Mentre l’attenzione globale è focalizzata sulla crisi sanitaria scatenata dal Covid-19, il virus dell’Hiv continua a diffondersi. In occasione della Giornata mondiale contro l’Aids 2020, il programma delle Nazioni Unite per l’Aids/Hiv, Unaids, ha diffuso attraverso due report i dati della situazione globale relativi al 2019. Nell’ultimo anno circa 1,7 milioni di persone sono state infettate dall’Hiv e più di 38 milioni di persone nel mondo convivono oggi con il virus. Tra questi, 36,2 milioni sono adulti e 1,8 milioni bambini fino ai 14 anni. Le nuove infezioni sono in diminuzione del 40% dal picco del 1998, quando avevano toccato quota 2,8 milioni.

In Italia, nel 2019, sono state 2.531 le nuove diagnosi di infezione da HIV, pari a 4,2 nuovi casi per 100.000 residenti. Il numero di decessi di persone con AIDS rimane stabile negli ultimi anni ed è pari a poco più di 500 casi per anno. Dal 2012, si registra un calo progressivo del numero dei nuovi positivi, ma il dato non deve però far calare l’attenzione. Purtroppo molte diagnosi vengono fatte tardi: nel 2019, il 39,7% delle nuove infezioni da HIV è stato diagnosticato tardivamente e il 33,1% ha effettuato il test solo in presenza di sintomi, con il virus in fase già clinicamente avanzata.

In foto: L’immunologo Fernando Aiuti e Rosaria Iardino: il bacio che nel 1991 sfidò i pregiudizi sull’ HIV.
HIV: cure e prevenzione

In questi ultimi anni si è parlato molto dei passi in avanti fatti dalla scienza per combattere, neutralizzare e tenere sotto controllo il virus Hiv. Come è noto, non esiste ancora un vaccino, ma sono migliorate nettamente le cure. Nel 2000 alcuni soggetti infetti arrivavano a prendere fino a 18 pillole al giorno. Oggi però si può far affidamento su terapie monodose che hanno molti meno effetti collaterali delle precedenti.

La terapia più efficace al momento è la Haart (Higly Active Anti-Retroviral Therapy), che attraverso una combinazione di farmaci antiretrovirali tiene sotto controllo il virus e, se fatta correttamente e nei giusti tempi, garantisce a un soggetto sieropositivo un’aspettativa di vita analoga a chi non è infetto.

Negli ultimi anni si è acceso il dibattito, anche in Italia, sulla PREP – profilassi pre-esposizione, ovvero la somministrazione preventiva di farmaci ai soggetti più a rischio. Anche in Italia è possibile acquistare il medicinale in farmacia dietro presentazione di ricetta fatta da un medico infettivologo e pagandolo di persona. Sulla PREP però i medici si dividono. Il professor Stefano Vella, ex presidente dell’Agenzia italiana del farmaco (AIFA) e già direttore del Centro per la salute globale dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), si è dichiarato a favore di questo metodo preventivo che consiste in una somministrazione per via orale quotidiana di una pasticca in grado di rendere “immuni” preventivamente all’HIV i soggetti altamente a rischio. C’è chi, però, si è schierato su posizioni opposte, come il giornalista e attivista Lgbt+ Giovanni Dall’Orto e la fondatrice di Nps – Network persone sieropositive – Maria Rosaria Iardino. Il fronte contrario alla Prep la considera l’ennesima distorsione informativa verso il virus: bisognerebbe, secondo loro, optare per una cultura della prevenzione basata sulla responsabilizzazione delle persone e sull’assunzione di comportamenti sessuali corretti che tutelino non solo la salute del singolo, ma anche la salute di tutta la comunità. La profilassi pre-espositiva lavora infatti come difesa solo contro l’HIV. Il preservativo garantisce invece una protezione nel 99% dei casi, non solo per l’HIV ma anche per tutte le altre malattie sessualmente trasmissibili come epatiti, hpv, clamidia, sifilide ed altre che vengono spesso trascurate e che sono in netto aumento.

Hiv: stigma e falsi miti

La difficoltà maggiore che le persone sieropositive, oggi, devono affrontare non è legata alla cure o alla qualità della vita, bensì allo stigma culturale che ancora esiste in merito all’Hiv. Non stupisce che ci sia ancora chi crede che il virus si trasmetta attraverso il semplice bacio.  Va chiarito innanzitutto che lo stile di vita dei sieropositivi non è meno dignitoso degli altri. Le persone che hanno contratto il virus dell’HIV continuano a condurre una vita sociale come quella dei sieronegativi, l’aspettativa di vita non diminuisce e si può continuare a vivere una vita affettiva e sentimentale.

In secondo luogo va precisato che non esistono categorie a rischio ma solo comportamenti atti a facilitare la diffusione del virus: sesso non protetto, scambio di siringhe con soggetti infetti, incidenti sul posto di lavoro (vale soprattutto per infermieri e medici che quotidianamente hanno contatti con aghi o bisturi). Gli omosessuali e i tossicodipendenti rappresentano ormai una percentuale bassa delle persone infette in Italia.
In ultimo ricordiamo che esistono tante altre malattie infettive che causano non pochi disagi e problemi e chi le contrae. Il segreto è rimanere lucidi e responsabili nelle proprie azioni sessuali e non.
La spada di Damocle da arginare rimane l’ignoranza e la disinformazione verso questo tema da parte di molti cittadini, soprattutto i più giovani. Grazie ad un trattamento medico adeguato, oggi i sieropositivi possono vivere e invecchiare, come tutti gli altri. Il virus non sottrae il diritto di continuare a condurre una vita sana, ma il pregiudizio e le discriminazioni sono molto più dolorose di ogni cura.