A passo lento, percorrendo antichi sentieri, superando forre tufacee e profonde gravine scavate nella roccia calcarea; canyon naturali prodotti dal lento scavare dell’acqua in un paesaggio formatosi nel corso di millenni di attività erosiva. Qui l’uomo ha modellato, al pari degli elementi naturali, abitazioni e chiese, luoghi di culto che formano un tutt’uno con il paesaggio circostante. È l’Italia rupestre, fatta di luoghi marginali, spesso poco conosciuti, alla periferia dei grandi siti archeologici e della città d’arte più famose.

Un’immersione nella natura che spesso coincide con alcuni dei più bei cammini e itinerari della Penisola e capace di attrarre negli ultimi anni un numero sempre maggiore di visitatori. L’architettura rupestre offre uno sguardo unico e una prospettiva singolare da cui cogliere l’antico rapporto tra l’uomo e la natura; una relazione sinergica e collaborativa che consente al camminatore, in giro per l’Italia rupestre, di ripensare il paesaggio come parte integrante della dimensione umana. Una riflessione ecologica, oggi, più che mai necessaria e che segue i percorsi, da nord a sud di cinque itinerari rupestri in giro per la penisola.

Pantalica e la valle dell’Anapo (Sicilia)
Una quarantina di chilometri a ovest di Siracusa, si apre un paesaggio impervio, solcato da profondi canyon scavati per millenni dall’attività erosiva dei fiumi Anapo e Calcinara. È lungo i fianchi scoscesi dell’altopiano che, a patire dal XIII secolo a. C. sono state ricavate migliaia di grotte, alcune naturali, altre artificiali dove gli antichi abitanti della costa hanno trovato rifugio. Utilizzate come necropoli e abitazioni, per la loro posizione strategica, furono abbandonate nel corso dell’XI secolo a. C. e riabitate successivamente qualche secolo dopo. Pantalica e la valle dell’Anapo fanno parte di una riserva naturale dichiarata nel 2005 Patrimonio dell’umanità e riconosciuta come uno dei siti rupestri più suggestivi della penisola.

Le tombe di Pantalica

I sentieri per visitare le grotte e l’area naturale della valle dell’Anapo sono tutti ben segnalati e, pur presentando tratti non sempre agevoli, possono essere effettuati anche da camminatori meno esperti. Una sufficiente scorta d’acqua, scarpe da trekking e macchina fotografica e poi via alla scoperta della Grotta dei Pipistrelli, dell’acropoli di Pantalica, in posizione drammaticamente scenografica sul punto più alto dell’altopiano e della chiesa rupestre di san Nicolicchio. E poi le oltre 3mila grotte per un indimenticabile viaggio indietro nel tempo nell’Italia rupestre.

Chiese rupestri di Matera (Basilicata)
Nei dintorni di Matera sono state, a oggi, censite 155 chiese rupestri, costruite nell’Alto Medioevo come luoghi di culto e meditazione e successivamente impiegate come abitazioni o ricoveri per animali. Una trasformazione comune a molti altri luoghi presenti in giro per l’Italia, la cui antica destinazione si è trasformata, al pari della roccia tufacea, seguendo i cambiamenti sociali e politici del territorio. Un percorso perfetto per un turismo slow, capace di coniugare esperienze culturali, enogastronomia e un contatto più intimo con le realtà locali.

Matera

Tra le molte chiese rupestri di Matera ricordiamo quella di Santa Maria de Idris, nella cui cripta sono custoditi pregevoli affreschi datati all’anno Mille, mentre, poco distante, la chiesa di Santa Lucia alle Malve, risalente all’VIII secolo, fu il primo luogo di culto femminile dell’Ordine benedettino. Superando il canyon della Gravina la chiesa della Madonna delle Vergini è un luogo magico da cui si gode una vista unica sulla città dei Sassi, mentre, una quindicina di chilometri a sud di Matera, in posizione isolata, nella Cripta del Peccato Originale è possibile ammirare uno stupefacente ciclo di affreschi che le ha valso il titolo di Cappella Sistina dell’arte rupestre.

Vitozza (Toscana)
Nel cuore della Toscana etrusca, dove le vie Cave tagliano il paesaggio tufaceo in ampi canali incassati nel bosco, l’abitato di Vitozza, nel comune di Sorano, è una vera e propria città perduta. Impossibile non restare affascinati dalla collocazione dell’insediamento rupestre, circondato da boschi, sfiorato dalle acque del fiume San Quirico, nella quiete bucolica dell’entroterra toscano. Seguendo i sentieri, ben segnalati, del percorso rupestre di Vitozza scopriamo le oltre duecento grotte scavate nella roccia e abitate fin dall’epoca medievale. All’interno dell’area archeologica sono presenti i ruderi di un castello (la Roccaccia), i muri perimetrali di un’antica chiesa e i resti di un secondo castello, costruito a scopo difensivo per proteggere i confini nord-occidentali dell’abitato.

Castello di Vitozza

L’escursione all’antico abitato di Vitozza segue così un doppio binario che interseca gli edifici medievali costruiti in solida pietra e i luoghi rupestri modellati nella morbida roccia tufacea. Singolari esempi di quella capacità umana di modellare il paesaggio che trova, nel territorio circostante, altre splendide testimonianze nei comuni di Pitigliano, Sovana e Ischia di castro. La città perduta di Vitozza può così diventare l’opportunità di un viaggio tra natura e storia alla scoperta di un territorio poco frequentato, ma ricco di percorsi escursionistici tra i più belli d’Italia. Un viaggio slow tra natura e archeologia.

Gravina di Ginosa (Puglia)
È difficile, da queste parti, distinguere tra paesaggio umano e paesaggio naturale, entrambi modellati dall’azione dell’acqua e del vento. Il territorio è stato scavato dalle acque meteoritiche che hanno formato un profondo canyon che abbraccia, quasi per intero, il territorio dei villaggi trogloditici della Gravina di Ginosa. È in questo luogo impervio che gli abitanti hanno costruito, a partire dall’Alto Medioevo, abitazioni scavate nella roccia. Non semplici grotte, come nel caso di Vitozza o Pantalica, ma case con cisterne, scalinate, magazzini e abbeveratoi.

Gravina di Ginosa

L’insediamento di Rivolta è composto da 66 case-grotta ed è ritenuto uno dei più importanti esempi, in Italia, di architettura rupestre. Più in basso, verso il torrente, il villaggio di Casale, modellato scavando la roccia del luogo, con la presenza di significative testimonianze cultuali come la chiesa dei Santi Medici con all’interno una raffigurazione della Crocifissione del Cristo. La spettacolarità degli abitati rupestri è data, oltre che dalla loro scenografica posizione, dalla complessità del piano urbanistico, una vera e propria città trogloditica con pochi esempi simili in Italia. Tanto che il luogo è stato utilizzato, nel 1963, come set cinematografico per alcune scene del film Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini.

Val Camonica (Lombardia)
Nel 1973 le Incisioni rupestri della Val Camonica sono entrate a far parte del Patrimonio dell’Umanità, diventando il primo sito in Italia a ottenere tale riconoscimento. Un’eccezionale testimonianza di arte rupestre che va dal Mesolitico (ca. 10mila anni fa) fino al Basso Medioevo. In questo enorme arco di tempo sono state incise, su oltre 2mila rocce, scene di caccia, simboli celesti, figure antropomorfe e simboli religiosi cristiani. Una narrazione litica che si dispiega lungo i pendii della Val Camonica, in otto parchi organizzati con sentieri, musei e punti di osservazione.

Rosa Camuna

Tra le raffigurazioni più singolari quella della Rosa Camuna, simbolo tutt’ora oggetto di dibattito, raffigurante una sorta di fiore, a quattro petali e spesso associato a figure di guerrieri danzanti in atto di proteggerlo. E poi la mappa di Bedolina, uno straordinario esempio di antica cartografia, con incise sulla roccia linee e aree che raffigurano il territorio circostante, con campi e corsi d’acqua, così come doveva apparire agli antichi abitanti. Il Parco Nazionale delle incisioni rupestri è facilmente accessibile, i sentieri sono ben segnalati e i percorsi possono contare su pannelli illustrativi e la possibilità di seguire visite guidate.