Raqqa è finalmente libera. La città siriana da oggi è in mano ai curdi. L’annuncio è dei portavoce delle forze democratiche siriane (Fsd), alleanza di milizie curde e arabe appoggiate dagli Usa.  I combattenti dell’autoproclamato stato islamico hanno evacuato quella che era considerata la capitale siriana dell’Isis.

L’ospedale e lo stadio della città sono stati gli ultimi bastioni a crollare. Ora sventola la bandiera del Ypg, le Unità di protezione del popolo curdo. Rojda Felat, comandante delle operazioni delle Forze siriane democratiche a Raqqa, ha dichiarato che sono in corso le operazioni per mettere in sicurezza lo stadio di Raqqa, localizzando e disinnescando le mine disseminate dai jihadisti. Il portavoce delle Fsd Talal Salu ha annunciato che restano da stanare alcune sacche di terroristi ancora a Raqqa: “L’operazione militare è terminata, ma adesso portiamo a termine un’operazione di pulizia per porre fine alle cellule dormienti di Daesh, che ci sono ancora”. La caduta di Raqqa sarebbe stata accelerata da un accordo raggiunto tra le Sdf e l’Isis, con la mediazione di capi tribali locali, per consentire l’evacuazione dei jihadisti e delle loro famiglie. 

Resta però il dramma di civili: circa 400 sarebbero stati presi come scudi umani dai miliziani di Daesh, tra sabato e domenica. Quelli fuggiti da Raqqa da inizio giugno – quando è partita la battaglia di liberazione – sono circa 270mila. Si tratta di persone ospitate in campi profughi, che Save The Children  descrive come urgentemente bisognose di aiuto poiché “non ci sono abbastanza cibo, acqua e medicinali”. Famiglie che, per la grande distruzione di cui è stata oggetto la città, hanno perso tutto.

Sheen Ibrahim, Kurdish fighter from the People’s Protection Units (YPG) walks together with other YPG fighters in Raqqa, Syria June 16, 2017. REUTERS/Goran Tomasevic

La sconfitta militare degli uomini di Abu Bakr al Baghdadi a Raqqa segna una svolta nella lotta contro le milizie del sedicente stato islamico. La caduta della città ha un valore simbolico enorme nella lotta contro il Califfato. E’ stata infatti la prima città siriana a cadere 4 anni fa. Centrale operativa del terrore, è stata scenario di decapitazioni e orrori senza precedenti.

L’Isis ormai appare fortemente indebolito almeno sul piano dei confini. Quest’estate era stata liberata Mosul, altra città simbolo di Daesh, ma in Iraq. Qui, il governo centrale  ha detto che tutto è ormai pronto per l’attacco che dovrebbe strappare all’Isis la località di Rawah e il valico di frontiera con la Siria di Al Qaim.