FaceApp, l’applicazione per l’invecchiamento dei volti creata nel 2017, spopola sul web. L’app è tornata virale grazie al #FaceAppChallenge, la gara lanciata per pubblicizzare le nuove funzioni all’insegna del “Come sarai tra 30 anni?”

Sul boom di FaceApp hanno pesato ben poco le polemiche scatenate dal ‘filtro di bellezza’ Hotness, basato su algoritmi allenati con modelli caucasici, che sbiancano visibilmente le persone di colore. Grazie all’impiego dell’intelligenza artificiale, il risultato dell’invecchiamento (o del ringiovanimento) dei tratti somatici è verosimile e talvolta impressionante.

Ma chi c’è dietro il programma di ritocco scaricato finora da milioni di utenti, vip inclusi?

FaceApp è prodotta la Wireless Lab OOO, società con base a San Pietroburgo fondata da Yaroslav Goncharov, che non offre però informazioni trasparenti su tempi e uso dei dati raccolti dai milioni di utenti che l’hanno scaricata.

“Questo apparentemente innocuo tormentone estivo rischia di nascondere un traffico, potenzialmente pericoloso, di dati sensibili“, spiegano dal Codacons che, così come ha fatto Altroconsumo, ha dichiarato l’intenzione di presentare un esposto all’autorità garante. Le associazioni dei consumatori chiedono che siano effettuate indagini, perché nulla vieta, dunque, che la nostra foto o quella dei nostri familiari venga data in pasto alle reti neurali per addestrare l’intelligenza artificiale al riconoscimento facciale, o per fini commerciali o per altri scopi.

L’elemento più grave e che più preoccupa è che FaceApp può accedere anche ai file multimediali di WhatsApp e raccogliere dati aggirando l’obbligo di avere scaricato l’applicazione. Inoltre, viene dato per sontato il consenso per la geolocalizzazione. E mentre in milioni si divertono a scoprire come (forse) saranno da anziani, Altroconsumo promette: “La nostra battaglia per il valore e la tutela dei dati va avanti”.