L’attesa è finita. Il secondo volume di Endkadenz, ad 8 mesi dalla pubblicazione del primo capitolo, è finalmente uscito. E immediatamente è balzato al primo posto delle classifiche di vendite di questa settimana (dati Fimi del 5 settembre 2015). Un bel segno per la musica nostrana. Oltre i talent e tanta plastica, i Verdena si confermano una delle poche certezze del rock alternativo made in Italy. Capaci di stupire e non deludere mai, dopo sedici anni di album e tour, non è impresa facile. La curiosità per questo nuovo progetto era alta. verdenaendkadenz2Come molti già sapranno, non si tratta di un disco a sè stante, ma il completamento del primo volume. I brani erano tanti, troppi per un solo album, e con assoluta originalità hanno deciso di dividerli in due volumi e farli uscire a pochi mesi di distanza. Non è un caso, quindi, se tra i due lavori emerga una palese continuità nei suoni e nei testi. Eppure le novità del secondo album non sono poche. Più aspro, più rock del primo, Endkadenz 2 conquista e stupisce perchè esplora generi inattesi, tra walzer, chitarre, un lungo canto sinfonico in fuzz e atti armonici vertiginosi. Uno spettro di influenze che mescolano scritture, immagini sonore, fascinazioni infuocate. È la potenza del rock che rompe gli schemi della discografia contemporanea. “Cannibale”, “Dymo”, “Colle Immane”, “Un Blu Sincero”, “Identikit” – forse le più affascinanti del nuovo album – compongono un lavoro densissimo, i cui testi dimostrano la crescita continua e costante dei Verdena. Meno orecchiabile, meno melodico del primo, il secondo volume non conquista al primo ascolto. Va assaporato, esplorato per poi lasciarsi conquistare. Come non scorgere riferimenti al Battisti degli anni settanta e ottanta o alla visionarietà di Battiato o ancora alla vocalità di Finardi. Il secondo atto di Endkadenz è un susseguirsi di atmosfere rarefatte e distorte, sperimentazioni meno codificate di quelle di “Wow” e dei suoi toni acidi e visionari. E conferma una certezza: quella di Roberta Sammarelli e Alberto e Luca Ferrari è la migliore rock band italiana. E chi li ama, neanche questa volta, resterà deluso.

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