Dopo la Camera, sul Rosatellum bis, il governo ha deciso di porre la questione di fiducia anche al Senato e la nuova riforma elettorale è legge. Con i 5 voti di fiducia di mercoledì, la maggioranza ha reso così intoccabile – e poi approvato – la riforma, tra le proteste del M5s, di Mdp e Sinistra Italiana. Martedì, all’annuncio della ministra per i Rapporti con il Parlamento Anna Finocchiaro, i senatori di SI hanno protestato a lungo al grido di “Vergogna“ e la capogruppo Loredana De Petris ha occupato la sedia del presidente Piero Grasso. I senatori M5s hanno indossato delle bende sugli occhi. In precedenza erano state bocciate sia le pregiudiziali di costituzionalità sia le sospensive, presentate da Mdp, Sinistra Italiana e Cinquestelle. Mdp, con la capogruppo Cecilia Guerra, ha ufficializzato l’uscita dalla maggioranza anche al Senato. I senatori di Mdp sono 16, ma in soccorso del governo sono arrivati i 13 di Ala, il gruppo di Denis Verdini.

Mercoledì, mentre il Senato votava le 5 fiducie, il M5s ha riempito piazza della Rotonda al Pantheon, con Luigi di Maio, Beppe Grillo e i parlamentari pentastellati che si sono bendati gli occhi in segno di protesta. Per Alessandro di Battista: “Renzi è un bulletto da due lire”.  

Ma cosa è il Rosatellum bis? Si tratta di un sistema misto proporzionale e maggioritario, in cui un terzo dei deputati è eletto in collegi uninominali (un solo candidato per coalizione, il più votato è eletto) e i restanti due terzi sono eletti con un sistema proporzionale di liste bloccate. Elaborata dal Pd, ha il consenso di Forza Italia, Lega e Alternativa Popolare. Votano contro M5S, Mdp, Sinistra Italiana e Fratelli d’Italia. I pentastellati parlano di “ennesima porcata del Pd, una legge truffa che elimina le preferenze e blocca i listini”. Alessandro di Battista afferma che “solo il duce osò tanto”. Il Pd difende invece la legge definendola un buon compromesso frutto di un’ampia maggioranza parlamentare.

Alla Camera i 630 seggi (previsti dalla Costituzione) sarebbero assegnati così:
– 232 in collegi uninominali, di cui 6 per il Trentino Alto Adige, 2 per il Molise e 1 per la Val d’Aosta
– 386 in piccoli collegi plurinominali (circa 65 collegi, da definire con legge delega)
– 12 nella circoscrizione estero

Al Senato i 315 seggi (previsti dalla Costituzione) si dividerebbero così:
– 102 in collegi uninominali, di cui 1 per Molise e Valle D’Aosta
– 207 in piccoli collegi plurinominali
– 6 nella circoscrizione estero

Nella proposta Pd la soglia di sbarramento nella quota proporzionale è fissata al 3% su base nazionale. La soglia minima è del 10% per le coalizioni. Il candidato di un partito escluso perché non raggiunge il 3% ma eletto nel maggioritario, mantiene il suo seggio. Pertanto, potranno esserci paradossalmente anche candidati in rappresentanza di partiti fermi allo 0%.
Inoltre è sufficiente raggiungere il 3% in 3 regioni per poter entrare in Parlamento. Questa è una norma introdotta per Ap di Angelino Alfano che ha il grosso del suo bacino elettorale in 3 regioni: Puglia, Calabria e Sicilia.

Nella legge torna il concetto di coalizione, con un gruppo di liste che sostiene un singolo candidato nell’uninominale. Ma sono alleanze di collegio, non di governo: pertanto i partiti potranno costituire coalizioni differenti in base ai collegi come è già avvenuto in passato quando Forza Italia era alleata con la Lega nelle regioni del nord e con Udc e la destra in quelle del Sud. Così il Pd potrebbe, ipoteticamente, allearsi a Milano con Pisapia e in Sicilia con l’Udc.

Non ci saranno le preferenze, i listini saranno bloccati. In lista, da 2 a 4 nomi. Arrivano le pluricandidature: è previsto infatti che un candidato possa presentarsi in un collegio uninominale e in più collegi plurinominali (fino ad un massimo di 3). 
Il Rosatellum prevede che ciascuno dei due sessi non possa rappresentare più del 60% dei candidati di un listino bloccato.
Approvato anche il cosiddetto “salva Verdini” che è una norma che permette anche ai cittadini residenti in Italia di candidarsi nelle circoscrizioni estere. Questo potrebbe far eleggere candidati invisi in Italia ma poco conosciuti all’estero. 

Non esiste il voto disgiunto, cosa che invece accadeva con il Mattarellum che prevedeva due schede diverse per il maggioritario e per il proporzionale. Con il Rosatellum la scheda è una sola: il nome del candidato nel collegio sarà affiancato dai simboli dei partiti che lo sostengono. Barrando sul simbolo del partito il voto andrà al candidato del collegio e al partito per la parte proporzionale. L’elettore potrà però barrare solo il candidato del collegio senza segnare il partito.