La moda rende liberi. Assioma o postulato che, per definizione, non necessita di essere empiricamente dimostrato, ancor più se si parla di grandi imperi produttivi. Senza dubbio pregevoli rivoluzioni stilistiche, forse meglio dire estetiche, per i marchi affermati, che se condite dal mito onirico e servite con una colta, e a tratti retorica, visione del mondo, affascinano e trascinano i followers sui social. Aspiranti al medesimo successo o portatori sani di una semplice condivisione. Potere dell’empatia e dell’“Adoro!”. Tuttavia, in contesti dove il fashion business non è proprio di casa, i sogni hanno il look dell’utopia e il migliore escamotage per realizzarli, senza contare sul supporto delle logiche perverse del mondo virtuale e degli influencer, è basare la propria strategia sulla creatività collettiva per fermare il declino. In modo etico.

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In Calabria c’è un brand che ha saputo fare della libertà e della legalità il punto di partenza per il riscatto attraverso il settore della moda, sfidando le mafie e il disagio sociale, in cui troppo spesso piomba la punta dello Stivale. Indipendentemente dalle mere strategie commerciali e agendo direttamente sul campo con i fatti, senza pontificare dall’alto. Si chiama Cangiari e in dialetto calabrese il termine significa “cambiare”. La label nasce con il Gruppo Cooperativo Goel che raccoglie numerose attività imprenditoriali nella Piana di Gioia Tauro, vicino Reggio Calabria, e nella Locride. Cangiari è il primo marchio di moda eco-etica del nostro Paese, la cui filosofia stilistica si fonda su tre pilastri: savoir faire artigiano tipicamente made in Italy grazie alle lavorazioni e ai tessuti prodotti al telaio, recuperando in chiave contemporanea la tradizione grecanica-bizantina, con preziose e personalizzabili rifiniture sartoriali; il rispetto dell’ambiente grazie all’utilizzo di materiali e colorazioni naturali ed eco-sostenibili; l’etica, attraverso il coinvolgimento nella filiera produttiva tutta italiana, gestita dal Gruppo Goel, delle fasce sociali meno tutelate.

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L’obiettivo di Goel, parola che ha un’etimologia biblica e significa “il liberatore”, è la liberazione delle comunità locali, grazie all’impegno produttivo e artigianale. Combattendo contro chi nega la dignità dei più deboli e delle persone indifese, denunciando gli strapoteri calabresi deviati e contribuendo alla valorizzazione del territorio. Grazie alla creatività, al talento e all’ingegno, Goel non opera solo nel fashion ma ha come mission anche la promozione di attività nei settori del turismo responsabile, l’agricoltura biologica, la multimedialità, i servizi socio-sanitari. E dal 2008 ha lanciato l’Alleanza con la Locride e la Calabria, che associa oltre 3.000 persone e 740 tra enti e organizzazioni, per contrastare la proliferazione del fenomeno mafioso.

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Domani, giovedì 10 dicembre, Cangiari, in collaborazione con la Ong ActionAid, che da anni si occupa di combattere la fame, la povertà e l’esclusione sociale, porterà in passerella a Roma un’antologia delle sue creazioni più rappresentative. Sarà una sfilata etica, con la direzione artistica di Antonio Falanga, alla presenza della stilista Marina Spadafora, vincitrice del premio ONU Women Together Award 2015 per l’impegno nella moda sostenibile, special guest dell’evento con Andrew Morgan, autore di The True Cost, docufilm sugli eventi del Rana Plaza dell’aprile 2013, uno dei più gravi disastri nella storia dell’industria tessile.
Se la moda ci insegna che la vera libertà sta nel cambiamento, Cangiari ne è un esempio concreto e illustre. Il resto è marketing, che ci piaccia o no, probabilmente bello, forse brutto, ma ben fatto.

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INFO
cangiari.it

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