È stata una delle più ampie proteste organizzate negli ultimi anni, quella che ha portato domenica in piazza migliaia di oppositori. A Mosca, come a San Pietroburgo e in altre città russe. Indetta dal blogger e attivista Alexei Navalny, la “giornata contro la corruzione” all’interno del governo si è trasformata in un ennesima pagina nera della democrazia in Russia. O di quel che ne resta. L’epicentro della protesta, come spesso accade, è stata Mosca, nella centralissima via Tsverskaya. Navalny, appena giunto in piazza, è stato fermato dalle forze dell’ordine e caricato a bordo di una camionetta. Lunedì è stato condannato a 15 giorni di prigione. L’accusa è quella di aver infranto la legge che regola il diritto d’assemblea in Russia, poiché i cortei non erano autorizzati. Dal Cremlino hanno accusato: “Il corteo era una provocazione”. Immediata è stata la reazione di Usa e Ue: “Liberate tutti i fermati”. E la rabbia è esplosa anche sui social.

Domenica, mentre Navalny veniva arrestato, la folla ha seguito il pulmino che lo trasportava e lo ha bloccato al grido di “fascisti, liberatelo!”. La tensione è così schizzata alle stelle, mentre in migliaia sfilavano, pacificamente, a San Pietroburgo, Novosibirsk, Barnaul, Tomsk, in quella che è stata senz’altro la giornata di protesta più consistente dai ‘moti’ del 2011.

Nella sola Mosca sono stati arrestati in 700, e a Daghestan, ‘feudo’ elettorale di Vladimir Putin, gli arresti sembrano essere stati oltre un centinaio. Il blogger, il più noto oppositore del presidente Vladimir Putin, su twitter ha scritto: “È normale che i ladri si proteggano. Ma non possono arrestarci tutti, siamo milioni. Chi è sceso in piazza oggi è la parte migliore del Paese, sono orgoglioso di voi”. E lunedì, dal carcere, ha dichiarato: “Un giorno noi giudicheremo loro”.

Molti giornalisti, come Noah Sneider, corrispondente da Mosca per l’Economist, hanno denunciato il silenzio della Tv di stato russa sulle proteste e sui tanti casi di arresti. Negli ultimi anni Navalny è stato arrestato più volte. Nel 2013 si è candidato a sindaco di Mosca, sfidando il candidato di Putin e ottenendo il 27 per cento dei voti, un risultato importante, contestato dallo stesso Navalny che in quell’occasione ha accusato gli avversari di brogli.