Dopo due settimane di lotta, le donne hanno vinto. La Polonia ha dichiarato lo stop al divieto di aborto. Il governo guidato dalla destra del premier Mateusz Morawiecki e dell’uomo forte e leader storico Jaroslaw Kaczynski aveva deciso di tradurre in legge una sentenza della Corte costituzionale, che vietava l’aborto anche nel caso di malformazioni gravi o mortali del nascituro. Le proteste non violente di migliaia di donne, sostenute da buona parte dell’opinione pubblica, hanno spinto l’escutivo a “rinviare” la legge e proporre il dialogo col paese reale.

La vittoria è del movimento “Strajk Kobiet” (Sciopero delle donne), ma anche dei tanti uomini – soprattutto giovani – che hanno sostenuto la battaglia. Tra loro, anche molti elettori vicini alla destra di governo e alla chiesa cattolica. Contro la legge si sono schierate anche la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, e la cancelliera tedesca Angela Merkel, che hanno subito ammonito che «nella Ue sui diritti delle donne non si torna indietro».

Foto © Strajk Kobiet – Twitter

La svolta rappresenta una felice sorpresa in quello che oggi è considerato il Paese più conservatore dell’Unione Europea, dove le libertà e i diritti civili sono messi ogni giorno in discussione dal governo più reazionario del continente. Basti pensare che lo scorso 25 luglio la Polonia è uscita dalla Convenzione di Istanbul sulla violenza sulle donne, mentre non si ferma la crociata anti-gay del governo. Molta indignazione ha suscitato ad agosto la durissima repressione della polizia nei confronti di alcuni manifestanti lgbt, che pacificamente erano scesi in piazza per protestare contro l’omofobia e la “detenzione preventiva” dell’attivista per i diritti umani Margot Szutowicz. Il sit-in si è concluso con oltre 50 arresti, violenze e due attivisti prelevati in casa e arrestati solo per aver posto la bandiera arcobaleno su alcuni monumenti della città. Come se non bastasse, 100 Comuni controllati dal partito sovranista al potere si sono dichiarati “zone franche Lgbt”. In risposta ai deliri ultra reazionari, l’Europa ha punito la Polonia tagliando le sovvenzioni a queste città, ma poco o nulla è cambiato.