Con un emendamento alla legge di Bilancio, il governo avrebbe voluto equiparare il gasdotto salentino Tap all’Alta velocità Torino-Lione, dichiarandolo sito di interesse strategico nazionale. L’emendamento avrebbe comportato il rischio di arresto da tre mesi a un anno per chi protesta nella zona dei lavori impedendo l’accesso o travalicando i confini senza autorizzazione. Ma l’emendamento è stato bocciato dal presidente della commissione Bilancio, Francesco Boccia, che lo ha dichiarato inammissibile. Il parlamentare ha così spiegato la bocciatura: “Era scontato. La decisione di individuare un sito strategico per ragioni di sicurezza, indipendente dal merito, non c’entra nulla con legge di Bilancio. Sarebbe stata una forzatura delle regole se avessi fatto il contrario. In questi cinque anni ho sempre fatto rispettare le regole”.

Per il M5s e la sinistra, contrari all’opera, il governo ha tentato il “colpo di mano”. “È inaccettabile che un’opera inutile, anzi dannosa come il gasdotto Tap venga inclusa tra quelle considerate strategiche”, dicono i 5 Stelle. La condanna arriva anche dal governatore pugliese Michele Emiliano, già ai ferri corti con il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, proprio sul Tap e sul piano ambientale Ilva.

In foto: la protesta dei sindaci contro il Tap.

In Salento resta alta la tensione dopo un mese di proteste per l’istituzione della “zona rossa” attorno all’area in cui la multinazionale sta realizzando il tunnel nel quale verrà interrato il tubo che trasporta il gas. Nelle ultime settimane, sono state danneggiate la sede della Federazione provinciale del Pd a Lecce e la sede di Carpignano ed è stata pesantemente contestata e insultata l’ex sindacalista leccese e vice-ministro dello Sviluppo Economico, Teresa Bellanova.