Dopo le tensioni delle ultime ore tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini, il governo Conte, in trasferta a Caserta, ha presentato il “Piano” sulla Terra dei Fuochi. Non ci saranno nuovi inceneritori. L’accordo coinvolge sette ministeri ed è stato firmato anche dal Governatore della Regione Campania. Il Protocollo prevede la presenza costante dei medici di base per monitorare gli indici tumorali. Arriveranno forze dell’ordine per controllare le discariche con carabinieri specializzati e ci sarà un monitoraggio sanitario quotidiano. La ministra della Difesa Treanta ha annunciato che saranno impiegati droni e satelliti. I finanziamenti del Protocollo rientreranno nella legge di bilancio. La linea che passa è dunque quella del M5S, da sempre contrario a nuovi impianti e discariche.

Alla conferenza stampa era assente per impegni istituzionali Matteo Salvini. Ieri, il ministro dell’Interno auspicava l’apertura di un impianto per ogni provincia. Poche ore dopo, emergeva un caso di conflitto di interessi che ha visto coinvolto il vicepremier leghista in possesso, come racconta il Fatto Quotidiano, di azioni nella società multiutility lombarda A2a.

Per Luigi di Maio: “Parlare di inceneritori è come parlare della cabina telefonica con il telefono a gettoni. Qualcuno può essere ancora affascinato dal vintage, ma sempre vintage rimane”. La tensione tra gli alleati saliva mentre il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana diceva alla Stampa che “se i termovalorizzatori sono tanto pericolosi allora la Lombardia smetterà di accogliere i rifiuti del Sud”. Poi, in serata è arrivata la firma del Protocollo e le tensioni sono rientrate.

Ma chi ha ragione tra i due alleati di governo? Il governatore lombardo assicura che i 13 inceneritori della Lombardia sono sicuri e puliti eppure il consiglio regionale ha votato all’unanimità per la chiusura graduale. Al modello lombardo fa da contraltare quello veneto, difeso dal Blog delle Stelle e considerato tra gli esempi più virtuosi.

Aprire nuovi inceneritori in realtà come quella campana, dilaniata da una gestione dei rifiuti criminosa, avrebbe significato continuare ad avvelenare ulteriormente la Terra dei Fuochi, dove ci si continua ad ammalare e a morire. “Quando arriva l’inceneritore, o termovalorizzatore, il ciclo dei rifiuti è fallito”: è molto difficile dar torto all’attuale ministro dell’Ambiente, Sergio Costa.

Ma in cosa consiste il modello veneto e perché è considerato tra i migliori e i più virtuosi?

In Veneto oltre il 70% dei rifiuti urbani è differenziato e inviato a recupero di materia e compostaggio. In questi anni la regione ha chiuso diversi inceneritori e oggi sono attivi solo due impianti piccoli e medi. La provincia di Treviso ha 900mila abitanti e ha “risolto” il tema rifiuti attraverso 5 punti:
– Ha attivato programmi di riduzione dei rifiuti.
– La raccolta differenziata è domiciliare con tariffa puntuale e ha raggiunto la quota del 70%.
– Gli impianti di selezione prevedono il trattamento meccanico biologico che riduce la massa dei rifiuti del 10%.
– Sono stati introdotti impianti di riciclo e recupero-riutilizzo materia, come il primo impianto al mondo di riciclo pannolini (il 10% dell’indifferenziato).
– Gli impianti di compostaggio riciclano i rifiuti organici che diventano fertilizzante.

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L’Europa ha finalmente approvato il divieto di plastica monouso a partire dal 2021. Nel mondo, le materie plastiche costituiscono l’85% dei rifiuti marini. Grazie alla nuova direttiva, si eviterebbe l’emissione di 3,4 milioni di tonnellate di CO2, danni ambientali pari a 22 miliardi di euro entro il 2030 e si produrrà un risparmio per i consumatori di 6,5 miliardi di euro.

Mentre il M5S propone la chiusura di 34 inceneritori su 51, nel Nord Europa la risposta al tema dei rifuti è green. Alcune misure introdotte da paesi come la Danimarca sono l’Iva agevolata per i prodotti da riciclo o compostaggio, l’obbligo di inviare a riciclo-recupero materia ogni parte riciclabile da autodemolizione, la raccolta differenziata dell’organico. Si tratta di misure già previste dal contratto di Governo che basterebbe attuare con provvedimenti ad hoc ed una nuova politica nazionale nella gestione della spazzatura.


Di Mauro Orrico
Salentino di origine, romano di adozione, è laureato in Scienze Politiche (La Sapienza) con Master in Tutela Internazionale dei Diritti Umani. Ha lavorato per Rai3 e La7d. Da 12 anni è anche organizzatore di eventi di musica elettronica e cultura indipendente. Nel 2014 ha fondato FACE Magazine.it di cui è direttore editoriale..
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