È uscito in questi giorni il nuovo, atteso album de Il Teatro degli Orrori, disco che la rock band presenterà durante un lungo tour, in partenza il 22 ottobre da Padova. “Il Teatro degli Orrori” è un disco composto da dodici tracce che, come pugni, dipingono l’affresco dell’Italia dei nostri giorni. Pierpaolo Capovilla e gli altri membri della band più importante del rock indipendente italiano ci presentano, in questa intervista, il loro ultimo, omomimo album.

“Scappiamo via da un paese che non cambia, perché non vuole cambiare. Non cambia perché non vuole”.
Lavorare stanca è il primo singolo tratto da questo nuovo album e racconta la vostra rabbia e risentimento per questo paese che non cambia mai..
Certo c’è risentimento e c’è anche una qualche forma di alterità nei confronti di questo paese nel quale viviamo circostanze in cui non riusciamo a riconoscerci un po’ tutti, no?

Un disco omonimo, si chiama “Teatro degli orrori” probabilmente proprio per un ritorno alle origini, ritorno a questa rabbia che contraddistingue i testi del Teatro degli orrori. Quali sono i temi che affrontate in questo nuovo lavoro?
Non che la rabbia e indignazione siano mancati nei dischi precedenti. Sai questo è un disco che abbiamo scritto in grande libertà. Per il nostro terzo album “Il mondo nuovo” abbiamo scelto un tema che era quello del migrante. Questo disco lo abbiamo scritto senza preoccuparci del sentiero, del dove ci avrebbe portato. In realtà ci sono dei temi che sono emersi in maniera naturale e spontanea, uno di questi indubbiamente è il lavoro, la liberazione nel lavoro di cui le sinistre occidentali si sono sempre preoccupate molto, ma anche e soprattutto la liberazione dal lavoro: quindi l’ozio, il tempo libero da dedicare all’amore, ai propri affetti ma anche all’arte e alla musica. La musica è importante. C’è il tema del decadimento culturale, politico quindi antropologico della società italiana. E poi sfioriamo anche quello doloroso e decisamente urgente degli psicofarmaci e di quello che accade negli SPDC cosiddetti Servizi Psichiatrici Diagnosi e Cura, un tema a cui teniamo molto. Abbiamo scritto nel disco chiaro e tondo che il Teatro degli orrori sostiene la campagna per l’abolizione della contenzione meccanica promossa dal Forum salute mentale. Che cosa succede nei SPDC? Hanno sostanzialmente sostituito i manicomi; in Italia abbiamo una legge sulla cura mentale, forse la più avanzata nel mondo. Si chiama legge Basaglia che però è stata tradita negli anni perché in realtà i manicomi ci sono ancora. Sono diffusi, sono in tutti i grandi ospedali. Cosa succede? Quasi tutti vengono legati ad un letto, soprattutto gli anziani e coloro che subiscono i cosiddetti trattamenti sanitari obbligatori, veri e propri sequestri di persona legalizzati e io trovo sia un tema cruciale in una democrazia aperta quale è o dovrebbe essere la nostra. Un tema emerso spontaneamente nel disco con “Benzodiazepina” e che poi abbiamo approfondito in “Slint” che è una canzone alla quale siamo molto legati.

Teatro degli Orrori

Una giornata al sole è un brano un po’ più luminoso che chiude tutto il disco e che parla del tempo che si può dedicare all’amore magari la domenica quando spesso non si lavora.
Hai detto bene: spesso non si lavora. Una volta non si lavorava, si santificavano le feste, la domenica come pausa, come liberazione momentanea dal lavoro: l’ora d’aria.

Nel nuovo album c’è una canzone che dice “senza accorgermene sono diventato di destra” e si chiama: “Il lungo sonno (lettera aperta al Partito Democratico)”, questo è un bel titolo..
Uno dei pezzi più sarcastici e ironici del disco. Alcuni sanno che io sono stato un militante del Partito Democratico anni fa, non mi sono più iscritto dal 2010. Io vivo con un certo rimorso ma anche un certo sentimento di lutto il mutamento del gruppo dirigente del Pd in questi giorni, nelle circostanze in cui ci troviamo ora, perché il Pd erede del partito Comunista italiano di Enrico Berlinguer del quale ricordiamo la figura moralizzatrice, questo partito si è trasformato nel giro di pochi mesi in un partito iperliberista e di destra; è ciò che i filosofi chiamerebbero una eterogenesi dei fini, qualcosa di terribilmente vero in questo mutamento del partito. Quando Renzi diceva “cambiamo verso” faceva sul serio, ha veramente cambiato verso: ha trasformato il partito in qualcosa di completamente e interamente diverso, quando non contrario, a ciò che era prima.

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Voi siete uno dei gruppi italiani più importanti dal punto di vista dei temi che affrontate, purtroppo oggi c’è tanta musica senza contenuto. Voi avete dichiarato “Noi non siamo mainstream, non lo siamo mai stati ma con la nostra musica da sempre riusciamo a vivere. È l’unica cosa che ci importa”.
Di musica ce n’è tantissima senza contenuti. Assolutamente è una grandissima soddisfazione, è qualcosa di avvincente se ti capita nella vita, soprattutto quel non essere mainstream in realtà cela o mal cela se vogliamo la sfida principale di musicisti come noi che è quella di riuscire a far sì che questa musica, cioè un rock bello, massimalista, radicale, genuino, autentico diventi alla portata dell’immaginario collettivo del paese. Se riusciamo a fare questo allora vorrà dire che non soltanto siamo riusciti ad arrivare alla fine del mese con i nostri dischi, con i nostri concerti ma avremo contribuito ad un piccolo ma significativo mutamento del paese stesso.

Come sarà questo nuovo tour?
Sarà lungo e intenso per tutti, per noi e per il pubblico, sarà purgatoriale. Abbiamo deciso di fare dei locali un po’ più piccoli perché ci piaceva l’idea con il concerto di tornare alle origini e fare un tour per avere meno spazio tra noi e la gente perché siamo convinti che in questo momento storico dove tutti cercano di allontanare tutti sia in realtà importante cercare la condivisione vera, la vicinanza con le persone. E un po’ perché il bello del rock è quello dell’imprevedibilità di quello che può succedere durante un concerto. Siamo sempre stati abbastanza spericolati sul palco e la gente ha sempre apprezzato questa cosa, non ci mettiamo solo la musica ma ci mettiamo anche il corpo. In una venue più piccola, dove le transenne non sono a 5-10 metri di distanza dal palcoscenico, avviene davvero un corpo a corpo, si cerca quasi la rissa, ovviamente non per farci male ma per farci un paio d’ore di vita veramente vissuta con della buona musica. Un vero concerto rock lo fa la band sul palcoscenico e il pubblico. Lo facciamo insieme quindi deve essere o deve diventare un rapporto dialettico tra l’artista e il fruitore della musica. Noi ci lasciamo rapire dal pubblico, vogliamo nuotare nella marea umana. Quella vicinanza di cui parlavamo prima diventa quasi una forma di organicità con il pubblico stesso, è qualcosa di orgiastico, violentemente e meravigliosamente catartico.

TEATRO DEGLI ORRORI IN TOUR

il 22 ottobre al CSO Pedro di Padova,
il 23 ottobre all’Hiroshima Mon Amour di Torino,
il 24 ottobre a Il Deposito di Pordenone,
il 29 ottobre al Black Out di Roma,
il 30 ottobre alla Casa della Musica di Napoli,
il 31 ottobre al Barbara Disco Lab di Catania,
il 6 novembre all’Arci App Colombofili di Parma,
il 7 novembre al Circolo Magnolia di Segrate (Milano),
il 14 novembre al The Cage Theatre di Livorno,
il 20 novembre alla Latteria Molloy di Brescia,
il 21 novembre al Vidia di Cesena (Forlì-Cesena),
il 27 novembre al Demodè Club di Modugno (Bari),
il 28 novembre all’Urban Club di Sant’Andrea delle Fratte (Perugia),
il 4 dicembre al Teatro Miela di Trieste,
il 5 dicembre al CSO Rivolta di Marghera (Venezia),
il 7 dicembre al Container Club di Grottammare (Ascoli Piceno),
l’11 dicembre al TPO di Bologna,
il 12 dicembre all’Auditorium Flog di Firenze
il 18 dicembre all’Emporio Malkovich di Verona.

www.ilteatrodegliorrori.com
www.facebook.com/ilTeatrodegliOrrori
(Credit Foto: Roberto Serra per ilteatrodegliorrori.com)

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