All’alba di lunedì sapremo qual è l’Europa del futuro e chi saranno i 751 deputati pronti a insediarsi il 2 luglio a Strasburgo. In caso di Brexit, gli eletti scenderanno a 705, con 27 seggi redistribuiti in modo proporzionale tra i partner Ue: 3 all’Italia, che passerebbe così da 73 a 76.

374 milioni di europei andranno ai seggi per il voto continentale più importante di sempre. I 27 Stati membri votano dal 23 maggio al 26 maggio 2019 ma ogni Paese ha scelto in maniera autonoma la data.  L’Italia è l’ultimo Paese a chiudere le urne: vota domenica dalle 7 alle 23 (si potrà esprimere fino a 3 preferenze di una stessa lista, ma i nomi dovranno essere di sesso diverso).

Sono in corsa le vecchie famiglie europee dei popolari, socialisti e liberali, e le nuove forze: quelle sovraniste di ultradestra, forti in Italia e in Europa dell’Est, e le nuove sinistre con i Verdi, premiati dal nord Europa.




LA MAPPA DEL VOTO NEI PAESI UE

Secondo le previsioni, per la prima volta Ppe e Pse da soli non avranno la maggioranza e per governare dovranno allearsi con i Liberali o con i Verdi.

Il Partito Popolare Europeo è destinato a perdere voti rispetto al 2014 ma a confermarsi partito di maggioranza relativa. Il centrodestra moderato è forte in Germania grazie alla Cdu di Angela Merkel (che si contenderà il ruolo di primo partito d’Europa con la Lega di Salvini) e nell’Europa centro-orientale (Ungheria, Bulgaria, Croazia, Grecia). In Italia, il PPE è rappresentato da Forza Italia. Manfred Weber, capolista del Ppe, sarà candidato alla presidenza della Commissione Ue nel dopo Juncker.

Probabili secondi saranno i Socialisti e Democratici (Pse) il cui portabandiera è Frans Timmermans. Sono forti in Spagna e Portogallo (paesi in cui la sinistra governa e gode di un solido consenso), Bulgaria, Lettonia e Austria. In Italia, il Pd di Nicola Zingaretti punta a superare il 20%, resta comunque molto lontano dal Pd renziano del 40,8% delle europee 2014.

Terza forza saranno probabilmente i Liberali: la vecchia Alde di Verhofstadt si è sciolta e ingloberà i voti di Macron (in Francia), Ciudadanos (in Spagna), +Europa (in Italia). Sono più forti in Estonia e Romania.

La Sinistra Unitaria è il gruppo formato da comunisti, socialisti eruopei e verdi del Nord Europa. I partiti che ne fanno parte sono più forti in Grecia, Portogallo e Irlanda. In Italia ne fa parte la lista “La Sinistra” che dovrà superare il quorum del 4%.

I Verdi sono pronti all’exploit in diversi Paesi come Germania, Belgio, Svezia, Finlandia e Lituania: il nord Europa si conferma l’area del continente più sensibile ai temi ambientali.

C’è poi l’incognita nera: sovranisti e ultradestra non dovrebbero raggiungere il boom tanto atteso. I fronti sono due. Il primo è quello dei Conservatori e Riformisti Europei (Ecr): sono guidati dai Tories e dai polacchi di Kaczynski (in Italia sono rappresentati da Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni) e potrebbero ottenere buoni risultati nell’Est. Il secondo è il gruppo dei sovranisti di Enf – Alleanza dei Popoli e delle nazioni) di Matteo Salvini e Marine Le Pen: per loro, il sogno di un’Europa nera sembra allontanarsi, dopo la sconfitta in Olanda, lo scandalo che ha portato alla caduta del governo sovranista in Austria e per la scelta dell’ungherese Orban di confluire nel Ppe. Restra tuttavia l’incognita Farage: con chi si alleerà l’uomo della Brexit?

Il Movimento 5 Stelle italiano per ora resta solo: non ha trovato alleati forti in Europa e l’alleanza con le grandi famiglie europee è quasi certamente esclusa.

Di Mauro Orrico
Salentino di origine, romano di adozione, è laureato in Scienze Politiche (La Sapienza) con Master in Tutela Internazionale dei Diritti Umani. Ha lavorato per Rai3 e La7d. Da 12 anni è anche organizzatore di eventi di musica elettronica e cultura indipendente. Nel 2014 ha fondato FACE Magazine.it di cui è direttore editoriale..