Il 24 luglio scorso il tribunale di Genova ha condannato a due anni e mezzo Umberto Bossi, a 1 anno e sei mesi il figlio Renzo e a quattro anni e dieci mesi il suo storico tesoriere Francesco Belsito per appropriazione indebita e una truffa da 56 milioni di euro ai danni dello Stato. Il giudice ligure ha anche disposto la confisca di 48 milioni di euro dai fondi del partito e pochi giorni fa i giudici hanno bloccato i conti correnti del Carroccio. Il segretario Matteo Salvini ha risposto duramente alla decisione dei magistrati parlando di “attacco alla democrazia“ in un momento in cui “la lega cresce nei sondaggi”. E in un lampo è ritornato il leit motiv berlusconiano delle “toghe rosse che fanno politica” e dei magistrati comunisti che vogliono mettere “il bavaglio al dissenso”. Un attacco ribadito dal palco del tradizionale raduno di Pontida che si è svolto ieri, domenica 17 settembre. Pochi giorni fa è andato in scena anche lo scontro con l’altro Matteo, il segretario del Pd. Renzi ha detto: “tutti i giorni la Lega fa la morale a Roma ladrona ma nessuno che dica che c’è un partito che ha rubato i soldi del contribuente. La Lega deve restituire 48 milioni di euro”. “Si vergogni – è stata la risposta di Salvini – al Pd non succede nulla perché evidentemente lui ha più amici dentro la magistratura”. Dimenticando però i non pochi amministratori democratici condannati o al centro di inchieste.

In realtà il blocco dei conti disposto dai magistrati è una misura cautelare conseguente alla sentenza di primo grado sull’irregolarità nell’utilizzo di fondi pubblici da parte della Lega. Una decisione che era già nell’aria e che non arriva come un fulmine a ciel sereno. Non è un caso che anche alcune banche a livello locale (in Emilia, in Liguria, a Bergamo, a Trento) abbiano negato l’accesso ai conti correnti – come dichiarato dallo stesso Salvini – ad alcuni dirigenti che dovevano sostenere le spese per l’organizzazione del raduno di Pontida.

In foto: Matteo Salvini e Umberto Bossi. (fonte: facebook)

Ma di cosa si tratta in concreto? E perché i giudici hanno bloccato i fondi della Lega?
L’inchiesta riguarda il periodo tra il 2008 e il 2010. In quegli anni, secondo l’accusa, la Lega Nord avrebbe presentato rendiconti irregolari al Parlamento per ottenere indebitamente fondi pubblici. Soldi utilizzati dalla famiglia di Umberto Bossi ma non solo. Infatti, oltre al Senatur e al tesoriere Belsito, sono stati condannati anche i tre ex revisori contabili del partito Diego Sanavio, Antonio Turci e Stefano Aldovisi e i due imprenditori Paolo Scala e Stefano Bonet. Il processo è partito dall’esposto di un militante del Carroccio che interpellava la procura di Milano “in merito alla liceità dell’operazione in Tanzania e di molte altre operazioni finanziarie effettuate mediante denaro pubblico”. Per l’inchiesta, oltre mezzo milione sarebbe stato utilizzato per le spese della famiglia Bossi.
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Entrando nel dettaglio, ecco alcune delle spese che hanno messo nei guai la Lega Nord:
– quasi 10 mila euro spesi per l’operazione di rinoplastica al figlio Sirio Bossi.
– oltre 3 mila euro per le multe saldate a Renzo Bossi.
– la ristrutturazione della casa di Gemonio.
– C’è poi l’ormai celeberrima laura del Trota pagata ben 77 mila euro presso l’università Kriistal di Tirana : qui il figlio del Senatür aveva ottenuto un diploma di primo livello in “Gestione aziendale”. Ai giudici, il Trota dirà: “ho saputo della mia laurea in Albania solo dopo questa indagine”.
– Da genova sono poi partiti i bonifici disposti da Belsito attraverso i conti della Lega verso Tanzania e Cipro per l’acquisto di quote di fondi e di diamanti depositati, poi, in una cassetta di sicurezza.
– L’inchiesta, chiamata “The Family” dalla stessa Procura di Milano, cita inoltre 3 mila euro di assicuarazione auto e 48mila per l’acquisto di un Audi A6 per Renzo Bossi.
– Ma non c’è solo la famiglia del Senatur tra i beneficiari dei fondi leghisti. Tra i finanziati c’è anche il Sindacato Nazionale Padano e la scuola Bosina (fondata dalla moglie di Bossi).
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L’inchiesta era esplosa nel 2012 e aveva portato alle dimissioni di Bossi e dei suoi fedelissimi.

Il ruolo di Salvini negli anni dello scandalo
Si è trincerato nel silenzio l’altro braccio destro di Umberto Bossi, l’attuale Governatore lombardo Roberto Maroni. Il segretario della Lega invece ha più volte parlato di un’altra epoca storica. Tuttavia in quegli anni Matteo Salvini era già un autorevole esponente del Carroccio. Era infatti già consigliere comunale a Milano e alle elezioni politiche del 2008 è stato eletto parlamentare alla Camera dei deputati nella circoscrizione Lombardia 1. Ma soprattutto è segretario della Lega Nord dal 2 giugno 2012. I tempi, pertanto, coincidono con gli scandali e l’inchiesta che ne è seguita. In pochi credono che il segretario non sapesse cosa stesse accadendo ai fondi del partito. Salvini dovrà dimostrare la sua reale estraneità politica (non risulta finora indagato), ma resta il buco: un danno 56 milioni di euro allo Stato Italiano che nessuno restituirà ai contribuenti.

(Tutti i dati sono presenti e verificabili nell’inchiesta “The Family” presso la Procura di Milano)