L’ultima tegola sul M5S è l’arresto di Marcello de Vito, presidente dell’Assemblea capitolina e numero uno dei grillini in Campidoglio. L’ex candidato sindaco 5Stelle è stato arrestato con l’accusa di aver intascato tangenti nell’ambito dell’inchiesta sul nuovo stadio della Roma. Il Movimento lo ha espulso e la sindaca Virginia Raggi ha dichiarato che il fatto è gravissimo ma andrà avanti comunque.

La notizia arriva nel giorno in cui il M5S salva Matteo Salvini dal processo sul caso della Nave Diciotti. Dopo la Camera, mercoledì 20 marzo, anche il Senato ha votato per l’immunità del ministro degli Interni: i no sono stati 237. I 5 Stelle hanno salvato Matteo Salvini, con il voto di tutto il centrodestra, come hanno già fatto alla Camera, in linea con il voto on line degli iscritti.

Intanto, secondo l’ultimo sondaggio Swg per il Tg La7, il M5S crolla al 21%, superati (di poco) dal Pd (al 21,1%). Nel Movimento, i malumori crescono sempre di più con la senatrice “dissidente” Paola Nugnes che ha votato contro l’immunità di Salvini e osserva: “Il M5S è ormai un movimento di destra”.

Marcello De Vito e Luigi di Maio. Credits foto: Ansa
Marcello De Vito e Luigi di Maio. Credits foto: Ansa

Da sempre contrari all’immunità parlamentare, il M5S ha così “graziato” il ministro degli interni e vicepremier leghista, accusato di sequestro di persona per i 139 migranti bloccati per giorni in mare. Il governo si è giustificato parlando di difesa “dell’interesse nazionale”, ma in tanti si chiedono cosa sia rimasto dei valori fondanti del Movimento ad iniziare da quel privilegio chiamato immunità.

Secondo le ultime indiscrezioni, potrebbero lasciare nelle prossime ore i “dissidenti”, tornati a criticare la linea Di Maio, dopo la batosta elettorale in Abruzzo e Sardegna dove i 5Stelle sono crollati dal 40% delle ultime politiche al 19%. Perdite importanti come le dimissioni di tutti i consiglieri di Taranto, arrivate dopo le polemiche sul caso Ilva.
Per Elena Fattori, “lo spostamento a destra non paga”, ma le reazioni più dure arrivano dalla stampa da sempre vicina ai 5Stelle. Marco Travaglio parla di “Movimento 5Stalle” e per Andrea Scanzi del Fatto Quotidiano si tratta di “Una Exit strategy che è un suicidio politico”. Quanto a Beppe Grillo, il Corriere della Sera rivela che il fondatore del Movimento avrebbe deciso di rompere con Di Maio dicendo: “Io conosco tutto di lui”. Lo chiama “il piccoletto” (in un miscuglio di ironia e irritazione). Tra le battute velenose del garante, emerge il fastidio per le scelte del Movimento.

Dal voto su Matteo Salvini emergono in realtà alcuni elementi non più trascurabili. Il Movimento è diventato – innanzitutto – un partito come gli altri, con i limiti e gli errori di tutti i nemici di sempre. Le velleità legalitarie sono un fatto del passato che non può più essere più esibito come un trofeo. I pentastellati hanno mutato pelle: lo spostamento a destra è un fatto di cui qualcuno dovrà render conto.
Se oggi si votasse, la Lega fagociterebbe il M5S, mentre tutta l’area “progressista” – presente nonostante tutto, tra gli elettori del Movimento – opterebbe per l’astensione.

La difesa dell’ultra destra salviniana e l’abbandono dei grandi tempi – dal Tav alla Tap, dall’immunità al caso Ilva – sono il prezzo da pagare per la tenuta del governo. Era proprio necessario?

Di Mauro Orrico
Salentino di origine, romano di adozione, è laureato in Scienze Politiche (La Sapienza) con Master in Tutela Internazionale dei Diritti Umani. Ha lavorato per Rai3 e La7d. Da 12 anni è anche organizzatore di eventi di musica elettronica e cultura indipendente. Nel 2014 ha fondato FACE Magazine.it di cui è direttore editoriale..