Il Wto ha quantificato le tariffe che gli Usa possono legittimamente imporre verso l’Unione europea. Gli americani puntavano a superare quota 11 miliardi, ma alla fine è stata indicata la cifra di 7,5 miliardi. I dazi saranno del 10% sugli aerei commerciali e del 25% sugli altri beni industriali e agricoli. Ad essere tassate saranno le merci più disparate, come il vino francese, i prodotti agroalimentari italiani, il whiskey, i maglioni di cachemire.

I possibili impatti sul nostro export li ha stimati Coldiretti con queste parole: “Sono colpiti da dazi Usa del 25% le esportazioni agroalimentari Made in Italy per un valore di circa mezzo miliardo di euro con la presenza nella black list prodotti come Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Pecorino e altri prodotti lattiero caseari, prosciutti di suini non domestici (esclusi dop), crostacei, molluschi agrumi, succhi e liquori mentre sono salvi gli elementi base della dieta mediterranea come olio extravergine di oliva, conserve di pomodoro, pasta e vino”.

Il prezzo più alto lo pagheranno quindi i formaggi italiani “anche per le pressioni della lobby dell’industria casearia Usa (Ccfn) che ha recentemente scritto al presidente degli Stati Uniti Donald Trump per chiedere di imporre dazi alle importazioni dall’Europa”. Solo il Parmigiano Reggiano ed il Grana Padano hanno un valore export che è stato di 150 milioni di euro nel 2018 in aumento del 26%. Le tariffe doganali per le due aziende di fatto triplicheranno passando dal 15% al 40% sul valore del prodotto, con un rincaro dei prezzi di 40 – 45 euro al chilo, dal 18 ottobre quando i dazi saranno in vigore, con l’inevitabile crollo dei consumi, stimato nell’80-90% del totale. Il prezzo lo pagheranno, dunque, le aziende italiane ed europee, ma anche i consumatori americani.

“Sono salvi” invece la pasta, il vino, l’olio extravergine d’oliva e altri prodotti italiani molto esportati nel mondo come il San Daniele e la Mozzarella di bufala.

L’impatto sul nostro Pil

L’export rimane uno dei principali fattori trainanti dell’economia italiana. E’ aumentato del 16,9% dal 2008 al 2018 e oggi è l’Italia è la nona esportatrice al mondo. L’export italiano di beni e servizi oggi rappresenta circa il 32% del Pil e contribuisce a un saldo positivo della bilancia commerciale di 44 miliardi di euro, pari al 2,2% del Prodotto interno lordo.
Gli Stati Uniti importano il 9,2% delle nostre merci e sono il nostro terzo partner commercicale, dopo Germania (12,6%) e la Francia (12,5%).

L’impatto dei nuovi dazi americani sul Pil italiano è calcolato di almeno mezzo miliardo di euro, pari allo 0,05% del nostro Pil, una cifra apperentemente bassa, ma che bassa non è considerando che l’Italia cresce ogni anno di pochissimi decimali.

In risposta ai dazi statunitensi, a breve potrebbero arrivare dall’Ue altrettanti dazi su altri prodotti americani. Se il Wto ha dato il via libera agli Usa per aver visto la loro società perdere quote di mercato a causa di aiuti illegali dalla parte pubblica avversa, ora a pagare potrebbero essere gli Usa per gli aiuti a Boeing sui quali si sono concentrate le rimostranze europee. Intanto la Cina è pronta a far decollare i suoi aerei e il duopolio dei cieli potrebbe presto esser messo a rischio.

La reazione del premier Giuseppe Conte non si è fatta attendere. “Faremo i tutto per limitare i danni” ha detto Conte e questo “anche lavorando” all’interno dell’Unione per “prospettive compensative”.