Che effetto fa un giorno senza le donne? L’8 marzo 2017 segna un evento storico: il primo sciopero globale femminista a cui hanno aderito 48 paesi nel mondo. Sono tantissime le donne, una vera marea, che stanno infondendo nuova linfa e nuovi significati nel movimento femminista nel mondo. Dalle donne argentine di ni una menos, alle attiviste polacche della czarny protest fino alle donne della marcia rivoluzionaria negli Stati Uniti, così invise dal neo presidente Trump. Ogni donna sciopera per motivi diversi e lo sciopero permette a ciascuna di dare voce alla situazione individuale attraverso l’attivazione di una forza collettiva e di massa che si contrappone all’oppressione patriarcale e a ogni forma di violenza. Ciò che unisce le donne in ogni parte del mondo non è un’identità sessuale o di genere ma la necessità di rompere gli schemi che disegnano tutte le donne come vittime di questa violenza, spesso subordinate, sfruttate e oppresse. Basti pensare solamente al divario di genere nelle buste paga in Europa: ogni donna guadagna 84 centesimi rispetto all’euro della controparte maschile.

L’autodeterminazione è il collante che tiene insieme quelli che sono i mille volti di un movimento che insorge vivacissimo, partecipato, inclusivo e globale. In Italia, dopo l’assemblea collettiva nazionale che si è tenuta all’inizio di febbraio a Bologna, sono stati elaborati 8 punti per lo sciopero che sono reperibili sul blog di Non una di meno. Si va dal contrasto ai linguaggi sessisti all’educazione alla differenza, passando per i diritti delle migranti e dei loro figli fino alla richiesta di piena applicazione della convenzione di Istanbul contro ogni forma di violenza maschile contro le donne. Quindi quest’anno niente doni di mimosa e niente auguri per “la festa della donna” ma, piuttosto 24 ore di protesta motivate dallo slogan “Se le nostre vite non valgono, allora scioperiamo” e dagli hashtag #nonundimeno e #LottoMarzo.

Si sciopera dai compiti di produzione ma anche di riproduzione e di consumo. Si sciopera dunque dal lavoro ma anche dal proprio ruolo che è spesso affollato di impegni domestici e di cure e ci si astiene anche dagli acquisti e dai consumi in generale. Niente spesa e niente lavatrici e al pranzo o ai bambini ci pensa il padre. Si tratta di una situazione completamente nuova che solo in parte ha l’aspetto di uno sciopero generale, a cui hanno comunque aderito molte sigle sindacali, e che per questo prevede forme di sciopero alternative e fantasiose pensate per includere tutte, dalle pensionate alle precarie e disoccupate. Si può allora vestirsi nei colori chiave del nero e fucsia, si può impostare una risposta automatica femminista alle mail per motivare la propria assenza, si può partecipare ai tweetstorm, si possono appendere striscioni e volantini sul posto di lavoro o partecipare fisicamente alle iniziative, presidi, cortei ecc, che si svolgeranno in tutta Italia. La lista delle attività sono reperibili sia sul blog di non una di meno che sui loro profili Facebook, twitter e Instagram.

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