Quello italiano è un sistema educativo spesso rigido e lungi da un cambiamento al passo con i tempi. La vita di un bambino in età scolare è generalmente basata su alcuni dogmi educativi, come il rispetto civico che in realtà è poco e superficialmente trattato. Educare alla differenza di genere, al rispetto per i popoli del mondo e delle singole sfumature umane è un tema che ancora oggi divide. L’educazione sentimentale viene usata per costruire il consenso intorno ad un’ideologia disumanizzante,  quella di un mondo solo in bianco e nero e dove ogni colore, sfumatura e luce muore. SCOSSE è un’associazione che cerca di ripristinare il valore di questi colori nelle scuole, affrontando la difficile questione che gli ultraconservatori definiscono Ideologia del Gender attraverso i banchi di scuola e anche oltre. Cercando una soluzione contro violenza e bullismo omofobico, l’associazione spinge le varie istituzioni a ripensare al valore delle differenze, attraverso workshop, incontri e scambi di strumenti educativi e pedagogici. Il 19 e 20 settembre SCOSSE ha organizzato  “Educare alle differenze”, il secondo meeting del network nazionale promosso con Stonewall e il Progetto Alice, per sostenere la scuola pubblica, plurale, inclusiva e democratica. E questa sera, venerdì 25 settembre, presso lo spazio autogestito Communia, a Roma, un evento di arte musica contribuirà a finanziare il meeting.
Noi abbiamo intervistato Monica Pasquino, portavoce dell’associazione, e le abbiamo chiesto chiarimenti sulla questione educazione e differenza e come legare i due termini.

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È davvero possibile insegnare il rispetto per le differenze in un clima cosi violentemente e politicamente ostile e spesso omofobo come quello italiano?
Si, non mi bisogna mai arrendersi. La scuola è la risorsa più importante che abbiamo, assieme alla politica, per trasformare la società, abbattere tabù e discriminazioni,  formare le nuove generazioni e trasmettere loro valori e principi che siano autenticamente democratici e plurali.

2Esiste davvero l’ideologia del Gender? E qual è la vostra posizione?
Non esiste niente di simile. Si tratta di una truffa ideologica orchestrata da fanatici religiosi e gruppi di estrema destra, alimentata da media e politici compiacenti. Esiste il genere – categoria studiata in tutte le università più prestigiose del mondo – inteso come sistema di pratiche sociali e culturali che assegnano ruoli di potere, funzioni e opportunità diverse agli individui in base al loro sesso di nascita e al loro orientamento sessuale.

Credi che le istituzioni abbiano davvero fatto qualcosa per valorizzare metodi educativi a favore di un’educazione sessuale e sentimentale senza discriminazioni? In questo il ministro Giannini che posizione ricopre?
Il governo Renzi dovrebbe fare di più e adottare una prospettiva di sistema e a lungo periodo, come ci chiede l’Unione Europea. Invece si limita a scrivere qualche riga nella Buona scuola o a inviare circolari che smentiscono l’ideologia gender senza avere il coraggio di rivendicare l’importanza dell’educazione di genere nelle scuole. In Parlamento sono depositate diverse proposte di legge sull’argomento, ma sono in stallo. Bloccata dal MIUR è stata anche l’Asse Educazione e Istruzione della Strategia Nazionale LGBT 2013-2015 oltre a essere ferma l’assegnazione di fondi che avrebbero dovuto portare nelle scuole progetti contro le discriminazioni.

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Che ruolo hanno i social su questo tema e soprattutto c’è una correlazione tra omofobia e social network tra i più giovani?
C’è il rischio concreto che i social network aiutino l’omofobia e il bullismo omofobico a proliferare. Una recente ricerca realizzata da Ipsos pci dice che due adolescenti su tre avverte il cyber bullismo come il fenomeno sociale più pericoloso del proprio tempo, più della droga o del rischio di contrarre una malattia sessualmente trasmissibile.

La vostra associazione si occupa di cercare strumenti e pratiche a favore di una scuola più aperta alle differenze di genere. Quali sono le principali difficoltà nel vostro lavoro?
Ci sono due tipi di difficoltà. Le prime sono dovute alla campagna diffamatoria sull’ideologia gender, che produce paure infondate nei genitori e scoraggia i consigli di istituto a intraprendere questi progetti. Per fortuna, almeno a Roma, con l’attuale amministrazione, queste difficoltà non sono insormontabili.
Ci sono poi le difficoltà dovute al conflitto che questi temi provocano dal punto di vista interiore. Riflettere su stereotipi, pregiudizi e modelli incardinati nel nostro modo d’essere quotidiano può causare resistenze e dolore,  negli adolescenti come negli adulti. Significa mettersi in gioco e scoprire di essere, a volte, noi stessi promotori di dinamiche escludenti, anche inconsapevolmente.

Quali cambiamenti cercate di apportare alla scuola italiana? E soprattutto, la scuola italiana è davvero pronta al cambiamento?
La scuola ha sempre avuto il compito di allevare le nuove generazioni all’insegna del rispetto reciproco e della pluralità. I temi dell’identità di genere, dell’orientamento sessuale e dei modelli familiari sono cruciali in questo senso e sono veicolo incredibile di libertà. Non vogliamo solo contrastare violenze e discriminazioni, ma creare una consapevolezza e un orizzonte di apertura che renda i ragazzi e le ragazze libere di essere e di amare come e chi desiderano.

Info Scosse:  www.scosse.org

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