I bassi del Rione Sanità di Napoli si arrampicano sulla collina come in un presepe. La gente entra ed esce dalle proprie case, va al lavoro, passa dai vicini, mette una sedia fuori. Ripete gli stessi gesti ogni giorno, ogni volta però con qualche piccola e imprevedibile differenza. Esistenze che scorrono tra questi antichi vicoli come in un teatro in cui gli attori mettono in scena la loro stessa esistenza. È il ciclo della vita che scorre sempre apparentemente uguale, ma che in realtà contiene sempre qualche piccola mutazione, mentre continua la sua corsa al ripetersi. Ogni giorno il sole sorge e ogni notte tramonta. Un tema caro alla mistica islamica sufi e alla poetessa iraniana Forough Farokhzad. È a lei e all’antica mistica persiana che gli street artist iraniani Nafir, Frz e Serror si sono ispirati per un nuovo ciclo di murales a Napoli.

Il primo intervento è stato fatto nel Rione Sanità, a ridosso del giardino degli Aranci. Il lavoro, dedicato ad un giovane prematuramente scomparso, Manuele Esposito, si inserisce sulle facciate dei bassi e sul muro che separa la strada davanti alle abitazioni e il giardino. Difatti la strada d’estate diventa parte integrante delle abitazioni, la gente si siede fuori e la vive. Questo palcoscenico urbano, fatto di tanti bassi uno accanto all’altro, di scene di vita quotidiana e di rapporti di vicinato, è integrato con il bel giardino e la parete tufacea che si staglia davanti agli alberi. Uno luogo perfetto per l’arte di Nafir che si ispira alla poetessa Forough Farokhzad, la quale afferma che la vita “è un ripetersi del ripetere”. Un concetto che si ritrova spesso nei tappeti, come nella ceramica. È una questione numerica e dietro questa ripetizione verso l’infinito si cela il circolo della vita. Non è in realtà una ripetizione sempre uguale, come potrebbe sembrare all’inizio, ma semplicemente uno scorrere circolare del tutto simile a quello dell’esistenza.

Anche FRZ si ispira all’arte persiana. La Persia è stata importante nel mondo proprio per la calligrafia, i mosaici, la ceramica e i tappeti, tutte forme artistiche in cui la parte grafica ha un’importanza immensa. FRZ si è accorto nel tempo che all’interno di questi lavori, apparentemente geometrici, si nascondevano facce, animali e storie.
Il lavoro di Serror si ispira anch’esso alla vita e alla natura. In particolare l’artista riflette sugli animali iraniani che rischiano l’estinzione o che sono ormai estinti.

Il progetto è stato realizzato nell’ambito della “WI-U Adolescenti in Arte” che si propone di contribuire alla costruzione di processi di sviluppo territoriale della città di Napoli, valorizzando il protagonismo degli adolescenti residenti nella III Municipalità attraverso le arti visive. Il tutto è stato realizzato dalla Cooperativa Sociale Il Grillo Parlante Onlus, in rete con le associazioni La Casa dei Cristallini, Less Is Onlus, Pianoterra Onlus, Traparentesi Onlus e Apogeo Records.
Il secondo intervento è stato fatto al mercato di Fuorigrotta detto della “Canzanella”. L’intervento è stato realizzato con il supporto del Comune di Napoli e del suo Tavolo per la Creatività Urbana e della Municipalità 10.
Anche in questo caso il lavoro è stato ispirato al concetto del ciclo della vita. Il mercato di Fuorigrotta, non molto diverso da tanti bazar iraniani, è un luogo dove ogni giorno si vende e si compra, gesti simili che si ripetono, anche se le merci comprate variano sempre. Un rito collettivo in cui le persone partecipano inconsapevolmente, quasi una performance artistica. La gente viene qui per vendere e acquistare principalmente cibo e vestiti. Prodotti essenziali per la vita di tutti i giorni.

Gli street artist sono stati ricevuti dal sindaco di Napoli, Luigi De Magistris che ha ricordato che “purtroppo gli artisti in Iran non hanno sempre vita facile poiché le loro opere vengono subito cancellate, se non autorizzate dalle municipalità, ed è importante per questo motivo dare loro un giusto spazio e libertà di espressione nella nostra città”.

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Un’altra nascita di Forough Farrokhzad
Traduzione di Pirooz
Correzione di Antonietta Magli

Tutto il mio essere è un verso oscuro
che ti trasporterà incessantemente
all’alba della crescita e dello sbocciare eterni
in questo verso io ti sospiro,ah
in questo verso io ti innesco
nell’albero e nell’acqua e nel fuoco.

La vita
forse
è una strada lunga che ogni
giorno una donna con un
cesto percorre la vita forse
è una corda con cui l’uomo si impicca
a un ramo la vita forse è un bambino
che torna da scuola o l’attraversare
stordito di un passante che si leva il
cappello a chi passa e
con un sorriso insensato dice:
“buon giorno”.

La vita forse è quel momento immobile in cui
il mio sguardo si disperde nella pupilla dei tuoi occhi
ed in questo c’è un senso
che mescolerò nell’impressione della luna e la percezione delle tenebre.

In una stanza grande quanto una solitudine
il mio cuore
grande quanto un amore
guarda ai semplici appigli della sua felicità
al declino dei fiori nel vaso
al piccolo albero che hai piantato nel nostro giardino
e alla canzone dei canarini
che cantano per tutta la finestra.
Ah…
questo è la mia parte
questo è la mia parte
la mia parte è
un cielo che una tenda appesa mi nasconde
la mia parte è
scendere da una scala abbandonata
in mezzo al marcio e alla nostalgia
e ritornare all’origine la mia parte è
una passeggiata triste nel giardino delle memorie
e morire nel dolore di una voce che mi dice:
”Amo le tue mani”.

Pianterò le mie mani nel giardino
le farò crescere, lo so, lo so, lo so
e le rondini faranno le uova
tra le mie dita macchiate di inchiostro

metterò alle mie orecchie
ciliegie rosse gemelle
e alle mie unghie attaccherò i petali della dalia
C’è un vicolo dove
i ragazzi miei innamorati,ancora
bighellonano con gli stessi capelli spettinati con i colli sottili e i piedi ossuti
e pensano al sorriso innocente di una ragazza
che una notte è stato portato via dal vento.

C’è un vicolo che il mio cuore
ha rubato dalle vie della mia infanzia.

Il viaggio voluminoso nella linea del tempo ingravida la
linea secca del tempo con la forma…la forma di
un’immagine cosciente che ritorna dall’ospitalità di uno
Specchio.

Ed è in questo modo
che qualcuno muore e
qualcuno resta.

Nessun pescatore in un corso d’acqua che si svuota in un stagno
troverà mai una perla,
io
Conosco
una piccola fata triste
che vive in un oceano
e il suo cuore in un piffero di legno
suona pian piano
Una piccola fata triste
che muore con un bacio ogni notte
E rinascerà con un bacio ad ogni alba.

Forough Farrokhzad


Di Luca Fortis
Giornalista professionista, laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla Cattolica di Milano. Un pizzico di sangue iraniano e una grande passione per l’Africa e il Medioriente. Specializzato in reportage dal Medio Oriente e dal Mediterraneo, dal 2017 vive a Napoli dove si occupa di cultura e quartieri popolari e periferici.