Favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e illecita assegnazione dell’appalto per la raccolta dei rifiuti: queste sono le accuse per le quali il sindaco di Riace, Mimmo Lucano è costretto agli arresti domiciliari. Un’inchiesta interamente cassata dal gip Domenico Di Croce che li ha configurati come illeciti amministrativi. Non si tratterebbe dunque di finanziamenti utilizzati per fini personali ma un caso di “disobbedienza civile” attuata dal sindaco per portare avanti il suo modello di integrazione, difeso da scrittori, artisti e dai suoi concittadini. La rete in queste ore si sta mobilitando per lui e l’Italia è divisa. Nelle prossime ore il Tribunale del Riesame si esprimerà e capiremo, forse, il futuro di quello che da tanti è considerato il modello Riace.

Ma cosa è in realtà e come è nato il progetto Riace? Lo spiega lo scrittore Roberto Saviano oggi a Radio Capital: “Il progetto d’integrazione sviluppato a Riace nasce da un fatto che non tutti conoscono: tempo fa, una donna nigeriana fu respinta dal centro di accoglienza di Riace perché non rientrava nelle quote. La donna andò nel ghetto di Vibo e qualche tempo dopo, durante l’inverno, morì bruciata per aver cercato di scaldarsi dando fuoco ad alcuni rifiuti vicino alla sua baracca. Mimmo si recò di persona a prendere i resti della donna, per farla seppellire a Riace e fu allora che giurò che avrebbe fatto di tutto per non far mai più portare via le persone che chiedono ospitalità a Riace“.

In foto: da sinistra, il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, Mimmo Lucano, la sindaca di Barcellona Ada Colau.

Riace è un comune di 1.726 abitanti della provincia di Reggio Calabria, noto per il ritrovamento, nel 1972, dei famosi Bronzi di Riace. Dal 2004, il paese e, in particolare, il centro storico ormai spopolato hanno ospitato oltre 6mila richiedenti asilo provenienti da venti diverse nazioni. I migranti sono stati inseriti nel mondo del lavoro del piccolo borgo, vivendo negli appartamenti disabitati. Si tratta di un sistema dell’accoglienza diffusa, reso possibile dal progetto Sprar e da un sindaco, Domenico Lucano che è stato inserito nel 2016 dalla rivista Fortune tra i 50 leader più influenti al mondo.
Tutto è iniziato nel 1998, quando l’associazione Città Futura ha deciso di aiutare duecento profughi sbarcati dal Kurdistan a Riace Marina, dando loro a disposizione le vecchie case abbandonate dai proprietari, ormai lontani dal paese.

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Oggi, a Riace assieme all’euro circola una moneta esclusiva del posto, utilizzata dai migranti nei soli negozi del paese per l’acquisto di cibo, vestiti e ricariche telefoniche. Una scelta spiegata così dal sindaco: “Il ministero ci accredita queste risorse con molto ritardo, ci siamo inventati un’idea di moneta locale spendibile solo a Riace con riscontro positivo dell’economia locale”.

Il borgo calabrese è tornato al centro dell’attenzione dei media dopo gli attacchi del ministro dell’Interno Matteo Salvini al sindaco dell’accoglienza. Con l’inchiesta che coinvolge Mimmo Lucano ci si chiede cosa ne sarà di un modello, riuscito nel suo intento di aiutare chi fugge dalla guerra attraverso (buone) politiche di inclusione e integrazione. In una terra dilaniata dalla ‘ndrangheta e dalla povertà, in cui tanti uomini di mafia sono ancora liberi ed esercitano ogni giorno il proprio potere sul territorio.

(Le foto sono tratte dalla pagina fabebook: Riace patrimonio dell’umanità)


Di Mauro Orrico
Salentino di origine, romano di adozione, è laureato in Scienze Politiche (La Sapienza) con Master in Tutela Internazionale dei Diritti Umani. Ha lavorato per Rai3 e La7d. Da 12 anni è anche organizzatore di eventi di musica elettronica e cultura indipendente. Nel 2014 ha fondato FACE Magazine.it di cui è direttore editoriale..