Sui cambiamenti climatici, la scienza non ha dubbi e chi li nega fa solo disinformazione. Tuttavia, mentre crescono ovunque i movimenti per la difesa della Terra, aumentano anche i negazionisti. Tra questi, ci sono gli stessi scienziati coinvolti nel programma organizzato dall’industria del tabacco per screditare le evidenze scientifiche che collegano le sigarette al cancro. Le big company del petrolio sono le artefici del vero complotto. Altro che Greta Thunberg “manovrata come un burattino dai poteri forti”.

Il più celebre sostenitore delle teorie che tentano di negare il cambiamento climatico è Donald Trump. In Italia spiccano invece Il Giornale, Libero e Il Tempo, tre quotidiani storicamente campioni nella pubblicazione di bufale e complotti. Sul Climate Change, anche loro hanno dato ampio a spazio a bugie e falsi miti. Eccoli, smontanti uno per uno.

1. IL VIDEO DI CARLO RUBBIA

Il video feticcio citato dalla grande maggioranza dei negazionisti di casa nostra è il discorso del premio Nobel per la Fisica e senatore a vita Carlo Rubbia. Lo scienziato smentisce in parte l’aumento della temperatura, ma il discorso è del 2014 e si basa su una non corretta lettura dei dati perché parte dal 1998 e si ferma al 2013. Si dimenticano inoltre due elementi: il primo è che il premio Nobel Rubbia lo ha vinto per i suoi studi sulla Fisica e non sulla climatologia; il secondo è che il senatore a vita ammette nel discorso che la «situazione è assolutamente drammatica: le emissioni di CO2 stanno aumentando in maniera esponenziale».

2. LE OPINIONI DELLA SCIENZA

Una delle teorie dei complottisti è la presunta mancanza di unanimità tra gli scienziati, ma analizzando tutta la letteratura scientifica e le opinioni degli esperti si nota come una percentuale tra il 97 e il 98% degli esperti scientifici siano d’accordo sul fatto che sono gli esseri umani a causare il riscaldamento globale e che addirittura siano la causa dominante negli ultimi cento anni.

3. L’ADATTAMENTO UMANO

Altra “bufala” dei complottisti è la teoria secondo la quale gli uomini sono sempre sopravvissuti al clima differente che è cambiato nel corso dei secoli molte volte. I grandi cambiamenti tuttavia sono sempre stati ere glaciali e mai “ere calde” e sono avvenute molto prima dello sviluppo della civiltà umana come la conosciamo oggi. Gli scienziati prevedono per le future generazioni un aumento di almeno un 1,5 ° C nei prossimi cento anni, un arco di tempo troppo breve per adattarsi. Nella preistoria, le generazioni hanno avuto invece migliaia di anni per adattarsi.

4. I CONTROLLI NEL PASSATO

Secondo le teorie negazioniste, durante la prima rivoluzione industriale non c’è stato alcun riscaldamento globale e al tempo non c’erano i controlli che ci sono ora. Un’informazione vera solo in parte: in passato non c’erano tutele ambientali e limiti delle fonti inquinanti, ma le emissioni prodotte fino alla seconda guerra mondiale sono state una frazione minuscola rispetto a quelle che produciamo oggi. I numeri parlano molto chiaro: nel Settecento le emissioni globali di CO2 erano circa tra i 3 e i 7 milioni di tonnellate all’anno. Nel 2018, le tonnellate sono state invece 33,1 miliardi.

5. L’AUMENTO DI CO2

L’aumento di CO2 è naturale e non è causato dall’uomo. Questa è forse la bugia più evidente: da quando gli esseri umani hanno incominciato a bruciare combustibili fossili a grandi ritmi, infatti, la concentrazione di C nell’atmosfera è aumentata del 30% dopo essere stata relativamente stabile per 650mila anni. In termini pratici, nell’atmosfera i livelli di CO2 aumentano di 15 gigatonnellate all’anno e gli esseri umani emettono nell’atmosfera 26 gigatonnellate.

6. LA GROENLANDIA ERA VERDE

Davvero la Groenlandia un tempo è stata tutta verde? Non proprio, solo una piccola parte dovuta al breve periodo del caldo medievale e il nome lo hanno dato il Vichingi che colonizzarono quella parte dell’isola a nord del Canada nel Mar Glaciale Artico intorno all’anno mille. La teoria per la quale la Groenlandia un tempo era verde per i negazionisti è un evergreen. In tutti i sensi.