Per Foodora, Deliveroo, Just Eat è un Primo maggio rovente: blocco delle consegne, picchetti contro i “crumiri”. Deliveroo Strike Raiders dà appuntamento ai fattorini milanesi davanti alla Stazione centrale. I collettivi invitano i riders a sloggarsi e a rifiutate le consegne e i clienti a cancellate la app. Intanto a Bologna va in piazza il “May Day Parade” contro la schiavitù dell’algoritmo.

Si chiama gig economy, letteralmente economia dei piccoli giri o lavoretti, e si fonda principalmente sui servizi prenotabili online di consegne o logistica. UberEats, Foodora e Deliveroo sono i tre principali servizi mondiali di food delivery. A cui si aggiungono Just Eat, Uber, Glovo. E molte altre nuove start up che stanno nascendo.  Oggi in Italia, solo il 5 per cento della popolazione ordina online i pasti a domicilio, ma il mercato è in rapida espansione, soprattutto nelle grandi città.

Il motore di tutto sono i fattorini e i corrieri. Tra azienda e lavoratore non c’è alcun rapporto di lavoro diretto: non sono dipendenti ma collaboratori autonomi. Oltre i 5mila euro fatturati in un anno,  molte di queste aziende obbligano i riders ad aprire una partita iva. Così, i costi aziendali rimangono bassi e i salari vengono riconosciuti sottoforma di pagamento a ore o a cottimo, senza ferie retribuite, malattia o altri benefit.  Un anno fa hanno iniziato a farsi sentire con le prime forme di protesta, contro la pratica del cottimo come forma di retribuzione. Lo scorso autunno hanno iniziato i fattorini di Foodora, mentre a luglio hanno scioperato a Milano quelli di Deliveroo. I rider bolognesi invece hanno incrociato le braccia di fronte alla bufera di neve. Nel nuovo mondo del lavoro, l’innovazione si macchia di nuove forme di sfruttamento 2.0.

Foto, in alto e in copertina: facebook/foodora

È la logica del “Corri, consegna e crepa”, dicono i fattorini. Sono mille in tutta Italia quelli di Deliveroo, di cui 600 solo a Milano. Guadagnano circa 8 € lordi l’ora oltre ad una quota che varia tra 1,50 € e 4,50 € per ogni consegna. Con un paio di ordini si arriva a guadagnare circa 7,50 € netti l’ora. Non ci sono tutele, ferie e malattie. L’azienda copre solo i danni a terzi sopra i 150 euro, ma nessun rimborso è previsto per i danni più frequenti come la rottura degli specchietti o delle ruote delle biciclette. E poi ci sono gli incidenti perché più veloce vai, più consegne fai e più guadagni. Eppure Deliveroo è una delle aziende con cui si guadagna meglio.

Foodora ad esempio è stata al centro di molte polemiche per le accuse di sfruttamento che le sono state rivolte. Inizialmente i fattorini guadagnavano 5 € netti ogni ora, poi l’azienda ha scelto il salario a cottimo, con 2,70 € a consegna. Dopo le proteste, il salario è salito a 3,60 €, ma in un’ora è moto difficile fare più di due consegne, soprattutto in caso di pioggia o neve.

Un caso diverso è quello di Just Eat, azienda leader nel settore del «digital food delivery» nata nel 2001 in Danimarca, attualmente con sede a Londra, diffuso in oltre 400 comuni italiani. A occuparsi delle consegne sono gli stessi fattorini dei ristoranti partner. Just Eat chiede ai ristoratori il rispetto dei minimi salariali con una tariffa oraria tra gli 8 e gli 11 euro, bonus nei giorni festivi e in presenza di maltempo e agevolazioni economiche sulla manutenzione dei mezzi, che siano biciclette o scooter.

«Comunque, non viene fuori uno stipendio», dice Massimo Bonini, segretario della Camera del Lavoro di Milano e specialista di gig economy, l’economia dei “lavoretti”. Per la Cgil: «La nostra battaglia è inserire i rider nel prossimo contratto trasporto merci».

IL MANIFESTO DEI RIDERS DELIVEROO

A luglio, a Milano si è svolta la prima Deliverance Strike Mass, una biciclettata tra i ristoranti della movida e gli abituali punti di ritrovo dei rider, per chiedere nella capitale italiana della food delivery il miglioramento delle condizioni di lavoro. I lavoratori Deliveroo rivendicano un tavolo di trattativa, attraverso un manifesto che è una lettera aperta ai dirigenti dell’azienda.  I rider chiedono l’introduzione di un contratto di categoria con l’applicazione del CCNL Trasporti e Logistica; l’abolizione delle false partite iva e la sostituzione con un contratto adeguato;  il rinnovo di tutti i contratti in scadenza; il pagamento di 7,50 € netti all’ora di salario garantito per tutti; un monte ore garantito di almeno 20 ore per tuttiun’indennità atmosferica in caso di pioggia o neve pari ad una maggiorazione del 30% sul pagamento orario; un indennizzo di lavoro straordinario nel caso in cui le consegne vengano effettuate oltre il turno di lavoro assegnato, con il riconoscimento di una maggiorazione pari al 50% del pagamento orario; un’indennità malarica dovuta all’inquinamento da smog dell’aria pari al 30% del pagamento orario; il riconoscimento di un indennità chilometrica oltre i 3,5 km su strada, dal punto di partenza al punto di consegna; la copertura assicurativa totale a carico dell’azienda per ogni singolo lavoratore; un rimborso spese per oneri di mantenimento di bici o moto e per il cellulare; la fornitura di un’attrezzatura funzionante (tuta impermeabile, caschetto a norma).
Le loro richieste saranno ascoltate? La risposta la darà, forse, il prossimo governo.


Di Marta Foresi
Napoli nel cuore e Milano nella mente. E Roma, la grande madre che l’ha adottata a 24 anni, dopo una laurea in Sociologia alla Sapienza e un Master in Scrittura Creativa e Mediazioni Culturali a Dublino. Oggi è giornalista freelance e pittrice. Ama i cervi, il Giappone e le onde gravitazionali.