Da poche settimane ha aperto i battenti il Museo M9 di Mestre, un museo interamente dedicato al ‘900 italiano. Nulla però di classico o tradizionale: qui vige la regola dell’interattività. Attraverso l’utilizzo di tecnologie alla portata di tutti come Oculus VR, leap motion, Kinect, filmati e audio, i curatori sono stati capaci di raccontare la storia del ‘900 italiano in chiave dinamica e contemporanea.

Un investimento importante per tentare di rilanciare Mestre e portare in città i turisti che affollano Venezia. La Fondazione ha speso ben 110 milioni di euro. La realizzazione e lo sviluppo di M9 sono stati affidati a Polymnia Venezia, società strumentale della Fondazione di Venezia, mentre l’architettura dell’edificio è stata progettata dallo studio berlinese Sauerbruch Hutton.
Il museo interattivo del ‘900 è suddiviso in 8 aeree differenti, 4 per ognuno dei due piani. La metratura totale è di 2.610 metri quadrati dedicati all’esposizione permanente (primo e secondo piano) e 1.400 mq per le esposizioni temporanee ed eventi (terzo piano).


I contenuti? 6.000 foto, 820 video per circa 10 ore di filmati video montati, 500 materiali iconografici tra manifesti, periodici, quotidiani e materiale grigio, 400 file audio provenienti da 150 archivi.
La struttura esterna dell’M9 è rivestita da 20 mila elementi in ceramica policroma caratterizzati da 13 colori differenti. È maestoso ma allo stesso tempo dimesso.

M9 è tra le 40 architetture in corsa per l’edizione 2019 del Mies van der Rohe Award. L’architettura progettata dallo studio Sauerbruch Hutton ha passato la seconda fase della competizione europea ed è ora tra le uniche 2 architetture italiane candidate al premio.

In questi giorni, fino al 5 marzo, gli spazi dell’ex convento di M9 ospitano Mosaicamente, mostra di mosaici che omaggia l’opera di Tamara De Lempicka, curata e realizzata dall’Officina dell’Arte di Fondazione Bambini e Autismo Onlus di Pordenone.

Info e credits foto:
www.facebook.com/M9museum