Immanuel Casto, pseudonimo di Manuel Cuni, cantautore e autore di giochi, è uno degli artisti più interessanti e irriverenti degli ultimi anni. Conosciuto come il padre del Porn Groove, dietro ai suoi testi goliardici e ironici in cui gioca con la sessualità e molto altro, si nasconde una visione molto raffinata del presente. Casto è tra i pochi italiani a fare parte del Mensa, l’associazione internazionale senza scopo di lucro di cui possono essere membri le persone rientranti nel 2% della popolazione mondiale con il più alto quoziente intellettivo.

Nelle tue canzoni vi è sempre un doppio livello di lettura, dietro i tuoi testi irriverenti ci sono riflessioni e analisi molto colte.
Grazie, nella maggior parte delle mie canzoni c’è sempre un messaggio importante celato dietro un sorriso o un testo ironico. Solo alcune canzoni si esauriscono in testi divertenti, ma le altre hanno sempre più livelli di lettura. Questo perché non è mai venuta meno la mia libertà. Tutt’al più l’evoluzione è andata di pari passo con una crescente consapevolezza della responsabilità che ognuno di noi dovrebbe avere e che nel tempo ho miscelato con il senso ludico, senza perdere però il lato graffiante e libero. Celare un messaggio profondo dietro un testo ironico è una caratteristica che tento di mantenere costante nel mio lavoro.

Ridere è salvifico?
Assolutamente sì, non puoi risolvere un problema fino quando non ci puoi ridere su. Gli aspetti di me stesso di cui non riesco a ridere mi fanno capire che sono quei lati su cui devo ancora lavorare molto. Esiste solamente un modo di ridere negativo ed è quello degli intolleranti. Coloro i quali propagandano la paura, hanno una risata sardonica, malevola. Sono le persone vittime dell’effetto Dunning-Kruger che è una distorsione cognitiva a causa della quale individui poco esperti in un campo tendono a sopravvalutare le proprie abilità. In pratica al contrario di chi ha tante conoscenze e che di solito, più che risposte, ha in testa domande, chi non sa niente, ha invece la certezza di sapere tutto. Di solito queste persone creano mondi di paure, mentre chi possiede la dote dell’autoironia e sa ridere, possiede le armi giuste per distruggere la paura.

In alcuni tuoi testi, come Killer Star, Da Quando Sono Morto e che Bella la Cappella, vi sono atmosfere e tematiche molto cupe. In te sembrano convivere la risata e la malinconia.
Questa dimensione cupa si trova in molti brani ed è estremamente importante. Non è presente solamente in quelli con tematiche più dark, c’è anche in tanti brani apparentemente più leggeri, come “50 Bocca / 100 Amore”. Celate dietro a brani più leggeri, si nascondono sempre tematiche molto più profonde in cui, come spesso nella vita, si fondono ridere, malinconia, felicità e drammaticità. Solo mettendo insieme tutte queste sensazioni, si può avere un quadro complessivo.
Si dice che l’umorismo efficace, oltre l’ilarità, abbia sempre una componente di dolore e una di verità. A volte quando parlo della mia vita o della mia infanzia, la gente pensa che sia stata triste, invece ho sempre riso e ho sempre avuto autoironia. Ogni giorno sono in contatto con la mia parte triste e ogni giorno rido. L’autoironia è una grande fortuna.

La pornografia e la sessualità possono ispirare forme d’arte.
Sono due realtà quotidiane e in quanto tali sono anch’esse fonte di inspirazioni. Mi interfaccio con esse tutti i giorni. Nella vita personale il sesso ormai lo vivo in modo emotivo, mi annoio se non c’è una forte connessione mentale. La sessualità e il piacere sono parti fondamentali della vita. La rappresentazione del concetto dell’amore nell’arte dovrebbe riguardare il fatto che il sesso è scambio, una forma di apertura, contro i muri e la chiusura. La vita forse non ha un senso, ma ha uno scopo, dare e ricevere piacere. Anche come lotta contro la paura.
La pornografia è invece molto diversa, spesso la gente si chiede cosa insegna il porno. Ma è una domanda sbagliata, non bisogna caricarla di oneri non suoi. La pornografia non deve insegnare niente, serve per masturbarsi e se la gente lo facesse di più prima di uscire, questo sarebbe un mondo migliore. Sono la scuola e la famiglia che devono insegnare l’educazione sessuale.

- PUBBLICITÀ - 

Perché secondo te la società moderna, al contrario di quella greca e romana classica, ha ancora paura del rapporto con il corpo e con il sesso?
Spesso mi chiedo se il sesso sia ancora un tabù e mi rispondo che dipende da cosa si intenda per sesso e per tabù. Il sesso è ancora un tabù con tutto quello che si vede e si sente? Al livello di immagine è ormai sdoganato, anzi permea la società moderna. In pubblicità è presente ovunque e lo dico senza moralismo. È difficile pubblicizzare del silicone senza che vi si accosti qualche parte anatomica, ma quando si parla di consapevolezza della propria sessualità tutto cambia. Rimane spesso un tabù quando si parla di educazione sessuale, di dialogo in famiglia e nella società. In famiglia si parla poco del sesso quando diventa sentimento, emotività, piacere, orientamento o discriminazione dei propri figli.
Si tende ancora a negare che fino a 14 anni si provino pulsioni sessuali, quando è un percorso personale e fisiologico diverso per ognuno di noi. Eppure è fondamentale ricevere una corretta educazione sessuale per poter vivere con serenità l’adolescenza, ma purtroppo è molto complicato per i giovani ricevere informazioni corrette. L’importanza della sessualità come fenomeno di liberazione e quindi spesso censurato, è evidente quando si pensa che tutti i totalitarismi fanno repressione sessuale. Questo perché la sessualità è davvero difficile da controllare e l’orgasmo ti rende libero.

Che ne pensi dell’epoca che stiamo vivendo?
In generale sono molto ottimista, ma non nego le difficoltà. Sono quello che si definisce un “ottimista realista”. Oggi siamo di fronte a un ciclo storico sicuramente negativo, ma sul futuro, per quanto serviranno anni, rimango ottimista.

È uscito da poco il tuo album l’Età del Consenso.
L’Età del Consenso raccoglie i primi quattordici anni della mia carriera e gioca sul fatto che in Italia l’età del consenso si raggiunge a quattordici anni. In diritto è chiamata età del consenso l’età a cui una persona è considerata capace di dare un consenso informato ai rapporti sessuali. Il titolo è anche ispirato all’album “The Age of Consent” della band Bronski Beat in cui vi era un brano “Smalltown Boy”, che era di fatto un pezzo contro l’omofobia.
Mi sono sempre divertito molto a fare quello che faccio e mi diverto tantissimo ancora oggi. All’inizio non c’era progettualità, però ad un certo punto è diventata fondamentale. La creatività è libera, non nasce a tavolino e chi ascolta la musica lo vuole sicuramente percepire, ma poi però la progettualità deve accompagnarsi all’ispirazione. Ho continuato a fare quello che ho sempre fatto, ma a un certo punto ho compreso perché lo stavo facendo. In questo senso, dopo quattordici anni sono entrato anch’io metaforicamente nell’età del consenso.

Ti definisci un gamer.
Sono appassionatissimo di giochi da tavolo e nel 2012 ho ideato il gioco di carte Squillo che ha avuto molto successo. Per me il gioco è una passione, una palestra delle emozioni. Un incontro tra intelligenza logica e creatività, che considero tra le mie principali qualità . Nel gioco anche le emozioni negative hanno un loro perché. La tensione, il tradimento e la vendetta nel gioco sono molto belle ed interessanti, al contrario che nella vita quotidiana.

Sei agnostico?
Mi definisco un ateo agnostico, non posso sapere e quindi non credo. Credo che nella vita conti l’amore, in senso lato, la vicinanza, lo scambio e l’arricchimento reciproco. Credo molto nell’aspirazione alla crescita, che a volte diventa proprio la discriminante con cui scelgo le persone. Se mi fanno crescere, se si evolve reciprocamente, le scelgo, se, al contrario, sento di perdere tempo, lascio stare. Metaforicamente, il driver della mia vita è aiutare gli altri e crescere, aiutando me stesso.

Cos’è per te la curiosità?
La curiosità è la necessità della conoscenza. Le informazioni di cui abbiamo bisogno nell’esistenza non sono apparentemente poi così tante, ma dipende da come si vuole vivere. Ci sono persone che si accontentano di vivere in un mondo più ristretto, non c’è nulla di male, io però voglio vivere ad un livello diverso e per questo la curiosità diventa fondamentale.




Di Luca Fortis
Giornalista professionista, laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla Cattolica di Milano. Un pizzico di sangue iraniano e una grande passione per l’Africa e il Medioriente. Specializzato in reportage dal Medio Oriente e dal Mediterraneo, dal 2017 vive a Napoli dove si occupa di cultura e quartieri popolari e periferici.