È un orrore senza fine quello in cui – da almeno 7 anni – vive il popolo siriano, assediato tra gli orrori dell’Isis e la guerra civile che contrappone il regime di Assad alle forze ribelli. Dieci giorni fa l’attacco chimico a Idlib ha scosso il mondo e causato 90 morti di cui 20 bambini. L’eccidio, attribuito al presidente siriano Bashar Al Assad, è stato “vendicato” da Donald Trump con i 59 missili che gli Stati Uniti hanno lanciato il 9 aprile contro la base siriana di Al Shayrat, da cui , secondo l’intelligence americana, sarebbero partiti i jet carichi di armi chimiche. La risposta americana ha causato la durissima condanna di Putin, alleato di Assad, che ha promesso una risposta altrettanto dura, aggravando la crisi diplomatica  tra Usa e Russia.
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Ed oggi l’ennesima tragedia. Un’autobomba è esplosa a Rashideen, sobborgo ribelle a ovest della città di Aleppo, provocando secondo i soccorritori almeno 100 morti e decine di feriti tra le persone sfollate da Foua e Kafraya. I civili stavano per salire su alcuni autobus in attesa di entrare nella città siriana di Aleppo. I bus dovevano portare i passeggeri nelle zone controllate dal governo, dopo l’attivazione di un accordo stretto dallo stesso governo con i ribelli sotto la supervisione di Iran, Turchia e Qatar. Secondo il patto i cittadini delle due città filogovernative avrebbero dovuto raggiungere la provincia di Aleppo. In cambio, ai ribelli e alle loro famiglie, sarebbe stato permesso di lasciare le città di Madaya e Zabadani, a Nord di Damasco, per raggiungere Idlib. A provocare l’esplosione sarebbe stato un attentatore suicida e il bilancio però è destinato ad aggravarsi.

(In foto un bambino siriano, nella provincia di Aleppo. Foto: Pixabay)