È stato il voto più atteso dall’inizio della legislatura. Gli iscritti del Movimento 5 Stelle sono stati chiamati ad esprimersi, attraverso il voto on line sulla piattaforma Rousseau, sull’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini.

Da sempre contrari all’immunità parlamentare, gli iscritti però hanno salvato il ministro degli interni e vicepremier leghista, accusato di sequestro di persona in merito ai fatti della nave Diciotti con i 137 migranti bloccati per giorni in mare. Le indicazioni dei vertici 5Stelle erano state chiare: salvare il Capitano, per salvare il governo. In barba ai valori e ai principi legalitari del Movimento.

Lo stop al processo è passato con il 59% dei voti, anche se pesa – e tanto – quel 41% che ora dovrà fare i conti con un Movimento sempre più spostato a destra e sempre più lontano dagli anni delle origini.

Luigi di Maio.

Il quesito mal posto (per votare a favore dell’autorizzazione a procedere si doveva votare No e viceversa), i ritardi e i problemi tecnici sulla piattaforma Rousseau hanno fatto lievitare la tensione fin dalle prime ore del mattino. Poi, in serata, la pubblicazione del risultato.

Da subito è eslosa sul web la rabbia dei militanti. Sulle pagine social dei parlamentari e sul Blog delle Stelle, in centinaia si chiedono se sia giusto che poche migliaia di iscritti decidano in nome degli oltre 11 milioni di voti che hanno portato i 5Stelle al governo. Ma soprattutto in tanti si chiedono cosa sia rimasto dei valori fondanti del Movimento ad iniziare da quel privilegio chiamato immunità.

Annuncia l’addio al M5S Silvia Chimienti, stimata ex parlamemtare torinese vicina a Roberto Fico che non ha voluto ricandidarsi alle ultime elezioni politiche ed è lontana dal controllo dell’ufficio comunicazione del Movimento. Sulla sua pagina facebook, le fanno eco tanti (ormai ex) elettori pentastellati.
Secondo le ultime indiscrezioni, potrebbero lasciare nelle prossime ore anche tutti i “dissidenti” vicini a Fico che sono tornati a criticare la linea Di Maio, dopo la batosta elettorale in Abruzzo dove i 5Stelle sono crollati dal 40% delle ultime politiche al 19%. Perdite importanti come le dimissioni di tutti i consiglieri di Taranto, arrivate dopo le polemiche sul caso Ilva.
Per Elena Fattori, “lo spostamento a destra non paga”. Per la sentarice Paola Nugnes, con il voto su Salvini si è consumata una “recessione etica e morale”. Ma le reazioni più dure arrivano dalla stampa da sempre vicina ai 5Stelle. Marco Travaglio parla di “Movimento 5Stalle” e per Andrea Scanzi del Fatto Quotidiano si tratta di “Un’ Exit strategy che è un suicidio politico”. Quanto a Beppe Grillo, il Corriere della Sera rivela che il fondatore del Movimento avrebbe deciso di rompere con Di Maio dicendo: “Io conosco tutto di lui”. Lo chiama “il piccoletto” (in un miscuglio di ironia e irritazione). Tra le battute velenose del garante, emerge il fastidio per le scelte del Movimento.

Dal voto su Matteo Salvini emergono in realtà alcuni elementi non più trascurabili. Il Movimento, con l’esito di ieri e le modalità con cui il voto è stato gestito, è diventato – innanzitutto – un partito come gli altri, con i limiti e gli errori di tutti i nemici di sempre. Le velleità legalitarie sono un fatto del passato che non può più essere più esibito come un trofeo. I pentastellati hanno mutato pelle: lo spostamento a destra è un fatto di cui qualcuno dovrà render conto.
Se oggi si votasse, la Lega fagociterebbe il M5S, mentre tutta l’area “progressista” – presente nonostante tutto, tra gli elettori del Movimento – opterebbe per l’astensione.

La difesa dell’ultra destra salviniana e l’abbandono dei grandi tempi – dal Tav alla Tap, dall’immunità al caso Ilva – sono il prezzo da pagare per la tenuta del governo. Era proprio necessario?

Di Mauro Orrico
Salentino di origine, romano di adozione, è laureato in Scienze Politiche (La Sapienza) con Master in Tutela Internazionale dei Diritti Umani. Ha lavorato per Rai3 e La7d. Da 12 anni è anche organizzatore di eventi di musica elettronica e cultura indipendente. Nel 2014 ha fondato FACE Magazine.it di cui è direttore editoriale..