Sfruttate, sottopagate, obbligate a subire ricatti, insulti, a volte violenze. Tante le straniere, ma negli ultimi anni sempre più spesso sono italiane.
Questa estate ha visto morire, solo negli ultimi giorni, tre braccianti, nelle stesse campagne, in Puglia, fra Andria e Canosa. L’ultimo si chiamava Arcangelo, aveva 42 anni e lavorava per la stessa agenzia interinale di Paola Clemente, morta il 13 luglio a San Giorgio Jonico (Taranto). L’uomo è stato colpito da infarto nelle campagne del nord-barese. Come Paola, 49 anni. Suo marito chiede giustizia e ha annunciato che andrà fino in fondo per sapere la verità. Secondo le stime del sindacato Flai Cgil, sono 40mila le braccianti pugliesi vittime dei caporali italiani, che in molti casi hanno comprato licenze come agenzie di viaggio, riuscendo così ad aggirare i controlli. Il potere del caporale si misura dal numero di pullman che possiede e del numero di lavoratori che riesce a controllare. Il caporale prende dall’azienda circa 10 euro a donna. Si va dalle cinquanta alle oltre 200 persone, pertanto sui grandi numeri guadagna migliaia di euro a giornata.

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Le braccianti vengono costrette a firmare buste paga che rispettano i contratti, perché le aziende hanno bisogno di dimostrare che sono in regola per poter accedere ai finanziamenti pubblici. Di fatto continuano a pagare un terzo o al massimo la metà del salario dovuto. A questo si aggiunge poi il ruolo ambiguo delle agenzie interinali.
La Cgil denuncia da tempo le vergognose condizioni in cui sono costretti a lavorare i braccianti. Ma finora nulla si è mosso. I ministri dell’agricoltura, Martina, e del Lavoro, Poletti, hanno annunciato che stanno lavorando per una nuova legge contro il caporalato che sarà approvata entro 60 giorni. Promesse. Come tante ne abbiamo sentite in questi anni. Per dare un’idea della diffusione del fenomeno del caporalato, nel 2014, su 1818 ispezioni in Puglia, quelle che hanno riscontrato irregolarità sono state 925, circa il 50 % del totale.

Pochi giorni dopo la morte di Paola, è arrivata all’indirizzo di posta elettronica della nostra redazione l’e-mail di una donna che ci dice di avere 39 anni. La chiameremo Anna, per preservare la sua incolumità. Noi l’abbiamo raggiunta telefonicamente e ha accettato di raccontarci ciò che ogni giorno vive in prima persona, per poter andare avanti.

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Anna, perché hai deciso di scriverci?
Perché sono stufa di vedere che niente cambia. Mia figlia mi ha convinta a raccontare ai giornali quello che viviamo, ma di denunciare ho molta paura.

Di chi hai paura?
Del caporale. Ci minaccia, ci dice che se non ci sta bene ce ne possiamo andare. Ma se ci ribelliamo è finita.

Chi è il caporale?
I caporali sono i proprietari dei pullman. È a loro che ci rivolgiamo per trovare lavoro in campagna. Alle tre di notte scendiamo in strada con i vestiti da lavoro e una busta con il panino per il pranzo. Aspettiamo nei punti di raccolta, agli angoli delle piazze o alle stazioni di benzina. Il nome del caporale è scritto in grande sugli autobus, insieme al numero di cellulare. Ma nessuno li ferma.

Siete tutte donne o anche uomini? Più italiane o straniere?
Siamo quasi tutte donne. Gli uomini sono tutti stranieri, africani. Noi siamo in gran parte italiane. Prima erano soprattutto straniere. Ma loro (i caporali ndr.) preferiscono noi italiane, perché subiamo più facilmente. Delle straniere si fidano meno. Loro si ribellano, noi no.

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Quante ore lavori e quanto guadagni?
Tra i due e i tre euro l’ora. Meno di 30 euro al giorno. Lavoriamo anche 10 ore al giorno nei campi e nei magazzini di confezionamento si arriva anche a 15 ore.

Dove lavori?
A Grottaglie, Francavilla Fontana, Carosino, Ci spostiamo per la stagione delle fragole, delle ciliegie e dell’uva da tavola.

Chi è la fattora?
È la persona di fiducia del caporale che controlla le lavoratrici. Alla minima protesta, rimostranza o insubordinazione il giorno dopo si resta a casa per punizione.

E’ cambiato qualcosa negli ultimi anni? Ci sono dei controlli?
Questa storia si ripete ogni anno e naturalmente non cambia nulla. Tutti sanno chi impiega braccianti in nero, ma spessissimo chiudono un occhio perché qui tutto questo è la norma. I caporali sono spesso amici dei politici locali e degli agenti. Lavoro nei campi da 17 anni e non è mai venuto nessun controllo.

Sei ma stata costretta a prostituirti? Hai mai avuto minacce sessuali?
Io personalmente no, ma ci sono ragazze che lo fanno per vivere o sono costrette o ricattate dai caporali.

Il governo ha promesso una legge entro 60 giorni. Cosa ti aspetti? Sei fiduciosa?
Non mi aspetto più nulla. Mi chiedo: dov’erano finora queste persone?

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(Credits foto: Pixabay )
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