Desirée è il nome della ragazza stuprata e uccisa a San Lorenzo il 19 ottobre. Il suo caso è stato cavalvato da Matteo Salvini per portare avanti la sua propaganda anti-immigrazione. La sua morte ricorda quella di Pamela Mastropietro, la cui tragica fine – avvenuta il 31 gennaio scorso – è stata utilizzata da Luca Traini per motivare la strage razzista e fascista di Macerata. In comune tra i due drammi c’è l’efferatezza, ma anche la nazionalità degli assassini: sono stranieri, di origini africane.

Pochi giorni fa, Paola Ronco, una comune utente facebook, ha pubblicato un post che raccoglie i 72 nomi e le relative storie delle donne uccise in Italia dal 1° gennaio 2018. “Ho omesso volontariamente la nazionalità di vittime e carnefici, perché qui cercavo le motivazioni,” ha scritto l’autrice del post. La quasi totalità sono infatti italiani, quasi tutti mariti, amanti e compagni delle vittime.

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Nonostante il femminicidio sia un dramma quasi sempre di natura familiare, alle cronache balzano quasi sempre solo gli omicidi commessi da cittadini stranieri e la puntale strumentalizzazione che ne deriva lascia nell’ombra il vero motivo che è alla base dei crimini contro le donne: si chiamo odio, in un paese ancora malato di sessismo, mentre si tagliano fondi ai centri anti-violenza e si continua a parlare di raptus di follia o eccessi d’amore, là dove di amore non c’è alcuna traccia. La nostra è un’Italia che non sa ancora amare le donne, ma al contraio le usa per la bieca propaganda degli ultra reazionari. Così, l’attenzione viene spostata sulle droghe, sull’alcol, sull’immigrazione: strategie di distrazione di massa per continuare a chiudere gli occhi su una parità di genere, forse, ancora troppo lontana.


Di Marta Foresi
Napoli nel cuore e Milano nella mente. E Roma, la grande madre che l’ha adottata a 24 anni, dopo una laurea in Sociologia alla Sapienza e un Master in Scrittura Creativa e Mediazioni Culturali a Dublino. Oggi è giornalista freelance e pittrice. Ama i cervi, il Giappone e le onde gravitazionali.
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