Tornano a Hong Kong gli scontri tra polizia e manifestanti, con oltre 200 arresti avvenuti solo in quest’ultima settimana. Domenica è stata un’altra giornata di protesta contro la legge sulla sicurezza nazionale nell’ex colonia britannica che Pechino promette di approvare al più presto. Gli scontri con la polizia fanno presagire una ripresa della rivolta che era scoppiata poco meno di un anno fa, innescata da un contestato emendamento alla legge sull’estradizione, in seguito ritirato. I manifestanti, allora come oggi, chiedono maggiore libertà e democrazia. Secondo il governo cinese, però, le proteste di Hong Kong sono istigate da potenze straniere e le nuove leggi serviranno a proteggere la Cina da questo tipo di influenza esterna. Le nuove norme, se approvate, daranno al Partito Comunista un maggiore controllo su Hong Kong. Intanto, l’autonomia dell’isola diventa altro terreno di scontro tra la Repubblica popolare e gli Usa, già ai ferri corti sulla questione pandemia, che hanno avvertito la Cina della possibilità di sanzioni.

Due milioni in piazza, agosto 2019.

Le manifestazioni, ha dichiarato l’attivista pro-democratico Joshua Wong, sono “il preludio a proteste su più vasta scala” che si terranno fino all’approvazione della legge sulla sicurezza nazionale. “È ora per i cittadini di Hong Kong di contrattaccare”, ha scritto Wong su Twitter, chiedendo al mondo di “stare con Hong Kong e opporsi all’iniziativa cinese”. All’Unione Europea, invece, Wong ha chiesto di sanzionare Pechino per avere violato le regole stabilite dalla dichiarazione congiunta sino-britannica del 1984 che prevede autonomia e libertà per la città dopo il ritorno alla Cina, avvenuto nel 1997.

Lo status di Hong Kong

L’accordo del 1997 tra Regno Unito e Cina, il cosiddetto “Handover”, ha sancito il passaggio di Hong Kong da protettorato inglese a regione amministrativa speciale nella sfera di influenza di Pechino. Tuttavia, le contestazioni non sono una novità nel panorama politico del Paese. Nel 2014, Hong Kong era già stata scossa da proteste durate quasi tre mesi. In quel caso, le manifestazioni erano scaturite dalla decisione del Comitato permanente del Congresso nazionale del popolo di riformare il sistema elettorale di Hong Kong. La riforma proposta, che avrebbe implicato una “preselezione” dei candidati alla leadership di Hong Kong da parte del Partito Comunista Cinese (PCC), poi non adottata, era stata percepita come una misura estremamente restrittiva dell’autonomia della regione. Un anno fa, invece, milioni di persone sono scese in piazza per protestare contro il contestato emendamento alla legge sull’estradizione, considerata un pretesto per raggiungere i dissidenti politici fuggiti a Hong Kong dal territorio cinese. In seguito alle proteste ma anche alle pressioni dell’opinione pubblica internazionale, l’emendamento è stato ritirato. (Foto copertina: Getty Images)