In Italia, secondo il progetto Hate Crimes No More Italy realizzato con il supporto del Comune di Bologna, nell’ultimo anno ci sono stati oltre 138 casi di omotransfobia e il 73% delle persone lgbt+ ha subito violenza di matrice omotransfobica, ma pochissimi hanno denunciato l’accaduto. Solo negli ultimi giorni, tra fine maggio e luglio 2020, sono stati riportati 8 casi di aggressioni fisiche, 6 minacce, 4 casi di vandalismo e un tentativo di suicidio. Ma non finisce qui: tra gli ultimi casi denunciati, l’aggressione ad un quindicenne a Piacenza, “colpevole” di aver partecipato al sit in di Arcigay in piazza, e gli insulti rivolti all’attore e militante Pietro Turano da parte di alcuni ragazzi che si erano finti dei fan e gli avevano chiesto un selfie.

La mappa Europe Rainbow dell’ILGA pone l’Italia al 34esimo posto su 49 Paesi (e 23esimo su 27 membri UE) e il report European LGBTI Survey 2020 dell’Agenzia dell’Unione Europea per i diritti fondamentali ha recentemente segnalato come in Italia manchi ancora una legge che punisca l’odio e la discriminazione verso le persone lgbt+. A differenza di molti paesi europei, infatti, in Italia non esiste una legge ad hoc.

Dopo un lunghissimo iter (ed una discussione iniziata 24 anni fa con la prima proposta parlamentare di Nichi Vendola, bocciata nel 1996), lunedì 3 agosto arriverà in Aula alla Camera dei Deputati il disegno di legge Zan contro l’omotransfobia e misoginia. Sarà un iter non privo di ostacoli: dopo la votazione degli articoli e dei (tanti) emendamenti (proposti dalla destra per tentare di bloccare la legge), il testo passerà al Senato per la votazione definitiva, prima di essere firmato dal Presidente della Repubblica e promulgato in Gazzetta Ufficiale.

Il testo prende il nome dal suo relatore, il deputato del Partito democratico Alessandro Zan, e unifica 5 proposte di legge presentate e sostenute dai partiti della maggioranza: Pd, M5S, Leu e Italia Viva. In sostegno della legge è partita la campagna nazionale Da’ voce al Rispetto, già sottoscritta da molti esponenti della cultura e del web.

Cosa prevede la Legge Zan

La legge non prevede l’introduzione del “reato di propaganda”, come denunciano i contrari (tutto il centro destra e la Cei), ma estende i reati e i discorsi di odio fondati su caratteristiche come la nazionalità, l’etnia o la religione (legge Mancino) a quelli fondati sull’orientamento sessuale e l’identità di genere. Il testo prevede una reclusione da sei mesi a quattro anni.

La legge istituisce inoltre il 17 maggio una giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, e inserisce misure per la prevenzione e il contrasto della violenza e per il sostegno alle vittime. La data scelta non è un caso: il 17 maggio 1990 è un giorno storico per la battaglia contro le discriminazioni omofobe poiché è di quel giorno la decisione di rimuovere l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali nella classificazione internazionale delle malattie pubblicata dall’Organizzazione mondiale della sanità.

Il testo aggiunge le parole “fondato sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere” all’attuale articolo che prevede solo la fattispecie dell’odio razziale e riconosce le persone lgbt+ come vittime “vulnerabili”.

L’articolo 7 incrementa di quattro milioni di euro all’anno il Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità, come centri anti violenza e case rifugio per giovani Lgbt+ cacciati dalle famiglie e perseguitati.

L’articolo 8 prevede che l’Istat realizzi almeno ogni tre anni una rilevazione statistica sugli atteggiamenti della popolazione che possano essere di aiuto nell’attuazione di politiche di contrasto alla discriminazione e alla violenza per motivi razziali, etnici, di nazionalità o religiosi, oppure fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere. La rilevazione dovrà misurare anche le discriminazioni e la violenza subite e le caratteristiche dei soggetti più esposti al rischio.

L’emendamento “Salva Idee”

Mentre le associazioni Lgbt+ chiedono una posizione chiara a favore della legge ai leader di maggioranza Giuseppe Conte, Matteo Renzi, Pietro Grasso, Vito Crimi e Nicola Zingaretti, nella comunità cresce la preoccupazione sul cosiddetto emendamento “Salva Idee”, da tanti considerato un compromesso al ribasso che rischia di svuotare il contenuto la legge. L’emendamento è frutto di un accordo con Forza Italia per garantire l’astensione del partito di Silvio Berlusconi in sede di voto finale e mettere così al sicuro la legge dal rischio di franchi tiratori soprattutto dei cattodem, la corrente cattolica del Pd. Per la senatrice Alessandra Maiorino (vicecapogruppo del M5S al Senato), «il “salva idee” è un vulnus, una diminutio: sono molto delusa», ha detto. Per Monica Cirinnà (Pd) invece: «Viene ribadito qualcosa di noto, e cioè che questa legge non viola la libertà di espressione, come garantita dall’articolo 21 della Costituzione; l’accordo raggiunto alla Camera sulla riformulazione dell’emendamento Costa favorisce la rapida approvazione della legge». Si tratta di un emendamento che non serve a nulla e specifica l’ovvio, invece, sostengono molti giuristi. Ma la preoccupazione della comunità lgbt+ è che possa ripetersi un film già visto con l’emendamento Gitti, che nel 2013 venne approvato alla Camera e affossò di fatto il ddl Scalfarotto. Intanto Forza Italia ha annunciato il voto contrario e l’iter della legge ritorna in salita.

 

Di Mauro Orrico
Salentino di origine, romano di adozione, è laureato in Scienze Politiche (La Sapienza) con Master in Tutela Internazionale dei Diritti Umani. Ha lavorato per Rai3 e La7d. Da 14 anni è anche organizzatore di eventi di musica elettronica e cultura indipendente. Nel 2014 ha fondato FACE Magazine.it di cui è direttore editoriale..