Mancano poco più di 50 giorni alle elezioni politiche di primavera e la campagna elettorale è appena entrata a gamba tesa nel dibattito pubblico nazionale. Dalle tasse universitari al canone Rai, i 4 poli che si sfideranno il 4 marzo avanzano le prime proposte e promesse. Tra populismo e tentativi, spesso bizzarri, di conquistare consenso. E, soprattutto, troppi conti che non tornano.

Il leader di Liberi e Uguali, Pietro Grasso, ha proposto l’abolizione delle tasse universitarie per tutti. Un’idea che divide, anche a sinistra, tra chi come Tommaso Montanari la considera una scelta giusta e chi difende il principio di progressività della tassazione in base al reddito. Come il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda che da Radio Capital ha detto: “È una proposta trumpiana, un supporto alla parte più ricca del Paese, perché gli studenti meno abbienti sono già esentati dalle tasse”.

Calenda ha anche criticato l’altra proposta elettorale, quella di Matteo Renzi di eliminare il canone Rai: “Abolirlo per poi farlo pagare con le tasse della fiscalità generale è un errore”, ha detto il ministro. Il segretario del Pd ha anche proposto l’introduzione del salario minimo tra i 9 e i 10 euro l’ora. Ma nessun passo indietro su Jobs Act e articolo 18.

In foto, da sinistra: Matteo Renzi, Matteo Salvini e Pietro Grasso.

Dall’incontro di domenica tra Matteo Salvini, Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni, son venute fuori le prime proposte della futura coalizione di centro destra, favorita in tutti i sondaggi, che punta al 40% per poter governare da sola. Il leader leghista ha ottenuto dagli alleati l’impegno ad eliminare la legge Fornero, come primo impegno governativo. Nessuno parla tuttavia dei costi, difficili da far quadrare. Secondo i calcoli della Ragioneria generale dello Stato, cancellare la legge significherebbe rinunciare a circa 350 miliardi di euro di risparmi cumulati fino al 2060. E sull’eventuale abolizione, ha risposto a Salvini la stessa ex ministra Elsa Fornero che ha detto: “La legge sulle pensioni è stata introdotta in venti giorni, in condizioni di emergenza, ereditate da un governo di centrodestra e approvata con i voti di larga parte delle forze politiche che compongono l’attuale centrodestra. Sono passati sei anni, la riforma è stata mantenuta e migliorata laddove era necessario (e ci sono voluti quasi sei anni). Il centrodestra, o qualche suo componente, forse non si è accorto dell’introduzione dell’Ape”.
Durante l’incontro tra i leader del centro destra sono state concordate anche altre proposte: dai maggiori investimenti sulla sicurezza all’adeguamento delle pensioni minime a 1000 euro, dalla realizzazione della flat tax al maggior controllo dell’immigrazione, con il rimpatrio delle presenze irregolari.

Dal fronte pentastellato, Luigi di Maio ribadisce l’impegno sul reddito minimo di cittadinanza per tutti i disoccupati, come primo atto di un futuro primo governo a guida 5 Stelle. Si tratta di 780 euro al mese, una misura che le opposizioni giudicano priva di coperture. Per il M5S, i soldi ci sarebbero, recuperando i 15 miliardi necessari con tasse su gioco d’azzardo, banche e petrolieri e tagli ad auto blu, enti inutili, pensioni d’oro e vitalizi. Il candidato leader promette anche meno burocrazia, politiche per la difesa dell’ambiente e delle energie pulite e lo stop ad alcune “grandi opere” come Tap in Puglia, “pericolosa e inutile”.

La campagna elettorale è solo all’inizio. Quel che è certo è che saranno 55 giorni molto lunghi.




Di Mauro Orrico
Salentino di origine, romano di adozione, è laureato in Scienze Politiche (La Sapienza) con Master in Tutela Internazionale dei Diritti Umani. Ha lavorato per Rai3 e La7d. Da 12 anni è anche organizzatore di eventi di musica elettronica e cultura indipendente. Nel 2013 ha fondato FACE Magazine.it di cui è direttore editoriale..