Oltre 450 mila persone sono scese in piazza a Barcellona, per protestare contro la decisione del governo. Lo aveva promesso ed oggi lo ha confermato: “Puigdemont è destituito, ma resta l’autonomia catalana”. Mariano Rajoy, alla presenza di tutti i ministri del suo governo, ha annunciato la decisione di applicare, per la prima volta nella storia della Spagna, l’articolo 155 della Costituzione. Le misure sono state decise per riprendere il controllo della regione autonoma, dopo il referendum sull’indipendenza, le violenze dentro e fuori le urne e lo scontro con la regione catalana. Rajoy ha anche annunciato nuove elezioni entro sei mesi. Una destituzione di fatto per la Generalitat.

Queste sono le quattro le misure richieste da Rajoy:
– La facoltà di sciogliere il Parlamento della Catalogna passa al presidente del Governo. Verranno convocate nuove elezioni entro un massimo di sei mesi.
– Si chiede al Senato l’autorizzazione di destituire il presidente Carles Puigdemont e il suo governo; l’esercizio delle loro funzioni verrà assunto dai ministeri corrispondenti.
– La Generalitat continuerà a funzionare e a svolgere l’amministrazione ordinaria della comunità autonoma.
– Il Parlament manterrà la sua funzione rappresentativa ma non potrà proporre il candidato alla Generalitat, né portare avanti iniziative contrarie alla costituzione o al Estatut.

Le reazioni politiche a Madrid e in Catalogna

Immediata è stata la reazione di Podemos che, attraverso il numero due del partito viola Pablo Echenique, si dichiara “sotto shock” per la “sospensione della democrazia non solo in Catalogna ma anche in Spagna”. “E’ il peggior attacco del secolo” replica il Pdecat, il partito del presidente, che con la coordinatrice Marta Pascal afferma: “A Madrid dicono che non vogliono l’indipendenza, ma solo loro che oggi si sono resi indipendenti dal popolo di Catalogna”. 

In foto: il premier spagnolo Mariano Rajoy. (fonte: facebook/marianorajoy)

Rajoy, gli errori di un premier e il rischio boomerang

L’ultima decisione del premier sancisce di fatto l’inasprimento dei rapporti tra Madrid e Barcellona. Alla richiesta di dialogo proposta dai rappresentanti catalani, Rajoy ha deciso di rispondere con il pugno duro. Ma per Madrid ora, il rischio è l’effetto boomerang che ha già avuto la capacità di rafforzare i sentimenti indipendentisti in una regione in cui i sondaggi della vigilia davano gli unionisti al 48%, ad un soffio dalla maggioranza.
Per quanto incostituzionale sia il referendum – come una eventuale secessione catalana dallo stato centrale spagnolo – a soffiare sul fuoco, portando alle stelle la tensione nel Paese, è stato il premier Rajoy con la sua politica di repressione armata. Una scelta che ha gettato una pesante ombra sul governo spagnolo agli occhi del mondo e dell’Europa e ha riproposto immagini che la Spagna ha vissuto non troppi anni fa attraverso gli orrori del franchismo. La miopia e l’incapacità di gestire le richieste di Barcellona del presidente spagnolo ha, tuttavia, origini lontane. Il premier Rajoy già nel 2010 portò davanti alla Corte costituzionale e fece bocciare il nuovo statuto per l’autonomia della Catalogna siglato nel 2006 tra il suo predecessore José Zapatero e Barcellona.

Di Mauro Orrico | Direttore FACE Magazine.it