Segna una vera e propria svolta nelle indagini, la decisione della Procura di Lecce di iscrivere dieci nomi nel registro degli indagati, nell’ambito dell’inchiesta sulla diffusione del batterio Xylella fastidiosa che ha colplito migliaia di ulivi secolari in Salento. Tra gli indagati, oltre a funzionari della Regione Puglia, ricercatori del Cnr e dello Iam e componenti del Servizio Fitosanitario centrale, c’è anche Giuseppe Silletti, comandante regionale del Corpo Forestale e commissario straordinario per l’emergenza fitosanitaria. Il capo d’accusa è la diffusione della malattia, il deturpamento e la distruzione di bellezze naturali.

Il decreto dispone anche il sequestro preventivo d’urgenza di tutti gli ulivi salentini interessati dal piano per l’emergenza Xylella – che prevedeva l’eradicazione di centinaia di migliaia di ulivi secolari. Il decreto è stato emesso dal procuratore della Repubblica di Lecce, Cataldo Motta, e dai pm Elsa Valeria Mignone e Roberta Licci. Ma c’è di più. “Non voglio dire che l’Unione Europea sia stata ingannata, ma ha ricevuto una falsa interpretazione dei fatti – ha detto il procuratore capo Cataldo Motta in conferenza stampa – l’inchiesta non è conclusa. Il batterio è presente in Salento da 20 anni. Indagheremo su fondi emergenza”. Cosa significa? Che “la quarantena per un batterio che sta sul territorio da tanto tempo dovrebbe essere assolutamente inutile” e, quindi, non sarebbe giustificata la proclamazione dello stato di emergenza fatta dal governo.

Sono considerate quindi “inidonee” le drastiche misure di contenimento del parassita, come l’uso massiccio di pesticidi e il taglio di migliaia di ulivi, tra l’altro senza la necessaria e preventiva valutazione di impatto ambientale.

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L’INCHIESTA
“L’inchiesta non è conclusa”, ha specificato Motta. Sono almeno tre i filoni su cui si continuerà ad indagare. Il primo attiene alla destinazione dei finanziamenti piovuti dall’Unione Europea sulla Puglia dopo la proclamazione dello stato di emergenza da parte del governo.

Il secondo, invece, riguarda gli “inquietanti aspetti relativi al progettato stravolgimento della tradizione agroalimentare e della identità territoriale del Salento per effetto del ricorso a sistemi di coltivazione superintensiva e introduzione di nuove coltivazioni di olivo”.

Il terzo filone d’indagine riguarda la ricerca. “Da notizie in corso di verifica giunte alla polizia giudiziaria operante – è riportato nel decreto di sequestro – sembrerebbe che il Comitato (di natura tecnico-scientifica, istituito dal Ministero delle Politiche agricole e composto da 16 esperti, ndr) compia mera attività di facciata con poca possibilità di entrare nel merito dei fatti per i quali è stato istituito, in quanto i membri appartenenti al gruppo di ricerca di Bari non forniscono chiari risultati di ricerca da poter essere valutati in seno alle riunioni del Comitato”.

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L’OMBRA DEL COMPLOTTO CON LE MULTINAZIONALI
I magistrati leccesi sono convinti che, al contrario di quanto sostenuto da Università e Istituto agronomico del mediterraneo (Iam), il batterio sia stato importato dallo Iam nel corso dell’evento nel 2010. Se dovesse avere ragione la Procura di Lecce si tratterebbe dunque di un gravissimo attacco al territorio salentino da parte di enti, istituzioni e multinazionali. Gli interessi economici per i finanziamenti piovuti in Puglia potrebbero giocare un ruolo fondamentale.
Quel che si cela davvero dietro il caso Xylella non è ancora dato saperlo. E la risposta ai dubbi e alle accuse arriverà non prima delle prossime settimane.

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