“Il mio Paese è grande, unisce più culture e ha una storia stratificata. Il risultato di tutto questo è il suono delle mie canzoni”. Parola di Gaye Su Akyol, la cantante turca icona del “new sound of Istanbul”. La musicista e antropologa, definita l’artista più coraggiosa della Turchia, è il simbolo della resistenza al potere teocratico di Erdogan. Il suo è un mix vertiginoso di pop dell’Anatolia, surf, rock psichedelico e folk orientale, ma è anche un atto d’accusa dell’attuale situazione politica mondiale. Per il Financial Times è la “Wonder Woman dell’Anatolia”. La regina indiscussa della scena musicale turca contemporanea è cresciuta in una Istanbul cosmopolita, ascoltando tanto la musica popolare quanto il rock occidentale di Kurt Cobain.

Gaye Su Akyol è diventata un’icona libertaria e la sua musica incarna il “sogno di pura libertà” e la necessità di “creare una contro-realtà per sfidare il male organizzato”, in un Paese percepito sempre più come conservatore e reazionario.

Gaye Su Akyol – Imgeyapim.com

Per preservare la propria libertà al di là delle logiche commerciali, Gaye si autoproduce fin dal primo album. L’ultimo, il terzo, è “Istikrarli Hayal Hakikattir”, che si traduce in “la fantasia coerente è realtà”. Lo scorso agosto si è esibita all’Ariano Folk Festival, dopo aver calcato i palchi dei più noti festival internazionali, conquistando il pubblico e importanti riconoscimenti della critica.

Gaye Su Akyol è la madre di una musica nuova, capace di colpire l’immaginario e riunire ciò che conosciamo della Turchia con quello che ancora è sconosciuto agli occhi dell’Occidente. Tra i suoi punti di riferimento ci sono i Nirvana. “Me li fece ascoltare mio fratello, era il 1995 e avevo 10 anni: dietro a quella musica persi la testa. Mi ha cambiato la vita”, ha raccontato in una recente intervista a Repubblica. “Mia madre veniva dal Mar Nero, dalla città di Ordu. Era una cantante classica turca. Grazie a lei ho imparato le nostre tecniche”.

Gaye Su Akyol non ha paura di esporsi, come molti giovani turchi della sua generazione che stanno cambiando il volto del Paese, come hanno dimostrato le ultime elezioni amministrative in cui Erdogan ha perso la guida di tutte le grandi città, Istanbul in testa, cuore economico e culturale della nuova Turchia. “Non sono una politica – racconta Gaye – però non esito a criticare il mondo quando è folle. Il potere e il capitalismo sono pistole contro la gente”.