La Cop 25 è fallita. La conferenza sul clima di Madrid si è chiusa di fatto senza accordi, tra rinvii, pochissimi passi avanti e un’enorme distanza tra governi, società civile e scienza. Nella Fiera della capitale spagnola si è tenuta la più lunga, e forse anche la più difficile, delle Conferenze delle Parti, i summit annuali organizzati dall’UNFCCC, la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti climatici.

Il fallimento più importante è stato l’accantonamento del nodo dell’articolo 6. Quello che avrebbe dovuto indicare le regole che governeranno il nuovo meccanismo per lo scambio delle quote di emissioni di CO2. Tutto rimandato alla prossima sessione, a giugno, a Bonn. L’unico punto positivo l’obbligo per i Paesi ricchi di indicare di quanto aumenteranno gli impegni per tagliare i gas serra. Per il via libera al documento finale, si è riunita la plenaria dei 196 Paesi più l’Unione Europea. Su Twitter, l’attivista Greta Thunberg ha così commentato l’esito della Conferenza mondiale dell’ONU sui cambiamenti climatici: “La scienza è chiara, ma la si sta ignorando. Qualunque cosa accada non ci arrenderemo mai. Abbiamo solo appena iniziato”.

Greta Thunberg

L’Europa, per quanto portatrice del documento più avanzato – il Green New Deal – da sola, dunque, non basta, come afferma il vice presidente di Kyoto club, Francesco Ferrante: “Quando ci fu l’unico vero balzo in avanti, a Parigi, fu merito delle amministrazioni di allora di Stati Uniti e Cina. L’Ue deve continuare a mantenere accesa la speranza, ma la verità è che senza i big non si va da nessuna parte”. Per Catherine Abreu, della rete di Ong Climate Action Network “non viene data una direzione chiara alle parti sugli obiettivi che occorre centrare il prossimo anno. Lo spirito con il quale si approvò l’Accordo di Parigi oggi sembra un ricordo lontano”.

A parlare di fallimento è stato anche lo stesso segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, che si è setto “deluso” dai risultati della conferenza, affermando che “la comunità internazionale ha perso una opportunità importante per mostrare maggiore ambizione” nell’affrontare la crisi dei cambiamenti climatici. “Non dobbiamo arrenderci, e io non mi arrenderò”, ha concluso. Secondo Greenpeace, i progressi che ci si auspicava emergessero dalla COP25 sono stati “ancora una volta compromessi dagli interessi delle compagnie dei combustibili fossili e di quelle imprese che vedono in un accordo multilaterale contro l’emergenza climatica una minaccia per i loro margini di profitto”.

Tutto è rinviato al prossimo giugno a Bonn. Il 2020 si prospetta così cruciale per salvare l’accordo di Parigi.