Associazione mafiosa, estorsione, porto e detenzione illegale di armi, intestazione fittizia di beni, malversazione ai danni dello Stato, truffa aggravata, frode in pubbliche forniture e altri reati di natura fiscale, tutti aggravati dalla modalità mafiose. Sono queste le accuse mosse contro le 68 persone arrestate lunedì in CalabriaI soldi per i migranti andavano alla ‘ndrangheta. Su 100 milioni di euro stanziati negli ultimi 10 anni, almeno 32 sono finiti nella “bacinella” della cosca Arena che controllava il Cara di Crotone, il più grande d’Europa. Questo racconta l’ultima inchiesta della direzione distrettuale antimafia di Catanzaro.

In manette sono finiti anche Leonardo Sacco, presidente della sezione calabrese e lucana della Confraternita delle Misericordie, organizzazione che da dieci anni gestisce il Cara di Isola Capo Rizzuto, ed il parroco del paese, don Edoardo Scordio, entrambi accusati a vario titolo di associazione mafiosa.

In foto: Leonardo Sacco (al centro) con Angelino Alfano.

Gli appalti venivano affidati a imprese appositamente costituite dagli Arena e da altre famiglie di ‘ndrangheta per spartirsi i fondi destinati all’accoglienza dei migranti. “Il Centro di accoglienza e la Misericordia sono il bancomat della ‘ndrangheta”, ha detto invece il generale Giuseppe Governale, comandante del Ros dei carabinieri.

In conferenza stampa, il procuratore Nicola Gratteri ha raccontato: “Indagando sulla famiglia Arena siamo arrivati all’interno del Cara di Isola Capo Rizzuto. All’interno sono successe cose veramente tristi: un giorno sono arrivati 250 pasti per 500 migranti. Ebbene 250 persone hanno mangiato il giorno dopo. Non solo era poco, ma solitamente era un cibo che si dà ai maiali. Questi si arricchiscono sulle spalle dei migranti. Questa è un’indagine che abbraccia quasi 10 anni di malaffare all’interno del Cara gestito in modo mafioso dalla famiglia Arena”.

Il M5S: “Angelino Alfano si dimetta”.
Alle richieste di dimissioni da parte del M5S, il ministro degli Esteri Angelino Alfano, ritratto in foto con Leonardo Sacco ha risposto così: “La verità è che ciascuno, facendo politica, ha migliaia di fotografie. Io ho migliaia di foto perché per ragioni di carattere non mi sottraggo quando mi chiedono una fotografia. Non mi pare chi sia stato introdotto nell’ordinamento giuridico italiano il reato di fotografia”.

(Foto copertina: Dan Kitwood/Getty Images)