“Prigioni segrete”, torture, violenze fisiche e verbali. È quanto sta accadendo a decine, forse centinaia, di uomini gay in Cecenia. L’inchiesta è del settimanale Novaya Gazeta (leggi qui). Le foto pubblicate ritraggono corpi di ragazzi sottoposti a sevizie di ogni tipo. Sono “veri e propri campi di prigionia destinati agli omosessuali, dove uomini e ragazzi sequestrati dai corpi paramilitari subiscono sevizie di ogni genere. Si parla di oltre 100 persone deportate”, denuncia l’Associazione Radicale Certi Diritti. Non è confermata invece la notizia secondo cui 50 uomini sarebbero stati uccisi. Nella regione – che fa parte della Federazione Russa – l’omofobia è particolarmente grave e negli ultimi mesi gli episodi di violenza nei confronti delle persone lgbt sono aumentati. L’iter della persecuzione è lo stesso per tutti: una persona sospettata di essere omosessuale viene fermata e dal suo telefonino vengono presi i contatti di altri uomini. Poi avviene l’arresto e la deportazione in una prigione segreta, dove avvengono le torture, in una località non lontana da Grozny di Argun. Le informazioni su altre persone ancora libere vengono estorte ai “detenuti” in carcere.  Alle proteste che si sono sollevate nel mondo, il portavoce del presidente ceceno Ramzan Kadyrov ha risposto che si tratta di un “pesce d’aprile” perché “in Cecenia non ci sono omosessuali”. E in Russia la condizione dei gay è sempre più critica: il ministero della giustizia, alcuni giorni fa, ha inserito nell’elenco dei materiali banditi perché estremisti anche le immagini con la caricatura del presidente Vladimir Putin truccato da drag queen.

La campagna #IoNonEsisto lanciata da Condividilove per protestare contro i campi di tortura per omosessuali in Cecenia.

Le reazioni in Italia e nel mondo | Le petizioni di Amnesty e All Out
Il gruppo di attivisti russo di San Pietroburgo Rete LGBT a fine marzo ha attivato un numero di emergenza. L’associazione racconta di decine di storie di persone che vorrebbero fuggire dalla regione. La direttrice di Human Rights Watch per la Russia, Tanya Lokshina, ha denunciato l’assenza di qualsiasi reazione da parte del Cremlino.

In Italia e in Europa sono stati pochi e isolati gli interventi di parlamentari e leader nazionali. Hanno predisposto un’interrogazione al ministero degli Esteri “per chiedere una posizione forte del nostro paese davanti a questa vergogna”  i parlamentari del Pd Sergio Lo Giudice, Benedetto Della Vedova, Monica Cirinnà e Luigi Manconi, presidente della Commissione diritti umani. In un’interrogazione parlamentare depositata ieri alla Camera, Lia Quartapelle, capogruppo Pd in commissione Esteri e i deputati democratici Alessandro Zan e Elena Carnevali chiedono che “i governi facciano sentire la propria voce per assicurare il rispetto dei diritti umani in Cecenia”. Erasmo Palazzotto, deputato di Sinistra Italiana-Possibile, ha chiesto l’intervento del presidente Mattarella in visita tre giorni fa da Putin. Una richiesta caduta nel vuoto, visto il silenzio del presidente della Repubblica. E ieri è intervenuto anche l’ex premier Matteo Renzi: “Le notizie che arrivano dalla Cecenia lasciano senza parole. I campi di concentramento per gay ci riportano al nazismo: tutti dobbiamo far sentire il nostro sdegno”.   Il Presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani, ha pubblicamente denunciato l’accaduto con un intervento in assemblea plenaria: “Dalla Cecenia arrivano notizie preoccupanti di uccisioni di cittadini a causa dei loro orientamenti sessuali, chiedo alle autorità cecene di fornire al più presto notizie precise e dettagliate su ciò che sta accadendo”.
Leonardo Monaco e Yuri Guaiana dell’Associazione Radicale Certi Diritti, hanno chiesto al ministero degli Esteri italiano e all’Alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza “il massimo impegno delle istituzioni affinché venga individuata e punita ciascuna violazione dei diritti umani” e hanno proposto “l’invio di osservatori internazionali nella regione e la concessione immediata dell’asilo ai sopravvissuti e alle vittime potenziali di questa follia”.  Ma finora, da Angelino Alfano e da Federica Mogherini non vi è stata alcuna reazione. Così come dai grandi leader europei e mondiali, nonostante le proteste e gli appelli in tutto il mondo. A prendere una posizione è stato invece Joe Biden, l’ex vicepresidente USA che ha chiesto a Trump e alla sua amministrazione di intervenire, con queste parole: “Sono disgustato e sconvolto dalle notizie che arrivano dalla Cecenia. Spero che l’attuale amministrazione mantenga le promesse che ha fatto per promuovere i diritti umani per tutti, chiedo a Trump di sollevare questo problema direttamente con i leader russi. Gli Stati Uniti devono guidare la strada dei diritti e pretendere la fine di queste violente violazioni dei diritti umani”. 

Amnesty International ha lanciato una petizione affinché siano svolte indagini in tempi rapidi e siano protette le persone coinvolte (leggi qui l’appello). Anche dalla piattaforma All Out è partita una raccolta firme (clicca qui) e già in 100mila hanno firmato. E Condividilove ha lanciato la campagna #IoNonEsisto “per fermare insieme questo assurdo ritorno alla peggiore pagina della storia europea”.