e figli il legame è più viscerale e quindi anche più naturale. Si fanno errori, naturalmente, ma non puoi divorziare da un figlio, o scegliere di lasciarlo.

Con la conduzione del primo “Grande Fratello” sei stata pioniera dei reality show in Italia. Pensi che oggi ci sia sui nostri schermi un esperimento che possa sortire lo stesso effetto dirompente?
Bè, vedo che i talent vanno forte, no? XFactor, Masterchef, The Voice…

Le “invasioni barbariche” sono diventate negli anni un paradigma nel modo di fare interviste televisive. Quali sono i tuoi ingredienti per interagire con l’ospite?
Molto spesso, tranne alcune eccezioni, non ho mai visto prima chi entra in studio. Mi preparo leggendo tutto quel che trovo sul personaggio e cerco un’ispirazione per cominciare. Poi mi scrivo una trentina di domande. A volte poi non ne faccio nemmeno una, ma l’intervista prende una piega imprevista. Incontro personaggi molto diversi tra loro e ogni incontro ha le sue regole. In certi casi c’è una storia da raccontare per la prima volta, in altri devo cercare di illuminare un aspetto inedito di chi ho di fronte. In altri casi, coi politici ad esempio, devo soprattutto incalzare, non accontentarmi di risposte precotte.

Come vorresti la TV del futuro? Non è tutto un po’ “già visto?” Hai in mente un nuovo progetto?
E’ l’ultimo dei miei pensieri, sinceramente, la tv del futuro.

L’Italia è un Paese di grandi contraddizioni. Una donna è per la terza volta Presidente della Camera dei Deputati e l’attuale Parlamento è uno dei più rosa della nostra democrazia. Eppure, pensando all’economia, le donne faticano ad arrivare ai vertici dei consigli di amministrazione e, a livello sociale, l’Italia soffre uno dei più alti tassi di violenza di genere, tanto che si è parlato di introdurre il reato di femminicidio. Come pensi che si sia creata questa disparità tra uomini e donne e quali credi che siano le vie da percorrere per un effettivo riscatto della condizione femminile?
La condizione delle donne è difficile in tutto il mondo. Solo pochi paesi evoluti del nord Europa possono dire di aver lavorato per la parità e raggiunto discreti obiettivi. I motivi sono infiniti: culturali, sociali, economici. Ci vorrebbe un impegno politico fortissimo e prioritario per lavorare su questa realtà, partendo dalle scuole, dalle leggi, dalle famiglie, coinvolgendo i media. La vedo dura, ancora per un po’.

Le ultime elezioni del Presidente della Repubblica hanno stravolto equilibri che sembravano ormai collaudati. Il bipolarismo è in discussione, la sinistra deve ritrovare un’identità, le nuove forze politiche cercano di affermare con convinzione il proprio modello. Andando oltre le logiche di potere, cosa ti aspetti per il futuro?
Ah mi aspetto, ma più che altro spero, che mi sorprenda.

Daria Bignardi e la politica. Hai mai pensato ad un tuo impegno diretto? Ed eventualmente, quale potrebbe essere?
Non sono attratta dalla politica e non credo di esserci portata, anzi ne sono certa. Se mi costringessero a farla, pistola alla tempia, potrei provare a fare il sindaco. Più che il sindaco forse sarei capace di fare il dittatore. Non credo che me lo proporranno.