Un volto di donna brilla nel campo da calcio costruito sotto la rampa della strada sopraelevata che porta a San Pietro a Patierno a Napoli. L’argento dei suoi tratti si staglia sul nero, avvicinandosi ci si rende conto che è composto da decine di altri piccole facce. Come se fosse un grandissimo mosaico. Questi volti anonimi rappresentano i visi dei ragazzi che furono malmenati, alcuni uccisi, in Iran durante la Rivoluzione Verde del 2009. Lo street artist Nafir, che lo ha dipinto, nel periodo della rivolta dipingeva questi volti con lo stencil sulla pittura nera che la polizia del governo della Repubblica Islamica faceva stendere sulle scritte dei ragazzi per censurarle. Nafir voleva così far capire che si potevano cancellare le scritte degli studenti, ma non i loro volti e la loro voglia di libertà. La stessa opera nel campetto da calcio dell’educativa di San Pietro a Patierno assume un secondo significato, raccontando che anche i volti dei bambini che qui giocano non possono essere cancellati da una città distratta e che storicamente li ha ghettizzati.

In foto: l’opera di Nafir.

L’essere isolati è quello che unisce due realtà così diverse come San Pietro a Patierno e l’Iran. I ragazzi che vivono a San Pietro quando vanno in centro dicono di andare a Napoli. Viceversa quando si chiede a uno del centro cosa pensa di San Pietro, quasi nessuno lo conosce, a mala pena sanno dove si trovi.
Questo quartiere di Napoli vive le medesime problematiche di Scampia, ma è meno conosciuto e frequentato. Qui i clan spacciano e i ragazzi a sedici anni, volendo, possono guadagnare anche 200 euro in un giorno, solamente facendo da palo agli spacciatori. A vent’anni molti sono già sposati e con figli. A venticinque spesso sono già in carcere. Eppure questi giovani sono pieni di incontenibile energia e se, solamente fossero bene indirizzati da piccoli e fossero considerati a pieno titolo napoletani, potrebbero fare molto per la loro città. Chi li conosce difficilmente non rimane innamorato della loro straordinaria energia.
Il quartiere è anche diviso in due dall’aeroporto di Capodichino con il suo immenso muro di cemento armato e filo spinato che corre per chilometri. Un muro grigio abbastanza spaventoso nel 2017.

In foto: l’opera di Frz.

Accanto ai mille volti della rivoluzione iraniana nel campetto da calcio, vi è un secondo murales dello street artist iraniano Frz. Rappresenta, un bambino che tocca una stella. Il tutto è fatto secondo lo stile dei tappeti e dei mosaici. Un’arte geometrica che solo all’occhio attento, rivela le mille forme animali e antropomorfe che contiene. Questo perché nel mondo islamico attraverso la geometria e la matematica, si può rappresentare il non definito o conosciuto. Quel Dio che, secondo l’Islam, l’uomo non può pensare copia di se stesso. Ecco che il geometrico permette di esprimere concetti teologici o filosofici non altrimenti rappresentabili. Ma la geometria permette anche di nascondere forme animali e umane. Volendo anche messaggi celati o enigmatici. Proteste contro il potere che possono essere comprese solamente da chi conosce la chiave dell’enigma. Quando il periodo luminoso dei primi califfati islamici terminò, nell’Islam nacquero alcune correnti estremiste. Esse tentarono di ampliare il divieto di rappresentare Dio o Maometto con il divieto di non poter rappresentare nessun essere umano o animale. La geometria permise agli artisti di nascondere le loro opere figurative tra le sue pieghe.

In foto: l’opera di Frz.

Frz ha deciso di rappresentare quest’opera per raccontare ai ragazzi che la matematica e la geometria sono una forma di liberazione, perché non solamente permette di rappresentare concetti divini o filosofici, altrimenti non rappresentabili, ma anche perché consente di beffare il potere usando linguaggi in codice.
I due artisti hanno tenuto due workshop con i bambini dell’educativa del quartiere organizzati dalla cooperativa il “Grillo Parlante” e dall’associazione sportiva “Change”. L’iniziativa è stata patrocinata dal Comune di Napoli e ha visto la presenza dell’Assessore alla Politiche Sociali, Roberta Gaeta. Nafir e Frz hanno raccontato ai bambini la realtà iraniana e la storia della street art nel loro paese. Gli artisti hanno anche ascoltato dai ragazzi le loro storie e gli hanno insegnato a dipingere geometricamente e a fare stencil. Hanno poi dipinto davanti a loro per alcuni giorni al campo da calcio gestito dalle due associazioni.
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Frz ha poi anche dipinto l’aula del doposcuola per i bambini delle Vele di Scampia gestito dall’associazione CentroInsieme. L’aula si trova dentro le “Officine Gelsomina Verde” di Scampia. Frz ha dipinto un tappetto in cui geometricamente si possono individuare un libro con rappresentato al suo interno un bambino che vola a cavalcioni di un uccello. Questo perché la cultura fa volare con le sue potenzialità.
Frz ha anche dipinto un’opera all’Antica Cantina Sepe, nel mercato di via dei Vergini nel Rione Sanità. Il Rione Sanità è uno dei quartieri popolari più interessanti e veri di Napoli. Un tempo valle sacra in cui per secoli si seppellivano i defunti, poi quartiere nobiliare pieno di maestose dimore, per poi diventare un rione popolare e dimenticato dalle istituzioni. L’Antica Cantina Sepe è un luogo speciale nella storia del quartiere. Qui non si viene solamente di giorno a comprare del buon vino, ma anche il giovedì sera, quando si tengono serate legate all’arte e ai temi sociali. Francesco Sepe, il figlio dei proprietari ha così dato il suo contributo ad aprire un quartiere un tempo chiuso in se stesso. Frz ha dipinto un gioco geometrico in cui l’occhio attento scopre il volto di un uomo.

In foto: le opere di Nafir e Frz.

Nafir e Frz si sono poi trasferiti a Milano dove hanno dipinto due opere alla Cittadella degli Archivi di Milano, il luogo in cui vengono archiviati tutti i documenti della città, in particolare i progetti architettonici e urbanistici. Le opere si inseriscono in un progetto di ampio respiro per rendere la cittadella un museo a cielo aperto. Il progetto è stato fortemente voluto dal direttore della Cittadella, Francesco Martelli, patrocinato dal Comune di Milano e ha visto coinvolti l’assessore alla Partecipazione, Cittadinanza attiva e Open data, Lorenzo Lipparini e quello alla Trasformazione digitale e Servizi civici, Roberta Cocco. La curatrice del progetto è Rossella Farinotti. L’opera di Nafir raffigura una farfalla che esce fuori da una perfetta geometria iraniana. Rappresenta la volontà di creare nuove realtà dalla tradizione, perché dice Nafir, la libertà è solo una questione di apertura mentale. L’opera di Frz prende ispirazione da una poesia di Omar Khayyam filoso e poeta medioevale persiano. I versi prendono in giro la vanità del potere, l’ambizione dei re e dei governanti, con la loro irragionevole volontà di governare il mondo. Della loro volontà di grandezza non rimarrà che polvere.
La cittadella degli Archivi di Milano è il luogo che custodisce la storia della città e della sua urbanistica. La cultura iraniana è la cultura che ha fatto della geometria, dei messaggi nascosti nella calligrafia, nella poesia, nei tappeti il suo Dna. Ecco perché non vi era luogo migliore per terminare questo viaggio degli street artists iraniani che nel tempio che custodisce i documenti attraverso cui si possono scoprire la storia e l’anima meneghina.

O cuore, fa’ conto di avere tutte le cose del mondo,
fa’ conto che tutto ti sia giardino delizioso di verde,
e tu su quell’erba verde fa conto di esser rugiada

gocciata colà nella notte, e al sorger dell’alba svanita.

Omar Khayyam